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XVII Domenica dell’anno liturgico C PERCHÉ PREGARE …. - CHI PREGARE ….

Il Vangelo della Domenica
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C'è bisogno di avvicinarci a Dio e presentargli i drammi, i problemi, le speranze nostre e di tanta gente nel modo, proprio come fece Abramo. Le tante città e i tanti paesi sconvolti dalla guerra e dall'ingiustizia, dalla fame e dalla violenza, hanno bisogno di chi interceda per loro. “Il grido è troppo forte; il peccato è molto grave”.  È il grido degli oppressi; è il peccato degli oppressori!
Non si può rimanere in un silenzio vigliacco, o come tanti Pilati lavarcene le mani. Non si può pregare, quasi per cortesia, dicendo un Pater – Ave – Gloria, o qualche giaculatoria. I discepoli di Gesù, colpiti dal modo di pregare del loro Maestro, insistettero perché insegnasse loro a pregare. C'era un senso di confidenza e di fiducia nella preghiera di Gesù. Nella parola "Abbà”,”papà", ci è svelato il mistero stesso di Dio: da una parte la fiducia e la confidenza del figlio verso il Padre; e dall'altra la tenerezza protettrice del Padre verso ognuno di noi. Si tratta di stare alla presenza di Dio, parlare con Lui in modo familiare e confidente, sentendolo qual’è “Padre nostro”. Potremmo non essere esauditi, come Gesù nel Getsemani, che non fu liberato dalla morte , perché ne andava di mezzo la libertà umana di Giuda e quanti altri, ma ci sentiremo meno soli, avremo lo sguardo rivolto all’eternità libera dal male e con la pienezza di ogni bene. Pregheremo in modo accorato, rivolgendoci a tutti: Chi rubava, non rubi più; chi tradiva, non lo faccia più, abbandonando la sua vita dissennata. I miracoli, lungo la storia, sono stati tanti; conversioni di ogni specie. Abbiamo fiducia che prima o poi ciascuno venga toccato nel cuore dall’amore, commosso al grido degli oppressi.
Chiediamo e ci sarà dato, cerchiamo e troveremo, bussiamo al cuore di Dio e degli uomini, e ci sarà aperto.
“Eravamo morti a causa del peccato, ma siamo risuscitati con Cristo a vita nuova”. Dio è con noi, con il suo aiuto, con la sua misericordia, con la sua tenerezza di “Padre”, anzi di “Madre”. Agli oppressi sarà fatta giustizia; e tutti ritroveremo la gioia di vivere in un mondo più fraterno e solidale. “La giustizia si affaccerà dal cielo; gioia e pace si baceranno”! Papa Francesco, col suo bel modo, recentemente ce lo ha ricordato: “I miracoli ci sono ancora oggi, ma bisogna pregare non per cortesia, ma come Abramo e Mosè, lottando con Dio”. Signore, insegnaci a pregare, per cambiare noi stessi e il mondo. Amen!

Padre Nicola Fiscante, Redentorista