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Iglesias. La grotta di Su Benatzu e la verità sui suoi tesori al centro di un convegno

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Cinquant’anni fa, grazie all’intraprendenza di tre giovani speleologi, nella grotta di Su Benatzu, a Santadi, veniva scoperto un tempio ipogeo di epoca nuragica, con i suoi tesori che hanno permesso agli studiosi di far luce su una delle civiltà più affascinanti e misteriose del bacino del Mediterraneo. Era la notte tra il 23 e il 24 giugno del 1968, quando Antonio Assorgia, Franco Todde e Sergio Puddu, del gruppo speleologico ASI di Iglesias, riuscivano a entrare nella “stanza del tesoro”, con le sue stalattiti bianchissime, con le vestigia della civiltà fenicio-punica e con i vasi votivi, nei quali erano ancora contenute le ceneri dei sacrifici.
Sabato 23 giugno, nell’anniversario esatto della scoperta, il Museo Geopunto di Genna Luas, ad Iglesias, ha ospitato un incontro patrocinato dal Parco Geominerario Storico e Ambientale della Sardegna, nel corso del quale il dottor Roberto Concas, Direttore del Museo Archeologico Nazionale di Cagliari, ha moderato gli interventi di studiosi ed esperti in materia, che hanno ripercorso ed analizzato una scoperta di portata storica.
Era come se il tempo si fosse fermato in quella notte di cinquant’anni fa, nella quale per la prima volta da migliaia di anni, un essere umano riusciva a penetrare nel mistero di un tempio nuragico perfettamente integro, che conservava una serie di oggetti sacri in bronzo e centinaia di anfore e ciotole.
Nel corso della mattina, il professor Pasquale Zucca e ed il professor Antonio Assorgia, unico sopravissuto tra gli scopritori del sito archeologico, hanno presentato il libro “Il tempio ipogeo di Su Benatzu, Santadi”, scritto dallo stesso Assorgia e dedicato all’analisi storica e antropologica della scoperta.
Un volume che ha non ha solo lo scopo di celebrare un avvenimento di grandissimo valore, ma anche quello di diradare alcune nubi relative alle polemiche sugli errori compiuti nei primi giorni dal ritrovamento, quando un approccio inadeguato da parte degli studiosi e la mancata sorveglianza da parte delle autorità, permisero il saccheggio di reperti dal valore inestimabile. Una ferita che dura da cinquant’anni, e che ha spinto Antonio Assorgia a scrivere il libro per raccontare la sua verità sulla vicenda.
L’incontro al museo di Genna Luas è terminato con un intervento di Elio Sundas, sindaco di Santadi, che ha parlato delle possibilità di valorizzazione per il tempio ipogeo, un sito archeologico straordinario, che può rappresentare un’occasione di sviluppo turistico e culturale per tutto il territorio.
Jacopo Casula
Fonte Sulcis Iglesiente Oggi

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