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XXVIII DOMENICA Anno Liturgico C. La Parola di Dio non è incatenata

Il Vangelo della Domenica
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Possono gli uomini incarcerare i loro fratelli, ma non Dio e la sua Parola. Così si esprime l’Apostolo Paolo nella 2a lettera a Timoteo, mentre lui è in carcere. Ma sappiamo che ai nostri giorni in tanti posti del mondo non è possibile celebrare l’Eucarestia, né parlare di Gesù Cristo, né fare un semplice segno di croce. Non c’è libertà di fede, né di parola.

Il bisogno di aiuto
Naaman, comandante dell’esercito Siriano, ammalato di lebbra, si immerse 7 volte nel fiume Giordano, come gli aveva detto il profeta Eliseo, e fu guarito. Gesù stava entrando in un villaggio, gli vennero incontro dieci lebbrosi, che gli gridavano: "Gesù maestro, abbi pietà di noi!". Gesù parlò con loro e li congedò dicendo: "andate a presentarvi ai sacerdoti". Non li guarì subito, ma li inviò ai sacerdoti, chiedendo in tal modo un atto di fede. I dieci lebbrosi obbediscono e si incamminano verso i sacerdoti. Durante il cammino si accorgono di essere guariti. Tutto questo ha un profondo significato: la guarigione, il miracolo, non è un fatto prodigioso che capita in modo improvviso, quasi fosse frutto di una magia; nasce da una richiesta di aiuto, da una preghiera. La guarigione si radica nel riconoscere la propria malattia, e il bisogno di qualcuno. Il Signore, a differenza degli uomini, troppo spesso distratti al grido di aiuto dei loro simili, si ferma, ascolta, dice e fa’ qual cosa per i lebbrosi. In sintesi ci è chiesto di ascoltare la Parola di Dio e di porre la nostra fiducia in essa. Sulla parola di Gesù i dieci lebbrosi furono guariti. Qualcosa di analogo accadde anche ai due discepoli di Emmaus, che guarirono dalla loro profonda tristezza, ascoltando Gesù che parlava loro degli ultimi eventi e delle profezie che lo riguardavano, e condividendo la mensa con Lui. La guarigione inizia quando riconosciamo le nostre necessità e si obbedisce al Vangelo, e a chi di dovere.

La gratitudine …
Il testo evangelico precisa che uno solo dei 10 lebbrosi guariti tornò a ringraziare Gesù. L'evangelista intende sottolineare la riconoscenza. La piena guarigione infatti investe anche il cuore. Quel lebbroso non solo "guarì", ma "fu salvato". Gli altri nove, tutti Ebrei, forse ritenevano la guarigione una cosa dovuta, perché figli di Abramo. Il decimo, uno straniero, sentì la guarigione come un dono, e perciò comprese che c’era un ritorno di gratitudine. Egli è di esempio per ciascuno di noi! Riconosciamo infatti Dio, che ha visto la nostra sofferenza e ci ha inviato il suo stesso Figlio Gesù; e, ancor più del lebbroso, imploriamo aiuto, benediciamo e ringraziamo il Signore. Vogliamo ripetere quanto detto all’inizio della celebrazione: “Signore, pietà ! Noi ti lodiamo, ti benediciamo, ti glorifichiamo”.

P. Nicola Fiscante, Redentorista