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Tue, Apr


“Ite missa est!” è il titolo della nuova mostra che per il prossimo mese sarà visitabile presso il Museo diocesano di Iglesias. Il percorso espositivo, che tratta i segni e i simboli della celebrazione eucaristica, è stato inaugurato e presentato sabato 2 marzo da mons. Carlo Cani, direttore dell’Ufficio beni culturali della diocesi di Iglesias. 

Che la Sardegna sia sempre stata una terra con una bassa densità demografica non è una novità: attualmente, con 1.648.176 residenti, i dati raccontano di appena 68 abitanti per chilometro quadrato. Un record negativo tutto sardo, probabilmente segnato dalla condizione di insularità, ma che non trova conforto nei numeri dell’altra regione isolana - la Sicilia misura, infatti, circa 194 abitanti per chilometro quadrato - e, come vedremo, neanche nelle altre isole del Mediterraneo. Utilizzando le proiezioni demografiche che annualmente l’Istat predispone sulla base delle attuali condizioni demografiche, i dati non sono rassicuranti: le elaborazioni delle previsioni, pubblicate del SSEO (Sardinian Socio-Economic Observatory), illustrano come l’evoluzione demografica della Sardegna in due secoli di storia, dal 1861, anno dell’unificazione dell’Italia, a oggi, ha conosciuto fasi alterne di ripresa e declino demografico. Un declino che oggi caratterizza il presente demografico isolano e incide su quelle che sono le tendenze per il futuro. Nel 1861 la Sardegna contava poco più di 600 mila abitanti; nel 2066 avrà poco più di un milione e 600 mila residenti, una popolazione uguale a quella che l’Isola possedeva negli anni ‘50 del ‘900, prima del boom economico. Guardando al passato, dai tassi di crescita medi annui per singoli decenni, la maggiore espansione è stata registrata negli anni dal 1951 al 1961. I decenni del Novecento durante i quali, invece, si è registrata la crescita minore risultano quelli tra il 1921 e il 1931, successivi alla Grande Guerra, e quello tra il 1971 e il 1981, con i consistenti flussi migratori verso l’Italia e l’Europa. I primi tre decenni del nuovo millennio fanno invece registrare valori praticamente nulli, con una complessiva stazionarietà della popolazione. Al contrario, nei decenni che andranno dal 2021 in poi la decrescita si farà sempre più consistente e significativa, fino a raggiungere picchi stimati pari all’1,2% in meno all’anno di popolazione residente. A queste elaborazioni si aggiungono le stime prodotte da Eurostat: se adesso gli ultranovantenni sardi sono poco più di dieci mila, nei prossimi quarant’anni toccheranno quota 90 mila, mentre i cittadini compresi nella fascia d’età tra i 20 e i 34 anni passeranno dai 300 mila attuali a meno di 190 mila persone. È evidente che si tratterebbe di una trasformazione socio-demografica tale da stravolgere il quadro sociale ed economico dell’Isola, tuttavia è anche vero che le previsioni sono il frutto di dati reali ma anche di stime su cui è possibile intervenire. Il fenomeno dello spopolamento e dell’invecchiamento demografico restano comunque per la Sardegna di una gravità non trascurabile, ancor di più se si considera che l’isola fa parte dell’insieme delle isole europee: da qui al 2080 l’Eurostat ha previsto che le popolazioni delle principali isole del Mediterraneo nei prossimi decenni cresceranno notevolmente, tranne la Sardegna che, col 34% in meno, sarà l’isola con la più bassa densità demografica d’Europa, seconda solo all’Islanda.

Sio. Annalisa Atzei

Due giorni dedicati ad una serie di incontri e di approfondimenti sul tema delle attività minerarie nel bacino del Mediterraneo, un simposio nel quale è stata affrontata un’ampia gamma di argomenti, dalla storia delle attività estrattive alle ultime innovazioni tecnologiche, oltre agli aspetti legali e a quelli commerciali, con una particolare attenzione riservata al recupero delle materie prime e all’economia circolare.

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