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Arborea. La 3 A porta la sfida del latte sul mercato cinese

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All’estero, l’obiettivo è la Cina. In Italia, il “ricco” mercato del nord-ovest. Si muove in due direzioni la strategia di espansione di Arborea, gruppo cooperativo sardo in attività da oltre 60 anni, con 228 soci allevatori e produttori, specializzato nella raccolta e trasformazione di latte vaccino, ovino e caprino. Con una produzione di 213,5 milioni di litri di latte nel 2018, un fatturato di 184 milioni di euro, di cui 4,3 milioni realizzati con l’export, 415 dipendenti, 4 stabilimenti - Arborea (Oristano), San Gavino (Cagliari), Roverè della Luna (Trento), Capannori (Lucca) -, e 5 marchi: Arborea-L’Isola felice delle mucche, il brand mainstream con 260 referenze di latte vaccino e derivati, Fattorie Girau, Trentina, Collina Felice e S.Ginese.

“Latte, panna, mascarpone, burro e yogurt sono i prodotti con cui entreremo in modo deciso nel mercato cinese B2B e B2C. Siamo pronti per questa nuova esperienza, dopo aver testato con successo in questi anni altri paesi asiatici - Vietnam, Filippine, Corea del Sud, Malesia - e grandi metropoli come Macao e Hong Kong”, premette il dg Francesco Casula. “In Cina, siamo già operativi con Arborea Trading Shanghai, società di commercializzazione al 100% del gruppo. Ora, l’obiettivo è di vendere i nostri prodotti a Pechino e in altre grandi città perché lì esiste una cultura del latte enorme. Panna, burro, mascarpone e latte sono i prodotti più richiesti, grazie anche al mito del tiramisù e alla riscoperta del burro nel dolciario all’estero”.

L’accelerazione del gruppo verso l’export nasce da una constatazione: “Il tasso di crescita delle nostre esportazioni viaggia a +64% nei primi mesi del 2019, questo significa che dobbiamo investire di più per cogliere tutte le opportunità che si presentano. In parallelo, il mercato italiano è in stagnazione – osserva Casula -, i consumatori stanno cambiando, ci sono nuovi trend. Negli ultimi 6-7 anni abbiamo assistito ad una flessione costante dei consumi di latte che ha colpito prima il fresco, poi quello a lunga conservazione (UHT). Solo nel 2018 i volumi di latte fresco e UHT sono calati rispettivamente del -3,9% e del -3,5%. In particolare, diminuisce il consumo fuori casa: bar e caffetterie. Nel complesso, stiamo parlando di 600 milioni di litri di latte in meno, 3 volte la dimensione della nostra azienda”.

Nonostante l’incertezza del mercato domestico, Arborea ha deciso comunque di aumentare la posta in gioco mettendo a segno nel 2018 due colpi in Italia: a febbraio, l’acquisizione dal gruppo tedesco Livia del marchio Trentinalatte, tra i primi tre produttori nazionali di yogurt nel segmento delle private label, presente sul mercato anche con i brand “Trentina” e “Collina Felice”, con un fatturato superiore ai 22 milioni di euro nel 2018. Tre mesi dopo, la seconda acquisizione: Caplac, azienda toscana di Capannori, in provincia di Lucca, una cooperativa che opera nel settore lattiero-caseario italiano con il marchio S.Ginese e un fatturato di oltre 6,7 milioni di euro. “Siamo stati quasi costretti a farlo perché, con la fine delle quote latte, gli allevatori hanno iniziato a produrre una quantità maggiore di materia prima. Per non disperderla, avevamo una strada obbligata: acquisire altri stabilimenti e diversificare il business. La Sardegna è un mercato troppo piccolo per crescere”, sottolinea il dg.

Da azienda locale, con profonde radici nel proprio territorio, Arborea è diventato oggi un gruppo di livello nazionale. Il primo passo c’è stato 7 anni fa, quando la società ha deciso di acquisire Fattorie Girau, numero uno in Italia nel latte di capra, ma attiva anche con produzioni ovine, con in portafoglio le principali Dop lattiero casearie della Sardegna (Pecorino Romano, Pecorino Sardo e Fiore Sardo) e un giro di affari di 9,5 milioni di euro. “Con Fattorie Girau abbiamo integrato il latte di capra alle tradizionali produzioni. E’ un latte meno grasso di quello bovino e per questo motivo molto apprezzato dai consumatori”, spiega Casula. Che aggiunge:
“Con le acquisizioni concluse nel 2018, abbiamo visto crescere le dimensioni del fatturato, le capacità produttive e la rete commerciale. Nel 2019 vogliamo aumentare le vendite in Penisola, che rappresentano oggi il 38% del nostro giro di affari”.

Per Arborea, il mercato di riferimento è quello del largo consumo che copre attraverso il canale della Grande distribuzione, con il quale realizza buona parte dei ricavi. Il gruppo lavora con le principali insegne della Gdo italiana, per le quali realizza anche prodotti a marchio del distributore (Mdd) e collabora anche con altre catene locali disseminate in Sardegna e Puglia. Il gruppo copre inoltre il canale discount: in particolare, in alcune regioni del Sud Italia dove le vendite sono più sostenute. Dietro il marchio Arborea, c’è una filiera che la cooperativa gestisce in prima persona: dalla produzione del latte (“da 63 anni lo raccogliamo dagli stessi allevatori, vicino ai nostri stabilimenti, è una materia prima autentica”, dice il dg). Al prodotto finito che arriva sugli scaffali della Gdo, fino alla logistica. La filiera di Arborea è remunerativa, a partire dalla materia prima: “Nel 2018 abbiamo pagato agli allevatori 39,2 centesimi al litro contro il 37 centesimi della media nazionale”, conclude.

fonte Repubblica.it

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