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TRADIZIONI, Gruppo Folk Sant’Elia Nuxis. “Il cotone arriva nel Sulcis”. S’Indianedda: la gonna in tela stampata (seconda parte)

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In quegli stessi anni, Stanislao Caboni (Cagliari 1795 -1880), autore di numerosi saggi scientifici, affrontò uno studio sui regolamenti agrari e sulle tecniche per una moderna agricoltura, considerando i vantaggi nell’isola per la coltivazione del cotone.00 00 campi di cotone Dalle testimonianze risulta purtroppo che gli sforzi fatti non diedero esito favorevole a causa di difficoltà naturali come persistente siccità e infestazione delle cavallette che distrussero i raccolti (Un tentativo di coltivazione del cotone nella Vecchia provincia di Cagliari, Rivista di Storia dell’Agricoltura-a. VII, n.3, settembre 1967). Giovanni Spano (Ploaghe 1803 – Cagliari 1878) studioso di archeologia ed etnologia fra i più grandi, in “Note aggiunte ed emendamenti all’Itinerario dell’Isola di Sardegna di Alberto della Marmora (1865)” confermò i medesimi risultati, accennando alla presenza in Sardegna di rigogliose piantagioni di cotone aggredite dalle locuste, con gravi perdite (1864). Al di là di queste calamità, si può supporre tuttavia che la qualità del terreno sardo per la produzione di cotone fosse favorevole come risulta anche dalle incoraggianti note di Alberto della Marmora (Senatore del Regno di Sardegna, Generale e Naturalista, Torino 1789-1863) in Viaggio in Sardegna: “La Sardegna, soprattutto nella parte meridionale, è adattissima per questa pianta che inoltre non nuoce affatto ai grandi lavori agricoli, perché si semina solo nel Marzo o nell’Aprile e la raccolta, per cui possono bastare le donne e i ragazzi, si fa dal settembre al Novembre. Il cotone è di qualità eccellente. La manifattura del cotone impiantata nella città di Cagliari, incoraggerà senza dubbio questa coltura”. Il consumo di cotone bianco e tela stampata nell’isola rimane comunque legato soprattutto alle attività imprenditoriali del Rossi. Gli empori presenti nel territorio a sud della Sardegna, erano riforniti da quest’ultimo. Vari tessuti venivano acquistati nelle fiere e poi rivenduti da venditori che proponevano i loro rotoli di cotone stampato alle popolane.foto stoffe cotone Tessuti di cotone, di qualità superiore e con eccellente gusto dei disegni, trovarono largo consenso nella moda femminile del Sulcis dove la gonna in cotone stampato, conosciuta anche come “indiana” o “indianina”, abito versatile e variamente elegante, entrò a far parte dell’abbigliamento della donna in tutte le classi sociali. Il nome deriva dalle Antiche Indie, ossia le Americhe, dove la coltivazione della pianta di cotone si diffuse in breve tempo e trovò un massimo di espansione nel 1792, a seguito dell’invenzione della macchina sgranatrice che abbassò molto i costi di produzione. L’indianina incontrò l’apprezzamento del francese Valery che, nel XIX sec, giungendo in Sardegna, nei pressi di Quartu, ne elogiò l’eleganza. Allo stesso modo, Vittorio Angius (1797-1862), scrittore e storico, originario di Cagliari, durante uno dei suoi viaggi confermò l’uso di questo tipo di gonna nei territori più a sud della Sardegna, sottolineando che il cotone stampato andò a sostituire lo scarlatto ovvero un tessuto in finissima lana, probabilmente di produzione locale, in uso nel secolo antecedente. (Album di Costumi Sardi con note illustrative di Enrico Costa, edizione 1898). - (continua)

A cura di Vanessa Garau - Gruppo Folk Sant’Elia Nuxis
[Le foto pubblicate sono di proprietà del Gruppo Folk Sant’Elia Nuxis]

la foto del campo di cotone web

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