La nostra storia è un continuo intersecarsi di trame e cammini, sul territorio fisico come nell’esperienza della vita quotidiana. Trame che disegnano un tessuto di vie, che sono esperienze di famiglia, di lavoro, di fede. Allo stesso tempo però sono segni sulla terra che diventano percorsi nella memoria, testimonianze del passato che ritornano attuali per darci una nuova dimensione del presente e del futuro, sia in termini di consapevolezza, come comunità e come singoli, sia come opportunità, perché dal recupero e dalla condivisa fruibilità del nostro passato possano germogliare semi di speranza e lavoro per le nuove generazioni.
Oltre i contenuti specifici del convegno tenutosi domenica sera nell’auditorium vescovile, dedicato al culto di San Nicola e al cammino lui dedicato che univa Iglesias al paese scomparso di Enesta, è questo il senso della nuova collaborazione che si è avviata tra la Diocesi, precisamente l’Ufficio Arte Sacra e Beni Culturali, e il Dipartimento di Storia, Beni Culturali e Territorio dell’Università di Cagliari, concretizzatosi nel laboratorio Officine Ecclesiensis, di cui il convegno di domenica è stato il primo frutto esteriore. La prospettiva è chiara, “valorizzare il patrimonio culturale anche per una sua ricaduta sociale, perché fa terrore una società malata di Alzheimer culturale”, per usare le parole di presentazione di don Giuseppe Tilocca, moderatore della serata, “perché nessun dialogo può aprirsi se non sappiamo chi siamo, da dove veniamo”.
Sulla dimensione della ricerca che si fa feconda nel raccogliere la storia, per condividerla e riviverla nella comunità, ognuno con proprie peculiarità, hanno posto l’accento le autorità presenti - il vescovo di Iglesias mons. Giovanni Paolo Zedda, il preside della Facoltà di Studi Umanistici di Cagliari prof.ssa Rossana Martorelli, il direttore dell’Ufficio Beni Culturali diocesano mons. Carlo Cani, il sindaco di Iglesias dott. Emilio Gariazzo – durante i saluti che hanno aperto le due ore di lavori nell’auditorium dell’Episcopio iglesiente, seguiti da un folto pubblico tra i quali numerosi giovani studenti universitari.
Gli interventi che si sono succeduti sono entrati nel vivo del tema, a partire dal prof. Fabio Pinna, docente di Archeologia medievale all’Università di Cagliari, che ha evidenziato la crescente rilevanza dell’archeologia che sa coinvolgere la comunità, facendo nascere un percorso fecondo e comune, anche in possibili ricadute economiche, dalla scoperta archeologica che non rimane fine a sé stessa. L’illustrazione del culto in Sardegna di San Nicola è invece spettata alla prof.ssa Rosanna Martorelli, docente di archeologia cristiana nell’ateneo cagliaritano, che ha inquadrato l’introduzione della devozione a San Nicola nella più ampia cornice culturale bizantina in cui la Sardegna è stata immersa per secoli e che ha lasciato profonde tracce nella nostra religiosità. In particolare, anche nell’Iglesiente sono diversi i siti che richiamano ancora oggi dei culti orientali nel loro nome e tra questi, il toponimo legato a San Nicola, vescovo di Mira (oggi Demre, città della moderna Turchia) occupa un ruolo privilegiato. In particolare, a lui era dedicata una chiesa nella villa scomparsa di Enesta, tra Buggerru e Fluminimaggiore, nelle prossimità dell’omonima località costiera. Su questo sito ha indagato, partendo da un suo studio sulla romanizzazione dell’Iglesiente, l’archeologo Mattia Sanna Montanelli, che ha illustrato al pubblico le proprie scoperte e lo stato delle conoscenze sulla vicenda. Andando al di là di un semplice scavo archeologico su un villaggio ormai scomparso e su una chiesa ridotta a un rudere, la storia del culto di San Nicolò di Enesta ha restituito una storia ben più complessa, grazie al ricco contributo offerto da un altro scavo, quello archivistico, come ricordato da Licia Meloni, direttrice dell’Archivio Storico Diocesano, il cui intervento ha chiuso il convegno. Montanelli ha così evidenziato come tra la villa scomparsa e la città di Iglesias, complice lo spopolamento sulla costa per le incursioni saracene, fosse nato un rapporto tanto stretto da far nascere la tradizione di un annuale pellegrinaggio, testimoniato dalla prima metà del ‘600 almeno sino al 1841, e la costruzione di un luogo di culto dedicato in città a San Nicola, una chiesta oggi scomparsa, ubicata nell’attuale piazza Lamarmora, nell’angolo verso via Cagliari. Durante l’intervento sono state presentate anche alcuni ipotesi sul percorso, che forse passava per San Pietro di Serrachei e di Grugua, sul solco delle antiche vie di età romana, e una possibile ricostruzione architettonica del luogo di culto di cui ora rimangono davvero poche mura.
La serata si è conclusa con la proposta di quattro tappe per un itinerario culturale lungo il percorso della processione di san Nicola dentro la città di Iglesias, dalla Cattedrale alla Purissima, passando per la porta Sant’Antonio sino all’omonima chiesa lungo la via per la Muntangia, i monti di roccia e metallo a nord di Iglesias che il pellegrinaggio attraversava per giungere poi al mare di Enesta.
Giampaolo Atzei
Iglesias. Convegno promosso da Diocesi e Università di Cagliari, Sulle orme di San Nicolò di Enesta, semi fecondi di cultura
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