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Teatro. “Nulla succede per caso”, l’omaggio a Sergio Atzeni di Andrea Rosas per il penultimo spettacolo della rassegna Cedac

Spettacolo
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Penultimo spettacolo del cartellone allestito dal Cedac e finanziato dall’amministrazione comunale, “Nulla succede per caso - Una storia cagliaritana sul bene e sul male” andrà in scena venerdì prossimo, alle ore 20.45, al Teatro Centrale. Il testo, di Andrea Rosas, che lo porta anche sul palcoscenico, è liberamente tratto dal racconto di Sergio Atzeni “Il vento soffia, sopra i bastioni”. «Il cuore di Cagliari – così la compagnia La Cernita, che produce lo spettacolo, presenta l’evento, diretto da Monica Porcedda – ha una parte alta (Castello, con le sue torri e i suoi bastioni: “la città murata”, la chiamava Atzeni) e una parte bassa (Marina). Storicamente, la Marina è il quartiere dei pescatori e di chi vive dal mare. 02 Nulla succede per caso nTra la gente di quelle case e di quei sottani (“is bascius”), chi è non conosce il capopesca Antonio Melis? Lo stimano tutti e i suoi pescatori per primi gli vogliono un bene dell’anima. Perché Antonio Melis è un uomo onesto e un padrone buono; più un padre, che un padrone. Anche ora che in mare non esce più e la sera ne sta seduto lì sul bastione, a controllare dall’alto i suoi uomini e le sue barche. Ma un giorno passa un “vento” maledetto che lo travolge e in un niente se lo porta via: il volo di Antonio Melis dal bastione è stata una disgrazia, lo dicono tutti. E ci credono tutti. Tutti tranne il figlio che è ancora un ragazzo. Un figlio che in un colpo solo perde padre e certezze, e che da quel giorno vede cose che altri non vedono (o non vogliono vedere). Dentro di lui, passano vent’anni e altro dolore. Vent’anni vissuti a mettere a fuoco “cose” sparpagliate qua e là. Vent’anni di assordante silenzio prima di “urlare” a se stesso e agli altri che, su questa terra, nulla, davvero nulla, succede per caso». «Non sarò certo io – aggiunge Rosas – a farvi scoprire Sergio Atzeni. Sono sicuro l’abbiate già fatto. Volevo solo confessarvi che a me uno come lui manca tantissimo: mi manca la sua scrittura, mi mancano le sue storie. Sergio Atzeni se n’è andato più di vent’anni fa. Già, se n’è andato e io non l’ho nemmeno conosciuto: è una cosa che non so se un giorno riuscirò mai a perdonarmi. Perché da studente ne ho avuto l’occasione e me la sono persa: avevo chissà cosa nella testa. Invece avrei dovuto. Avrei dovuto incontrarlo e dirgli almeno: “Grazie. Grazie per ogni cosa che scrivi”. Sto provando a farlo ora, attraverso l’emozione del teatro. Sto provando a restituirgli almeno una piccola parte di quelle che mi ha fatto vivere lui. Infatti ecco cosa ho fatto. Ho letto e riletto i suoi racconti: fra i tanti, ne ho scelto uno, quello che più, nell’atto di leggerlo, mi squarciava il petto, e ho iniziato a ri-scriverlo più e più volte. Ne è venuto fuori un monologo che mi piacerebbe raccontarvi. Un monologo che è un omaggio a Sergio Atzeni, ma che è anche il pretesto per continuare a chiedermi (e chiedervi), nella vita qual è il confine fra il Bene e il Male, o (se preferite) tra ciò che è giusto e ciò che non lo è”».

 

Giovanni Di Pasquale

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