Andar per edifici abbandonati è sempre stata una passione e ormai è diventata quasi una ossessione. Condivido l’interesse per il mondo Urbex, dall’inglese URBan EXploration, con mia sorella Ludovica e quando gli impegni lavorativi ce lo permettono, scegliamo un luogo e si parte per l’esplorazione. Qualche giorno fa, dopo un buon pranzo giapponese, per godere ancora della nostra compagnia, decidiamo di andare a vedere l’ospedale Fratelli Crobu di Iglesias. Ospedale che conosco bene per aver usufruito delle cure di specialisti in otorinolaringoiatria negli anni in cui i miei figli erano bambini. Da allora a oggi sono trascorsi circa vent’anni e vedere lo stato in cui versa ora il nosocomio per me è tremendo. Di questi tempi, tale ospedale è divenuto la meta più ambita appunto del popolo URBEX. Purtroppo o per fortuna, a causa di ciò, ora è un luogo sorvegliato e le nostre “buone” intenzioni, si sono fermate ai cancelli. Constatata l’impossibilità di visitare il Crobu, quasi come una necessità impellente, abbiamo cercato di trovare ripiego. Non era certo nelle nostre intenzioni una esplorazione e dunque, due sorelle a pranzo in un ristorante, due sorelle vanitose, vestite e truccate di tutto punto non sono certo nelle migliori condizioni per affrontare edifici dismessi e pericolanti e tuttavia, tanta era la voglia che dopo alcuni “giri di ruote” e alla ricerca di una villa abbandonata nei pressi di Fluminimaggiore, sotto i boschi di sugherete meravigliose, ci imbattiamo nel piccolo borgo di Sant’Angelo. Sembriamo essere all’interno di una delle tante storie dove il “cammina cammina”, porta a case misteriose, luci lontane nel buio ed effettivamente Sant’Angelo è piccolo, per lo più abbandonato e c’è anche una casa interessante e misteriosa.
E’ un grande caseggiato e fiancheggia una strada sterrata. Nel ballatoio dove si affacciano porte e finestre, è presente anche il famoso “comodo”. Bugigattolo quadrato di mattoni con un water e una porticina con spiraglio sopra e sotto. Fremiamo dalla voglia di entrare e vederne gli interni, ma la scala esterna che conduceva al ballatoio è stata tolta. Cerchiamo un varco, perché raramente desistiamo dall’intento di immergerci nelle vite passate e infatti troviamo una porta sul livello della strada che immette in un presunto seminterrato. E’ in legno e le condizioni non sembrano essere le migliori. Per un senso di protezione nei confronti della mia sorella, decido non sia il caso di azzardare la discesa. Scendiamo invece fino alla statale, col rammarico di non aver potuto vedere oltre quello che permette una sbirciata da un pessimo punto di osservazione e, io continuo a pensare alla scala pericolante. Attraversiamo la statale attratte da un manifesto moschicida per turisti. Per intenderci, quelli che dichiarano che in quel posto preciso, c’è stato qualcuno di importante e, da turista, pensi già che potrai dire di aver calpestato lo stesso suolo di tale o talaltro personaggio. Sono sarda da tutta la vita. Vivo nel Sulcis. Mio nonno materno era toscano e io scopro solo lunedì 15 febbraio 2021 che il Livornese Modigliani frequentava la Sardegna, il Sulcis Iglesiente, e il padre addirittura, aveva provato a risollevare le sorti della famiglia, dopo i dissesti finanziari in campo minerario con le produzioni agricole proprio in questo lembo di terra. Mentre leggiamo poche righe di presentazione del luogo e a dire il vero testo è molto più lungo del luogo e già pregustando la capatina a Casa Modigliani, da una piccola casina con l’asfalto sulla soglia, esce un omino piccolo, curvo e molto vecchio. Tiene tra le mani un vecchio braciere d’ottone con della cenere spenta che scuote in un cestino pubblico e mentre torna verso casa guardandoci torvo e incuriosito, lo saluto e gli chiedo se Casa Modigliani si trovi distante da noi. Con un sorriso sornione, credo la stessa domanda nel corso degli anni gli sia stata fatta innumerevoli volte, mi guarda e attraversa la strada con gli occhi dicendo: - è quella!
