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Teatro. “Pueblo”, l'atteso spettacolo di Ascanio Celestini sabato al Centrale

Spettacolo
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Non si teme smentita nel dire che lo spettacolo teatrale più atteso nel cartellone allestito dal Cedac per il Teatro Comunale è senza dubbio quello di domani: il nome e il volto di Ascanio Celestini sono troppo conosciuti anche dal pubblico meno attento alle vicende del teatro. Grande affabulatore di monologhi che ha proposto anche in spettacoli televisivi, racconta storie legate a una sorta di “ricerca sul campo” in bilico fra la memoria di eventi storici e narrazione della contemporaneità, al centro delle quali sono posti sempre le persone, spesso quelle più umili ed emarginate: chi non avrebbe diritto ad una storia, attraverso l'arte di Ascanio Celestini entra nella storia. Tra i suoi spettacoli teatrali più conosciuti “Radio clandestina” (2000), “Scemo di guerra” (2003), “La pecora nera” (2005), “La fila indiana” (2009), “Pro patria” (2011), “Discorsi alla nazione” (2013), “Laika” (2015) e “Pueblo” (2017). Quest'ultimo andrà in scena sabato a Carbonia, a partire dalle ore 20.45.  «“Pueblo” - così ne parla l'autore ed interprete – è il secondo capitolo della trilogia iniziata con “Laika”. Il paesaggio urbano e umano è lo stesso: di questi personaggi mi interessa l’umanità. Voglio raccontare come sono prima della violenza che li trasforma in oggetto di attenzione da parte della stampa, ma voglio raccontare anche il mondo magico che hanno nella testa. Il mondo che li rende belli e che, solo quello, può aiutarli a non farli scomparire. I contadini lucani o friulani, i pastori sardi o abruzzesi, i braccianti pugliesi o siciliani e tutti gli altri poveracci del passato che lasciavano terra e famiglia abbandonavano un intero orizzonte culturale per cercare di integrarsi nell’effimero mondo del triangolo industriale. Entravano nella Storia da sconfitti, ma in cambio ricevevano il frigorifero, il riscaldamento e l’italiano semplificato imparato dalla televisione. Oggi i nuovi poveracci non avranno nemmeno questo in cambio della loro disfatta. E allora vale la pena che sia salvaguardata almeno la cultura che hanno nel cuore e la magia che nascondono nella testa».

Giovanni Di Pasquale

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