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Cronache di Cagliari e provincia del 11 aprile

Cronaca Regionale
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Cronache di Cagliari e provincia del 11 aprile

Cagliari i carabinieri della Stazione di Sant’Avendrace hanno dato esecuzione all’ordinanza di revoca di “licenza sperimentale” (per tentativo di reinserimento sociale), emessa dall’Ufficio di Sorveglianza del Tribunale di Cagliari, traducendo presso la casa di reclusione di Isili un 44enne, già ivi detenuto per il reato di maltrattamenti in famiglia, senza fissa dimora, domiciliato in Via Monte Santo, celibe, disoccupato, ben conosciuto dalle forze dell’ordine. L’uomo, già agli arresti domiciliari, è andato incontro alla revoca del beneficio, a causa delle dell’uso smoderato da parte dello stesso di bevande alcoliche, accertato da personale medico del pronto soccorso dell’ospedale civile “Brotzu” di Cagliari, ove era stato accompagnato da personale del servizio "118" su segnalazione di passanti che lo avevano osservato per strada, mentre versava in condizioni assolutamente preoccupanti. Per evitare rischi connessi con possibili coma etilici, si è provveduto in tal senso. Analoga situazione si era presentata anche in passato, in licenza premio l’uomo si era abbandonato ad eccessi con l’alcol ed era stato ricondotto in carcere.

Cagliari. Andando a selezionare obbiettivi per le perquisizioni sulla base del curriculum e di pregresse esperienze di vita si può anche sbagliare ma spesso ci si azzecca. Così, monitorando quali siano i personaggi gravitanti in Piazza Garibaldi che possano costituire obbiettivo d’interesse nell’ambito della comunità filippina a Cagliari, a conclusione di alcuni accertamenti e di una mirata perquisizione domiciliare, i carabinieri della Stazione di Villanova hanno deferito in stato di libertà per detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti un 40enne filippino, residente nel capoluogo in Piazza Garibaldi, disoccupato, già conosciuto dai militari stessi. I carabinieri della Stazione di Via Nuoro, accompagnati da personale del locale Nucleo Cinofili dell’Arma, nell’ambito di attività finalizzata al contrasto dello spaccio di sostanze stupefacenti, hanno eseguito una perquisizione domiciliare presso l’abitazione dell’immigrato, rinvenendo e sottoponendo a sequestro:

• n. 3 involucri in cellophane contenente sostanza stupefacente in cristalli leggerissimi del tipo metanfetamina cloridrato (shaboo), una droga devastante del peso complessivo di 0,7 grammi;

• n. 5 involucri in cellophane contenente sostanza di colore marrone, verosimilmente di tipo eroina "brown sugar", del peso complessivo di 0,5 grammi;

• un involucro in carta contenente sostanza legnosa di colore marrone, presumibilmente stupefacente, del peso di 0,1 grammi;

• vario materiale per il confezionamento;

• somma di 320,00 euro in banconote di vario taglio, ritenuta provento dell’attività di spaccio.

È verosimile che tali sostanze fossero destinate al mercato di Piazza Garibaldi, una delle aree di spaccio storiche sulle quali i carabinieri hanno puntato i riflettori.


San Sperate. Non credevano ai loro occhi i carabinieri del Nucleo Ispettorato del Lavoro di Cagliari, intervenuti coi loro colleghi della Stazione del luogo, presso un’azienda agricola di San Sperate, in una delle periodiche attività svolte per la prevenzione e la repressione del lavoro nero. Il reato che hanno avuto modo di riscontrare è quello che viene comunemente definito “caporalato”, definito dall’articolo 603 bis del codice penale: “intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro”. In sostanza, nella situazione esaminata, si è trattato del fatto di chi “utilizza, assume o impiega manodopera, sottoponendo i lavoratori a condizioni di sfruttamento e approfittando del loro stato di bisogno”. Il 72enne imprenditore agricolo in questione aveva assunto due lavoratori, che operavano per lui in condizioni davvero intollerabili, non si tratta di due giovani stranieri giunti con un barchino sulle coste meridionali della Sardegna, ma di due sardi di una certa età, 64 e 66 anni, uno di Siurgus Donigala e l’altro di Dolianova, assunti l’uno nel 2018 e l’altro qualche mese fa. I due operavano quali servi pastori vivendo i due edifici fatiscenti, uno solo dei quali dotato di bagno, per cui uno di loro doveva arrangiarsi “andando per frasche” ed il potersi lavare decentemente doveva essere un privilegio riservato alla stagione calda. Vi era poi un lavoratore autonomo presente in azienda che condivide con l’imprenditore al 50% un gregge di capre, si tratta di un 71enne di Mandas che, nelle condizioni di estrema indigenza cui è costretto, dormiva all’interno del locale “mungitrice”, un vecchio fabbricato che dispone però di servizi igienici. L’uomo, alla sua età, dovrebbe poter contare su condizioni di vita migliori. Di tale constatata situazione verranno informati i servizi sociali affinché prendano in cura tale situazione. I due dipendenti invece, accontentandosi di una paga minima, erano a disposizione del loro principale dall’alba sino ad oltre il tramonto. All’imprenditore sono state contestate sanzioni pecuniarie per 21.600 (ventunomilaseicento) euro, per aver impiegato i due lavoratori senza la preventiva comunicazione obbligatoria di instaurazione del rapporto di lavoro, insomma per aver assunto i due dipendenti in nero da oltre 60 giorni, tempo massimo necessario per poter compiere le dovute segnalazioni. La situazione disvelata dal NIL si sarebbe potuta immaginare in tempi molto lontani dai nostri ma, per quello che è stato possibile riscontrare, rappresenta invece una triste realtà.

 

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