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Perdaxius. Festa in onore di San Leonardo. Nella vecchia chiesetta campestre anche un'immagine di Sant'Antioco

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Fra le grandi e note sofferenze legate alla pandemia, anche quest’anno, Perdaxius ha voluto tenere alto il rispetto della fede per San Leonardo, il Santo proveniente dalla Gallia, che, con la sua indelebile impronta, resta sempre un grande riferimento di fede nell’intero Sulcis e non solo. La presenza di San Leonardo nel Sulcis è tutta una storia da raccontare, a partire dalla sua scoperta in questo lembo di Sardegna che, ha, a dir poco, dell’incredibile. La storia, in generale, ci racconta che il tratto di costa del Basso Sulcis, affacciato verso il Golfo di Palmas, si presta generosamente ad accogliere senza difficoltà le provenienze dal mare e rappresenta sin dall'antichità, una delle porte preferite per l’ingresso in terra di Sardegna. Fra questi ci furono anche i testimoni della fede cristiana; tra i quali, anche, il Santo proveniente dalla Gallia che andava diffondendo la fede in terra di Sardegna. Detto questo, per il secondo anno consecutivo, c’è da prendere atto che la festa è stata decisamente sottotono in quanto per via delle restrizioni anti covid sono mancate le caratteristiche tipiche della festa in onore del Santo. In particolare la tantissima gente che ha sempre frequentato la Processione e le “Traccas” con il Santo. Inoltre, anche se meno legate alla fede, Is “Pararas” e la grande partecipazione della gente di Perdaxius e di molti altri centri della Sardegna che arrivavano per la tre giorni di San Leonardo per le così dette “Promissas”, una sorta di voto per grazia ricevuta dal Santo protettore delle puerpere. Nel giorno della Pentecoste, per tradizione, si svolgeva la festa in suo onore  SAN LEONARDO piccolocon il simulacro di San Leonardo che sfila in corteo dalla Chiesa principale del paese sino alla Chiesa di San Leonardo, proprio dove nel 1785 è stato scoperta la chiesa campestre a Lui dedicata e il simulacro del Santo. In effetti, è stata  una vera e propria scoperta, la cui dinamica, vale la pena, anche se in sintesi, raccontare. La Chiesa di San Leonardo sorge al centro di un terreno allora privato, il cui allora proprietario Giovanni Pinna, ogni anno, seminava a grano con il metodo de “S’agiuru torrau” fra contadini del posto. Dell’esistenza della Chiesa nessuno era a conoscenza in quanto era ricoperta completamente da rovi. In quell’anno, il proprietario del terreno decise di recuperare il terreno occupato dai rovi per incrementare la quantità della semina. Così con i suoi collaboratori decise di ripulire quel lembo di terra appiccando il fuoco in diversi punti del roveto. Ma per motivi miracolosi le fiamme annerivano le foglie dei rovi, ma, nessuna di queste bruciava ed il fuoco si spegneva subito dopo appiccato. Gli increduli contadini, considerato che disponevano di roncole dal manico lungo, abbandonarono il fuoco e seduta stante decisero di tagliare il roveto con le roncole. Ad un certo punto però, la roncola di Giovanni Pinna si impigliò in un brandello di fune, che si trovava penzoloni in mezzo al roveto. Improvvisamente dal bel mezzo dei rovi si udì un nitido e mistico suono di campana. L’immediato proseguo dei lavori di sboscamento portò così alla scoperta della Chiesetta con all’interno il simulacro di San Leonardo, altri oggetti sacri ed un armadio ligneo che all’interno delle due ante riporta le effigi di Santa Giuliana e Sant’Antioco, entrambi “amici" nelle fede in Cristo” di San Leonardo. La piccola campana che permise d’imbattersi nella sacra scoperta è ancora conservata in paese. Dalle testimonianze documentali attualmente disponibili, pare che Sant’Antioco fosse molto vicino a San Leonardo e spesso, durante i suoi cammini verso zone più interne della Sardegna, soggiornasse in una casupola, ancora oggi esistente, non lontana dalla Chiesa. Attualmente, la Chiesa si trova al centro di un parco comunale, di ulivi secolari, predisposto anche per picnic liberi, anche se non manca una struttura comunale di ristorazione e servizi essenziali. Insomma, una piccola, ma, importante storia il cui racconto diretto dello scopritore del luogo sacro, viene tramandato fra le diverse generazioni familiari successive a Giovanni Pinna. Atrus annus cun saluri e a conosci custa festa sempri prus bella.

Sandro Manai

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