Carloforte fino ad un decennio fa, nonostante la presenza sul suo territorio di quattro nuraghi, di una necropoli fenicio-punica risalente all’VIII secolo a.C. che assieme ai resti di un tempio e ad altre vestigia dello stesso periodo fa presagire ad un insediamento di una certa consistenza, non è mai stata valorizzata dal punto di vista archeologico e conseguentemente per fini turistici. Da poco più di un lustro, in verità, qualcosa è cambiato. Il prossimo 3 agosto proseguiranno gli scavi di una parte della necropoli che era stata trovata dall’archeologo Wissam Khalil dell’Università del Libano alcuni anni fa. Questo nuovo intervento, che dovrebbe perdurare per 30/45 giorni, si avvale di un finanziamento della Regione Sardegna di centomila euro. Al termine degli scavi si dovrebbe procedere quasi subito alla messa in sicurezza dell’intera area e alla sistemazione di strutture per renderla visitabile al pubblico. Anche questo nuova operazione, che prevede un costo di centoventimila euro, sarà a carico della RAS. “È solo un punto di partenza che comunque costituirà un altro aspetto trainante per il turismo isolano” è stato il commento dell’assessore Stefano Rombi. E questo potrebbe essere solamente l’inizio. Sull’isola, come s’è detto, esistono diversi siti archeologici tra i quali una presunta catacomba paleocristiana e delle vestigie romane scoperte addirittura nel 1881 e alcune tracce del neolitico. Cosicché scavando scavando si potrebbe giungere ad una mappatura completa dei siti archeologici isolani e offrire al vacanziere qualcosa in più e soprattutto interessante. D’altronde sono stati i fenici ad attribuire in assoluto il primo nome all’isola, YNSM, che nella loro lingua priva di vocali significa “Isola degli Sparvieri” per i numerosi falchi, che allora, la popolavano.
Nicolo Capriata Fonte Sulcis Iglesiente Oggi