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Iglesias. Presentata l’annuale pubblicazione del Santo Monte. Nelle sofferenze degli ultimi l’immagine di Cristo

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Per molti secoli, la tutela delle persone che vivevano ai margini della società, che si trovavano in stato di bisogno o che dovevano affrontare la malattia, era un compito svolto unicamente dagli ordini religiosi e dalle confraternite, che si facevano carico di un’assistenza che, in molti casi, era medica, economica e spirituale. Sin dai primi anni dell’epoca cristiana, grazie all’opera di alcuni gruppi di laici, che desideravano praticare concretamente la carità, erano sorti i primi ospedali, cresciuti in epoca medievale fino a diventare dei veri e propri istituti assistenziali.
Lo scorso anno, ad Iglesias, in occasione delle celebrazioni per il quarto centenario di elevazione ad Arciconfraternita del Santo Monte, un convegno aveva approfondito l’argomento, riflettendo sul ruolo assistenziale delle confraternite e sull’evoluzione dell’ospedalità in Sardegna nell’epoca moderna, mettendo inoltre in evidenza il ruolo dei sodalizi religiosi nella società e nella tutela del patrimonio artistico.
Gli interventi dei partecipanti al convegno, sono stati raccolti in un libro,”Pauper infirmus imago Christi”, pubblicato a cura dell’Arciconfraternita della Vergine della Pietà del Santo Monte di Iglesias, e presentato venerdì 31 marzo nella Chiesa di San Michele, in una serata aperta dagli interventi di Giacomo Orrù, Conservatore dell’Arciconfraternita, e della professoressa Olivetta Schena.
Il libro raccoglie quattro saggi, scritti dalle docenti Bianca Fadda, Cecilia Tasca, Alessandra Paolini, e da Roberto Poletti, che accompagnano il lettore in un percorso storico, che parte dal Medio Evo e arriva all’età contemporanea.
Bianca Fadda ha analizzato l’assistenza sanitaria nella Sardegna medievale, con le prime testimonianze risalenti ad un epistolario di Papa Gregorio Magno. Il vuoto documentario seguito a queste prime testimonianze, impedisce di avere un quadro chiaro fino all’età giudicale e all’arrivo in Sardegna dei grandi ordini monastici. Il vero salto di qualità avvenne con lo sviluppo dell’influenza pisana e con le prime case di cura vere e proprie, dipendenti dall’Ospedale di San Leonardo di Stagno, presso Pisa.
Roberto Poletti ha concentrato l’attenzione sulla storia dell’Ospedale di San Michele, ad Iglesias, e della Confraternita del Santo Monte della Pietà, istituita con lo scopo di gestire la casa di cura. Un ospedale nel quale non solo si curavano gli infermi, ma si forniva assistenza ai poveri e ai bisognosi, con uno slancio di carità rimasto immutato attraverso i secoli.
L’ospedalità nella zona dell’Iglesiente, in epoca moderna, è stato l’argomento trattato da Cecilia Tasca, con lo studio, in particolare, dei villaggi e degli ospedali minerari.
L’ultimo saggio, quello presentato da Alessandra Pasolini, riguarda il ruolo delle confraternite religiose nella società e nell’arte, capitolo arricchito, durante la presentazione di venerdì 31 marzo, da un’analisi iconografica e storica della statua del Cristo del Descenso, conservata nella Chiesa di San Michele.
Prima delle conclusioni e dei saluti, mons. Giovanni Paolo Zedda, vescovo di Iglesias, ha ringraziato gli autori del libro e i membri dell’Arciconfraternita del Santo Monte. “Ringrazio le persone che hanno reso possibile la realizzazione di questo libro – ha detto il vescovo – un’opera che riafferma la coincidenza imprescindibile tra la fede e la solidarietà nei confronti delle persone più deboli e in difficoltà”.

Jacopo Casula