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Avv. Laura Massa

- Viale Regina Margherita 174,  09017 - S.Antioco (CI)

- Via San Lucifero 77,  09127 - Cagliari

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Quali sono le procedure di composizione della crisi da sovraindebitamento?

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In un contesto storico di forte crisi economica, caratterizzato da un numero crescente di soggetti in situazione di indebitamento cronico, il legislatore italiano ha dovuto prendere atto che il sistema di gestione dell’insolvenza del debitore doveva essere ripensato. Sono così state previste delle particolari procedure destinate a piccole imprese e consumatori, volte ad agevolare il risanamento della condizione di sovraindebitamento di quei soggetti che si trovino nella definitiva impossibilità di far fronte agli impegni economici assunti a causa del perdurante squilibrio fra i debiti contratti e il proprio patrimonio.
Scopo delle procedure è quello di consentire al debitore di liberarsi gradualmente di tutte le obbligazioni contratte, per ripartire da zero e di riacquistare un ruolo attivo nell’economia senza restare schiacciati dal carico dell’indebitamento preesistente.
Le procedure di “accordo di ristrutturazione dei debiti e di soddisfazione dei crediti” sulla base di un piano proposto dal debitore e di “piano del consumatore”, disciplinate dalla legge 3/2012 che prevedono la predisposizione di un piano di rientro, che se approvato dal Tribunale di diventerà vincolante per i creditori, anche se non tutti i debiti saranno onorati. La legge rimette all’autonomia del debitore le scelte in ordine al contenuto dell’accordo e del piano del consumatore, che quindi, da un lato può essere il più vario, e dall’altro può avere come obiettivo, nel caso in cui il debitore sia un imprenditore, il salvataggio o la liquidazione dell’impresa.

L’accordo di ristrutturazione dei debiti e di soddisfazione dei crediti sulla base di un piano proposto dal debitore:
In questo caso il cd. accordo del debitore consiste nel sottoporre ai creditori una proposta di ristrutturazione dei debiti e la soddisfazione dei crediti anche eventualmente mediante cessione di propri crediti futuri. Inoltre, deve dare prova che il piano sia realizzabile, anche con l'aiuto di garanzie e garanti. Una volta elaborata la proposta, questa viene sottoposta ai creditori, dopodiché il Tribunale verifica che vi sia il consenso dei creditori che, devono rappresentare almeno il 60% dell'ammontare dei crediti e se c'è si passa all'omologazione dell'accordo. comporta che il debitore possa essere ammesso a pagare i propri debiti anche in misura non integrale, a determinate condizioni e purché rispetti gli impegni assunti con la proposta di accordo.

Il piano del consumatore:
Legittimato a presentare il ricorso per il piano del consumatore è il consumatore, inteso come debitore persona fisica che ha assunto obbligazioni esclusivamente per scopi estranei all’attività imprenditoriale o professionale eventualmente svolta . In questo caso non è necessario l'accordo con i creditori, ma il piano può essere omologato (cioè reso efficace nei confronti dei creditori) sulla sola base della valutazione del tribunale.
L'omologazione del piano del consumatore è più semplice, comporta anch'essa la convocazione dei creditori per la loro audizione, ma non per la raccolta di un voto o consenso.

Qualora il soggetto che intenda accedere alle procedure sia titolare di passività composte sia da debiti per attività d’impresa/professionale, sia debiti diversi da questi, l’unica procedura a cui sarà ammesso è l’accordo da sovraindebitamento mentre sarà precluso il piano del consumatore.
Nel corso di entrambe le procedure ogni creditore non consenziente può sollevare delle contestazioni circa la convenienza dell'accordo o del piano. In tal caso il giudice provvede alla omologazione solo se ritiene che il credito di chi solleva la contestazione possa essere soddisfatto dall’esecuzione dell’accordo o del piano in misura non inferiore a quella che deriverebbe dalla liquidazione dell'intero patrimonio del debitore.
Durante l'esecuzione delle procedure, il giudice sospende ogni azione esecutiva (pignoramento etc.) dei creditori nei confronti dei beni del debitore.
Una volta terminata con successo la procedura, il debitore sarà esdebitato, ovvero sarà libero da ogni debito ancora non onorato.

La fine anticipata dell’accordo.
Sono previsti vari casi in cui gli effetti dell'accordo o della omologazione cessano ed in alcuni di questi casi la conseguenza può essere la conversione automatica della procedura di composizione della crisi (accordo di ristrutturazione o piano del consumatore) nella più grave procedura di liquidazione dei beni del debitore Le ipotesi principali sono le seguenti:
Cessazione di diritto degli effetti dell'accordo e della efficacia della omologazione del piano del consumatore: quando il debitore non esegue integralmente, entro 90 giorni dalle scadenze previste, i pagamenti dovuti secondo il piano alle amministrazioni pubbliche ed agli enti gestori di forme di previdenza e assistenza obbligatoria. In questo caso è prevista la conversione in procedura di liquidazione dei beni.
Revoca dell'accordo e della omologazione del piano del consumatore, nel caso in cui risultino compiuti durante la procedura atti diretti a frodare le ragioni dei creditori. Anche in questo caso è prevista la conversione in procedura di liquidazione dei beni.
Annullamento dell'accordo o cessazione degli effetti della omologazione del piano del consumatore pronunciati dal giudice, su istanza di alcuno dei creditori, quando con dolo o con colpa grave è stato aumentato o diminuito il passivo, ovvero sottratta o dissimulata una parte rilevante dell'attivo ovvero siano state dolosamente simulate attività inesistenti. Anche in tal caso è prevista la conversione in procedura di liquidazione dei beni.
Risoluzione dell'accordo o cessazione degli effetti della omologazione del piano del consumatore, pronunciati dal giudice, su richiesta di alcuno dei creditori, quando il debitore non adempie agli obblighi derivanti dall'accordo o dal piano, le garanzie promesse non vengono costituite o l'esecuzione dell'accordo o del piano diviene impossibile anche per ragioni non imputabili al debitore stesso. In tali casi la conversione in procedura di liquidazione dei beni ha luogo solo qualora le pronunce siano state determinate da cause imputabili al debitore.

Avvocato Laura Massa

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