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Cortoghiana. La celebrazione ecumenica, un momento di preghiera comune per l’unità dei cristiani

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Le catene, simbolo delle incomprensioni, dei pregiudizi, della violenza e delle prevaricazioni degli uni sugli altri, vengono spezzate, gettate a terra, e sostituite da una catena umana di persone che si tengono per mano, un gesto di grande valore, che vuol trasmettere un’apertura al dialogo nel segno dell’unità.
Mercoledì 24 gennaio, nella chiesa parrocchiale del Sacro Cuore di Gesù, a Cortoghiana, si è tenuta la celebrazione ecumenica che ha unito in preghiera la comunità cattolica e quella evangelica battista.
Un appuntamento organizzato nell’ambito delle celebrazioni per la Settimana di Preghiera per l’Unità dei Cristiani, il cui sussidio quest’anno è stato affidato alle comunità cristiane dei Caraibi, che hanno portato la propria sensibilità ed il proprio contributo di esperienze e riflessioni.
La celebrazione è stata presieduta da monsignor Giovanni Paolo Zedda, vescovo di Iglesias, e da Elizabeth Green, pastora della Chiesa Battista del Sulcis, che hanno proposto nei loro interventi una riflessione sul concetto di libertà nella fede e sul concetto di speranza in Dio, unico modo per superare i momenti difficili che si incontrano nel corso della vita.
La Bibbia e le tre catene che simboleggiano la schiavitù e le violenze che hanno dovuto subire nel corso della storia i popoli dei Caraibi, sono state gli elementi essenziali, attorno ai quali ha ruotato tutto l’incontro ecumenico.
Storicamente infatti i Caraibi sono stati un luogo di schiavitù e di sfruttamento, sia per le popolazioni indigene che per gli schiavi deportati dall’Africa, che patirono atroci sofferenze perpetrate dai colonizzatori, gli stessi che si fecero portatori della cristianità.
Nel cuore delle persone oppresse, la fede e la lettura della Bibbia divennero un elemento di consolazione e di liberazione, e proprio tra i cristiani nacquero le prime voci che si levarono contro la schiavitù e la sopraffazione dell’uomo sull’uomo.
Elementi centrali sui quali riflettere e che uniscono tutte le confessioni cristiane, come ha ricordato la pastora Green nel suo sermone, per la quale la parola di Dio è “un elemento di liberazione da tutto ciò che opprime l’essere umano”.
Il concetto di liberazione dal peccato e dall’odio che divide gli uomini, è stato anche al centro dell’omelia di monsignor Giovanni Paolo Zedda, che, commentando le Scritture, ha ricordato come la venuta di Cristo abbia aperto al mondo le porte della speranza.
“Avere fede è l’atteggiamento che viene chiesto ad ognuno di noi – ha sottolineato il vescovo – e con la fede ogni persona può diventare uno strumento della liberazione e del progetto di Dio”.
Al termine della celebrazione, dopo aver scambiato un gesto di pace, tutti i partecipanti si sono presi per mano, per formare una grande catena umana, un momento simbolico che racchiude il significato della Settimana di Preghiera per l’Unità dei Cristiani, quello di aprirsi al prossimo, cercando l’unità nelle cose concrete e superando le differenze che esistono con rispetto e fratellanza.

Jacopo Casula

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