Da un paese lontano si mormora stia arrivando un cambiamento. Alla radio tra notizie serie e semiserie sembra assolutamente certo che “da noi non sarà così”. Gli Altri sono meno competenti di noi. La loro sanità non somiglia alla Nostra. Il loro Governo non è come il Nostro. Dalla radio appare chiaro che l’attenzione non è più focalizzata sul “nero”, ma sul “giallo”. Mentre le giornate scorrono e si impoveriscono di vite, non le nostre, il 19 febbraio, cominciano a riguardare anche noi. Non si diffonderà come in oriente. Non capiterà. Intanto, silenziosamente capita e si espande. Le prime reazioni di esultanza dal sud che parla di karma. Il nord ha sempre cercato di affossare il sud. Il nord ce l’ha con i migranti. Ora paga per il suo razzismo. E’ divertente. Davvero? Davvero lo è? Il 28 febbraio, muore il primo italiano. Era anziano, non stava bene, sono state le patologie delle quali soffriva a causare il decesso. Non è il Covid. Lo è, ma ancora non si accetta. Noi non siamo l’oriente, siamo più capaci. Ancora si viaggia. Ancora per poco. 9 marzo 2020, “purtroppo tempo non ce n’è”. Ci si arrende. Si accetta che, nonostante l’Italia non sia l’oriente, è comunque vulnerabile. 357 nel contatore di chi non ce l’ha fatta. Un numero spropositato, ora ci si riprende e reagendo con la grande capacità della sanità italiana e la competenza del personale medico, ne usciremo. Ogni giorno il Paese perde la sua storia di donne e uomini. Ancora dalla radio, personaggi famosi ultra sessantenni, dichiarano spavaldamente di condurre la vita con normalità. Colazione al bar, pranzi al ristorante, gli aperitivi nella Milano da bere. La gente si muove veicolando un carico virale. Impariamo nuovamente a lavare le mani. Un balletto di mascherine si/mascherine no. Operatori sanitari male equipaggiati, stoicamente fanno ciò per cui sono preparati, ma affrontano il “nemico”, così lo si definisce, a mani nude. Si starnutisce nell’incavo del gomito. Non si toccano bocca e occhi. Diventa difficile starnutire o tossire in pubblico. L’Altro è un possibile untore. L’Altro sbaglia nell’usare la mascherina, sbaglia a non usarla. Dalla politica c’è chi chiude e chi dice “non si deve chiudere”. Chi considera l’individuo nella sua preziosa unicità, chi uno strumento per realizzare profitto. Chiudiamo tutto per limitare il contagio. Apriamo tutto dobbiamo produrre. Prima è necessario arrivare a R con 0. Tutti e tutte a casa. Non proprio tutti e tutte. Alcuni settori non possono fermarsi. Da fermi possiamo fare quello che normalmente non abbiamo mai fatto. Facciamo quello che avremmo voluto, ma era impossibile. Pane. Pizza. Pasta. Dolci. E poi?! Riapriamo? Ora dobbiamo convivere col virus. Se non si riesce a combatterlo, facciamocelo amico. Impariamo a convivere. Scriviamo scaramanticamente che “andrà tutto bene”. Cantiamo al balcone per dire che non ci abbattiamo. E’ irrispettoso farlo, ci sono i morti! Apriamo! Stiamo Perdendo troppi punti percentuale di PIL! I capelli lunghi? Quelli bianchi? I denti? Ma le visite mediche? Ad autocertificazione come stiamo? La 1, la 2 la 3 o la 4? Non posso fare il tampone e devo dichiarare di non avere il Covid!?Dichiaro il falso? Perché io non lo so se sono positivo, se lo sono stato o lo sarò. Non ci si può spostare per la spesa. La fila la si fa fuori e assembrati, ma dentro stiamo rigorosamente distanziati. Alla cassa uno per volta. La farina, solo due kg per ciascuno e lievito “non ne abbiamo”.
Spengo la radio, scendo dalla macchina e il tempo si ferma. Due mesi faticosi. Due mesi di continue contraddizioni e la vita è come sospesa. Come riprenderà? Riusciremo ad adattarci? Saremo capaci di “tenerci lontani oggi per stare più vicini domani”? Con il cuore stretto e mesto
Anime inquiete, buonanotte
Claudia Serra