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Carbonia. Comunali. Il M5S primo partito. Paola Massidda sfida Giuseppe Casti al ballottaggio: si guarda alle liste escluse.

Politica Locale
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A dire il vero, che il prossimo sindaco di Carbonia sia deciso dal ballottaggio, non ha sorpreso nessuno. Che a sfidare Giuseppe Casti, sindaco uscente, uomo di punta del PD a capo di una coalizione di centrosinistra più liste civiche di varia provenienza, fosse Paola Massidda, candidata del Movimento 5 Stelle, non era scontato ma nemmeno impossibile. Che Ugo Piano riuscisse a mettere insieme tutti quei voti tanto da arrivare a un passo dal secondo posto, altrettanto. Ma che il M5S, alle comunali del 2016, si piazzasse in vetta alla “classifica” dei voti di lista, era dato dagli allibratori del voto come il Leicester campione d’Inghilterra da quelli del football. E invece è successo: Ranieri che sale sul tetto della Premier League, i grillini che si esibiscono in un sorpasso all’ultima curva modello Vale Rossi. È lo spettacolo del primo turno, e non finisce qui.
Il botto del M5S smentisce quasi tutti i luoghi comuni sulla presenza elettorale dei grillini alle comunali. Sì, certo – dicevano i soloni delle piazze e del web – alle politiche sono andati forte, e pure alle europee ma, alle regionali, non c’erano: le comunali – questa la conclusione degli “esperti” – sono un’altra cosa. Presentate le liste, ecco il nuovo “refrain”. Un elenco di sconosciuti – proseguivano le “cinture nere” di campagna elettorale – si salveranno solo con il voto d’opinione.
Da questo pomeriggio, si può dire che molti degli esperti dovranno rimettersi a studiare. Sarà pur vero, infatti, che Paola Massidda ha preso poco meno di 700 voti in più della sua lista, ma uno sguardo alle preferenze dei candidati di quella lista chiarisce le idee parecchio assai. Due candidati ampiamente oltre i 300 voti; quattro oltre i 200; cinque oltre i 100. Per una lista di “absolute beginner”, non c’è male. Perché il voto alla lista può essere attribuito alla popolarità dei Grillo, dei Di Maio, dei Di Battista e compagnia comiziante: ma il voto di preferenza è per la persona, anche se questa volta la doppia preferenza ha senz’altro favorito l’impennata del voto “ad personam”. Significa che il lavoro svolto in questi anni – nonostante contrasti interni trascinatisi fino a circa due anni fa – ha portato a una proficua selezione interna, conclusasi con un accordo unanime sulle candidature che ha saputo superare i sistemi selettivi on line tipici del M5S senza i contrasti che hanno invece debilitato talune proposte in comuni assai più importanti di Carbonia. E, forse, ma non troppo, il fatto che Paola Massidda sia l’unica candidata, nei comuni capoluogo della Sardegna ad arrivare al “tête-a-tête”, potrebbe non essere un caso e rappresentare, nel prossimo futuro, un modello da estendere ad ambiti ben più vasti.
Era altresì noto che la coalizione che avrebbe ottenuto più voti sarebbe stata quella condotta da Giuseppe Casti. Ma che i voti avrebbero appena superato quota 6 mila, ha lasciato tutti di stucco, soprattutto i diretti interessati: non va dimenticato infatti che la coalizione di centrosinistra, cinque anni fa, aveva raggiunto gli 11 mila consensi. Le defezioni hanno avuto il loro effetto nefasto: l’uscita di Ignazio Cuccu, Luisa Poggi e Francesco Cicilloni a sinistra e la discesa in campo di Ugo Piano; la fuga di alcuni pezzi schierati al centro dell’alleanza, come i randazziani dei Democratici Cristiani Sardi; la mancata ricandidatura di alcuni dei massimi collettori di preferenze, tre nomi su tutti: gli ex assessori Franco Manca e Mauro Esu, il consigliere comunale Orlando Meloni. Ma il tracollo del PD è stato tremendo: cinque anni fa ottenne più di quanto l’intera coalizione domenica. E meno male che sono arrivati in rinforzi: basti pensare al bottino di 800 e passa voti portato nell’esangue corpo della coalizione da Fabio Usai, ex AN e PdL, oggi nel Partito dei Sardi, e far due conti sull’eventualità che gli stessi fossero stati travasati altrove. Ma sul dibattito interno a PD e alleati non potrà non pesare la differenza fra i voti della coalizione e quelli del candidato a sindaco. Cinque anni fa Casti ebbe consensi superiori a quelli avuti dai partiti che lo sostenevano: ieri è successo che ne abbia avuto 663 in meno. Un dato che non si può nascondere. La “grosse Koalition” in salsa carboniense insomma ha un solo timore, ma bello grosso: che il dato del primo turno rappresenti il massimo.
Indubitabile che dall’alleanza per Casti si tenti un recupero in direzione dell’area che ha sostenuto Ugo Piano. L’ex sindaco è caduto in piedi, a 166 voti di scarto da chi gli ha soffiato la prima fila: senza il suo “challenge” alla supremazia di PD e soci, Casti probabilmente sarebbe stato, se non rieletto, molto più vicino alla soglia della riconferma. Notevole la “rocciosità” delle liste strettesi attorno a Piano: pochi i voti di differenza fra quelli ottenuti dal candidato a sindaco, 3522, e quelli attribuiti ai simboli della sua coalizione, arrivati a 3504. Ha fatto scalpore la dichiarazione rilasciata prima del 5 giugno a un quotidiano da Ugo Piano, richiesto di esprimere il proprio eventuale favore in caso di ballottaggio fra Casti e Massidda, nella quale ha escluso la possibilità di “endorsement” in favore della seconda, senza “aprire” esplicitamente al primo: «Al ballottaggio vado io», ha chiarito successivamente ma adesso le pressioni nei suoi confronti non saranno poche, ovviamente da parte dei “compagni” abbandonati qualche tempo fa. Certo non sarà facile per chi ha definito l’amministrazione Casti come una delle peggiori degli ultimi anni, dare l’aperto appoggio al numero uno di questo “peggio”. Non potrebbe essere inatteso un appello alla “libertà di voto”.
Simile invito è presumibile da tutti gli altri: dalle liste civiche per Daniela Garau, piazzatasi al quarto posto con 1666 voti, pari a poco meno del 10 per cento, 237 più delle liste in suo appoggio, a Unidos, il cui candidato Andrea Corda si è piazzato a quinto posto come aspirante sindaco (1317 voti, 7,84 per cento), così come la lista (987 voti pari al 5,88 per cento, piazzatasi al quinto posto), a Dipende da Noi, il cui candidato a sindaco, Francesco Cicilloni ha avuto 533 preferenze (3,17 per cento) contro le 467 della lista in appoggio (2,78 per cento). Nessuna alleanza possibile al secondo turno, nessuna dichiarazione diretta in favore dell’uno  dell’altro. In realtà, a quanto pare, al ballottaggio molto poco sarà controllabile dai candidati esclusi dal bis: lo “sciogliete le righe” potrebbe farla da padrone.
Infine, qualche cenno al prossimo consiglio comunale. I conti sono complicati e tutto dipenderà dal risultato del ballottaggio. In caso di vittoria di Massidda, i 14 più votati della lista saranno eletti, senza possibilità di recupero delle posizioni di rincalzo per la nomina di consiglieri in giunta, esclusa dalle regole interne del M5S. In caso di vittoria di Casti, accadrebbe l’esatto contrario, in quanto diversi assessori saranno nominati fra quelli candidati al consiglio comunale.

Giovanni Di Pasquale

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