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L'editoriale del 5 Giugno 2022. S’AVANZA IL FEUDALESIMO Giovanni Di Pasquale

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Il pianeta balneare si tinge sempre di più dei colori del feudalesimo. Hanno cominciato i concessionari sugli arenili: la loro “battaglia” , io la chiamerei arroganza – assomiglia parecchio alle dispute del IX secolo, quando i feudatari “concessionari” di mille e duecento anni fa – iniziarono, con l’indebolirsi del potere imperiale, a pretendere di trasmettere ereditariamente il “beneficium” ottenuto dal sovrano, che in principio avrebbe dovuto essere restituito al concessore alla morte del concessionario. Allo stesso modo, i “balneari” hanno preteso e pretenderebbero di tenere la concessione vita natural durante con diritto di trasmissione a parenti o affini, al modo di quanto l’imperatore del Sacro Romano Impero Corrado il Salico, con la “Constitutio de feudis”, stabilì nel 1037.
A poco meno di un millennio da allora, in Italia non è cambiato quasi niente: allora l’ereditarietà non era prevista neppure per l’imperatore, oggi la si vorrebbe prevedere per il padrone degli sdrai e degli ombrelloni.
S’avanza il feudalesimo nello stesso filone medievale in cui si iscrive la disputa fra le amministrazioni comunali di Gonnesa e Iglesias (in rigoroso ordine alfabetico) quanto alla “vexata quaestio” del reciproco sconto sul prezzo del parcheggio in prossimità del litorale che va da Porto Paglia a Fontanamare per i rispettivi residenti. Un dibattito che sa di spadoni e corazze: Iglesias sfida il vicino, che vuole un contributo per fare lo sconto, pensando a terreni privati nelle vicinanze delle spiagge gonnesine, in modo da non lasciare altrui il becco di un quattrino; Gonnesa, viceversa, non accetta la sfida iglesiente e ribadisce che ogni sconto prevede un conto, intendendosi: un conto da pagare per i bagnanti parcheggianti non residenti a Gonnesa. Perché i servizi ai bagnanti, dice il sindaco, li pagano i cittadini di Gonnesa, quindi chi viene a farsi il bagno nelle spiagge di Gonnesa deve contribuire: 5 euro al giorno e 3 euro per la mezza giornata, a meno che il comune circonvicino non faccia la sua parte per aiutare gli esattori litoranei a ridurre l’esoso prelievo.
Ebbé, è giusto, dice il residente, si parla in generale, è giusto che il residente paghi di meno.
E perché? La spiaggia di chi è? Del comune? O non è forse di chiunque voglia usufruirne? Sì, ma le spese?
Feudalesimo, feudalismo spinto. Pensiamo perciò a quando qualunque cittadino italiano, per qualsiasi motivo, lascia il proprio comune di residenza per raggiungerne un altro. Vi entra, utilizza tutti i servizi pagati dai residenti, se ne va, forse lascia qualcosa se ha speso per mangiare o soggiornare, altrimenti arrivederci e grazie.
Per cui io, cittadino di Carbonia, devo pagare la tariffa intera perché non sono né gonnesino né iglesiente e usufruisco dei servizi pagati dai comuni di Gonnesa e Iglesias ma quando i cittadini di Gonnesa e Iglesias vengono a Carbonia e usufruiscono di tutto quanto viene pagato esclusivamente dai residenti, non lasciano un centesimo. Ma farà ridere, questo modo di ragionare quanto ai rapporti fra i residenti limitrofi?
Sì, fa ridere. E racconta di un Sulcis Iglesiente che rovina senza un’idea moderna verso l’antichità del balzello e del diritto di asportazione. Come nella scenetta di Troisi e Benigni in “Non ci resta che piangere”: un fiorino!, allora faceva ridere, adesso fa venire la nausea e la voglia di mandare certa gente a quel paese.

Giovanni Di Pasquale

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