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Wed, Jul

Castellaneta. Appunti dal 39° Convegno nazionale delle Caritas diocesane. Per uno sviluppo umano integrale

S.I. Oggi
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Si è svolto a Castellaneta (TA) dal 27 al 30 Marzo scorso, il 39° Convegno Nazionale delle Caritas diocesane, un convegno innovativo nei contenuti e nel metodo, che ha coinvolto 505 delegati in rappresentanza di 155 Caritas diocesane (4 i partecipanti della Diocesi di Iglesias) nella discussione e nell’approfondimento di cosa si debba intendere e come si debba operare per “uno sviluppo umano integrale”.
È di recente istituzione il Dicastero per il servizio dello sviluppo umano integrale, voluto da Papa Francesco per affrontare le questioni che riguardano le migrazioni, i bisognosi, gli ammalati e gli esclusi, gli emarginati e le vittime dei conflitti armati e delle catastrofi naturali, i carcerati, i disoccupati e le vittime di qualunque forma di schiavitù e di tortura. Temi non estranei alla vocazione della Caritas, che ha voluto, in sintonia col Santo Padre, porsi come espressione di una Chiesa “che non sta alla finestra, ma vuole proporre un’alternativa, con le maniche rimboccate e le scarpe sporche”, per usare le parole del Cardinal Montenegro, Arcivescovo di Agrigento e Presidente di Caritas Italiana.
In questo momento storico particolare, a 60 anni dai trattati di Roma, che rischiano di essere calpestati da politiche e scelte di chiusura, difesa degli interessi particolari ed esclusione, e a 50 anni dalla “Populorum Progressio” di Paolo VI, le cui indicazioni sono ancora validissime per la Caritas e la Chiesa stessa, è necessario che la solidarietà si esprima attraverso il coinvolgimento delle comunità, superando egoismi e individualismi.
Nel suo messaggio di saluto, il Cardinal Maniago, Vescovo di Castellaneta, ha sottolineato come il messaggio dell’amare il nemico risuona ” quanto mai attuale nel nostro tempo: raramente una società ne ha bisogno come la nostra, per promuovere uno sviluppo integrale dell’uomo”. Una società “fondata sulla legge ferrea della competitività, che porta con sé, inevitabilmente, la contrapposizione ad un altro, sentito come concorrente, anzi come nemico”. Il tema oggetto del Convegno è stato approfondito nei suoi diversi aspetti dal Cardinale Peter Turkson, presidente del Dicastero per il servizio dello sviluppo umano integrale, il quale ha affermato con forza che non si tratta di risollevare l’economia o puntare sull’ecologia, ma occorre guardare al mondo da una nuova prospettiva: sviluppo è “la realizzazione della dignità umana per tutti. Il vero sviluppo deve essere universale, mentre non è reale quando si applica ad alcune persone e non ad altre”.
Sviluppo umano integrale che per le Caritas parte dalla presa in carico delle povertà, dalla prossimità agli ultimi. E a Castellaneta è arrivata anche la voce degli ultimi in prima persona, testimonianze che hanno toccato i cuori e scosso le coscienze. Come quella di Yvan Sagnet, camerunense, ingegnere delle telecomunicazioni, che per un esame fallito perde la borsa di studio a Torino e va a raccogliere pomodori a Nardò, guadagnando 3,5 euro per una cassa da 3 quintali: “ne riempivo al massimo 4 al giorno e dalla paga dovevo sottrarre 5 euro per il trasporto e 5 euro per il panino e l’acqua”. Sarà lui ad animare nel 2011 il primo sciopero dei braccianti che porterà alla legge contro il caporalato. Oggi Yvan è impegnato a tempo pieno nella difesa dei lavoratori dallo sfruttamento e dalla schiavitù. O come quella di Cosimo Rega, ex camorrista che ha vissuto 38 anni in carcere, ora scrittore e attore in “Cesare deve morire” dei fratelli Taviani. Un altro uomo, oggi, che ringrazia la moglie per il suo amore incrollabile, ed ha finalmente potuto vedere negli occhi dei figli una luce di orgoglio nei suoi confronti.
Al Convegno è arrivata in diretta, grazie a TV2000, anche la testimonianza da Amadiya (nel Nord Iraq), di padre Samir Yousif, che racconta di come, insieme alla sua comunità e grazie anche agli aiuti della CEI e di Caritas Italiana, abbia accolto e salvato letteralmente dalla fame moltissime famiglie. Dalle sue parole emerge una fede cristallina e incrollabile, che non si arrende davanti alle difficoltà ma agisce con umiltà, l’insignificanza del lievito e l’audacia di una piccola fiammella che illumina il buio della notte.
Quelli del Convegno sono stati giorni ricchi di preghiera, sollecitazioni e riflessioni, riassumibili con le parole di don Francesco Soddu, direttore di Caritas Italiana, che consegnano la prospettiva di un rinnovato impegno: “esserci, abitare con responsabilità il territorio, sperimentare con coraggio nuove forme di carità. Un nuovo approccio dunque che coinvolge tutte le aree del nostro lavoro: la funzione pedagogica, la concreta progettazione sociale, la tutela dei diritti. Certo, una prospettiva alta, complessa, ma che ci deve vedere attori protagonisti lungimiranti, senza cedere alle paure che imbrigliano la nostra epoca”. Per uno sviluppo umano davvero integrale!

Maria Marongiu 

Sulcis Iglesiente Oggi