Sopra un terrapieno, con un piazzale enorme e ingombro di auto, mezzi agricoli e fuoristrada defunti, appare una costruzione maestosa in stile Liberty. Decisamente fatiscente. Le mura sono tenute su dalla “vite americana” e questa rende lo scenario semmai ce ne fosse bisogno, ancora più malinconico e a tratti, lugubre. Abbiamo visitato ciò che era possibile e il magone cresceva a ogni ambiente e suppellettile che mostrava la decadenza dell’oggi e il fasto di una volta. Non riesco a visitare questo tipo di abitazione e non “sentirne” l’anima. Con gli occhi della mia fantasia ho rivisto quegli ambienti abitati, vivi. La fremente attività. I salottini con donne abbigliate alla moda continentale e servite da donne in abito sardo. Ho creato mondi fantastici e il risveglio è stato doloroso. Pavimenti sventrati e soffitti a cielo aperto. Camini, uno per stanza, piccoli e ancora ben conservati. Infissi esterni provati dalle intemperie e interni ancora ben mantenuti. Lasciare quella casa al suo inesorabile destino ha intristito me e mia sorella di malinconia. Il fascino però, l’ho portato con me. Il pensiero di Villa Alice 1914 è diventato quasi un’ossessione. Partendo da quella che pensavo essere una invenzione, carta moschicida per turisti appunto, ho cercato notizie sul web. Posso dire, Io sono rimasta incollata. Modigliani padre era livornese, la madre francese. I due si conobbero in Sardegna dove le rispettive famiglie, trattavano affari. Quando Amedeo nacque, la situazione finanziaria della famiglia Modigliani non era delle migliori. Essi avevano delle aziende agricole nell’iglesiente e più precisamente a Fluminimaggiore nelle località di Sant’Angelo e, Grugua nel territorio di Buggerru. Parrebbe che, in seguito a una salute cagionevole, febbri tifoidee e tubercolosi, l’artista trascorresse in Sardegna molto tempo e si giovasse appunto della bell’aria del Sulcis-Iglesiente. Oggi sembra essere un pregio l’aver ospitato un artista del suo calibro nella nostra terra, ma a onore del vero, davvero non lo fu. E’ necessario ricordare quale scempio sia stato arrecato al patrimonio boschivo isolano da “furisteris” che, da proprietari di ettari sterminati di foreste, acquisivano il diritto di sfruttamento delle stesse e tanta vegetazione venne così eradicata. Il nonno di Amedeo, Emanuele, devasto 12.000 ettari di selva e creò la sua azienda vinicola esportando i prodotti Modigliani addirittura nelle Americhe.
La presenza dell’artista nell’Iglesiente è stata per molto tempo legata a supposizioni. Giacché la famiglia aveva dei possedimenti in Sardegna, quasi certamente il ragazzo dovette aver trascorso del tempo nell’isola. Il dubbio è stato dissipato grazie ad alcuni documenti dai quali si evince non solo la sua presenza, ma addirittura è stato possibile conoscere anche qualche episodio della sua vita personale e sociale nella città di Iglesias.
Il suo amore per Medea Taci, la figlia primogenita di un altro toscano, Tito Taci, proprietario del albergo “Il Leon d’Oro”. Medea morì giovanissima per una meningite e Amedeo, qualche tempo prima della sua morte, la ritrasse con una farfalla di strass sui capelli fulvi.
Storie di altri tempi. Storie di miniere, di dipinti e artisti. Storie, di case, di storia. Andare per costruzioni abbandonate è una passione che custodisco da sempre, affascinata come sono dalla vita che ancora traspare nelle loro lente agonie. Questa volta, io e mia sorella ci siamo imbattute in un bel mondo. Abbiamo calpestato luoghi di vite “importanti”, per le stesse e per le nostre, proprio perché la sofferenza del nostro territorio è dato anche dalla mentalità servile autoctona e da quella di forestieri predoni. Tuttavia la storia, anche la più cupa, lascia tracce indelebili e noi da abitatori di questo lembo, possiamo dire che, Modigliani, Modì, è stato qui e nei suoi 35 anni di vita, ha portato certamente con se le immagini e i colori della nostra Sardegna.
A me e Ludovica, resterà impresso lo sfacelo di un luogo che meriterebbe un altro destino. Villa Alice, costruita 107 anni fa, meriterebbe di essere recuperata e restituita al suo antico fasto. Tra qualche anno, non credo poi tanti, le macerie seppelliranno passi di chi non è più.
Claudia Serra
IN SARDEGNA COME NEL SULCIS IGLESIENTE ESISTONO SITUAZIONI DI STABILI E INSEDIAMENTI SIMILI A VILLA ALICE CHE AVREBBERO BISOGNO DI ESSERE RECUPERATI E VALORIZZATI AD USO DELLA COMUNITà DELLA CULTURA E DEL TURISMO. SE NE CONOSCETE QUALCUNO CHE RIENTRI IN QUESTA SITUAZIONE FATECELO SAPERE INVIANDO AL MOSTRO INDIRIZZO E-MAIL UNA FOTO CON L'INDICAZIONE DELLA LOCALITà E INFORMAZIONI UTILI PER LOCALIZZARLO. PROPORREMO IL CASO ALLE AUTORITA' E ASSOCIAZIONI PER UN INTERVENTO RISOLUTORE. GRAZIE