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Tradizioni. “Su Gabbanu”. Gruppo Folk Sant’Elia Nuxis. A cura di Vanessa Garau

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Sulcis:“Su Gabbanu”. Gruppo Folk Sant’Elia Nuxis A cura di Vanessa Garau Ricerca e Riproduzione

1 piccola

Si tratta di un cappotto confezionato interamente in orbace, di colore nero, a maniche lunghe e provvisto di cappuccio. Come scrisse La Marmora, era ampiamente diffuso nell’Isola e utilizzato anche a Sud, nella sub-regione Sulcitana (Voyage en Sardaigne 1826 - Ed. Fondazione il Nuraghe, Cagliari, 1928).
Le linee semplici de su gabbanu del Sulcis ne facevano un capo modesto ma confortevole, provvisto di guarnizioni ridotte all’essenziale, consistenti in un bordo di tessuto marrone o verde che contornava il giromanica, il cappuccio e l’apertura del cappotto, comprese le falde.
Internamente era foderato con tela grossa in cotone e presentava sul davanti due tasche. Poteva essere indossato aperto o con chiusura mediante alamari, fatti dello stesso tessuto del cappotto, bordati e comprensivi di bottoni moderni del tipo a quattro fori. Uno dei due alamari era collocato in alto, all’altezza del collo, il secondo era sistemato centralmente, appena al di sopra delle tasche. Il cappuccio, largo e a forma conica, non era staccabile.
Posteriormente, era visibile la linea di cucitura che univa le due metà del cappotto.

2 piccNel Sulcis rientrava tra gli abiti non festivi e veniva prevalentemente indossato con un insieme vestimentario ordinario e da lavoro. 3 piccAnche questo modello (come sottolineato nel precedente articolo dedicato all’abbigliamento maschile del Sulcis) costituiva un miscuglio tra i due stili, sardo e greco. I cappottari greci residenti a Cagliari, nel 1826 infatti ottennero non solo la licenza per il confezionamento de su sereniccu (Vedi “Il cappotto che viene dal Levante: Su Sereniccu, Ricerca e Riproduzione” - www.tentazionidellapenna.com) ma anche il riconoscimento a riprodurre gli altri modelli tipicamente sardi di cappotto, lunghi o meno e in vari materiali.

4 piccIl Gruppo Folk Sant’Elia Nuxis ha unito alla ricerca di documenti d’archivio quella sul campo, pervenendo al recupero di pezzi originali rinvenuti nell’area di Nuxis e Santadi, unico comune fino al 1957. Le immagini nell’articolo mostrano su gabbanu originale utilizzato per realizzare una fedele riproduzione. Questo capo attualmente di proprietà della famiglia Pinna di Santadi, risale al XIX secolo. In origine fu ereditato dalla Signora Scanu di Santadi, nata nel 1926.

5 piccQuest’ultima, dopo il matrimonio con il signor Pinna, si trovò ad occuparsi di una parente vedova (una zia di linea materna) che volle lasciarle in dono il prezioso cappotto, probabilmente ereditato a sua volta. In seguito su gabbanu è passato a uno dei figli della signora Scanu e attualmente viene esposto in occasione di mostre dedicate all’abbigliamento antico.

6 piccLe ricerche del gruppo folk Sant’Elia Nuxis su questa tipologia di cappotto hanno aggiunto un tassello importante nella ricostruzione dell’abbigliamento maschile, riportando alla luce un capo poco conosciuto nel Sulcis.

A cura di Vanessa Garau

 

 



logo[Le foto pubblicate sono di proprietà del Gruppo Folk Sant’Elia Nuxis.

 

 

Si ringrazia la famiglia Pinna di Santadi per la collaborazione]

 

 

 

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