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Tradizioni. “Sulcis, vestirsi a lutto”. Gruppo Folk Sant’Elia Nuxis. A cura di Vanessa Garau

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Tradizioni. “Sulcis, vestirsi a lutto”. Gruppo Folk Sant’Elia Nuxis. A cura di Vanessa Garau

Sa fiura, Su luttu

Foto1 web

La morte, così come la nascita, ha sempre avuto un grande significato nella cultura sarda.
Nel Sulcis, quando essa sopraggiungeva, veniva sottolineata da riti di passaggio e soprattutto da un ben identificato abbigliamento. Le donne erano protagoniste assolute nell’elaborazione sociale del dolore legato a questo evento.
La posizione occupata nella classe sociale condizionava la foggia dell’abito. La circostanza dell’evento luttuoso ne determinava la durata: lutto stretto, mezzo lutto e lutto lieve.
Uno degli abiti più modesti, generalmente in cotone nero, prevedeva l’uso de su panneddu. Quest’ultimo era un copricapo in orbace che veniva utilizzato anche al di fuori della condizione di lutto per ripararsi dal freddo e dalla pioggia nel periodo invernale. Era interamente plissettato a mano e copriva abbondantemente la schiena.

Foto2 webQuello ad uso giornaliero si presentava con una bordatura color vinaccia nella parte superiore, sostituita da una fascia scura se su panneddu serviva per vestirsi a lutto.
Si indossava sovrapponendolo a su muncaroi mannu, un ampio fazzoletto in cotone, anch’esso nero in caso di lutto. Su muncaroi mannu solitamente veniva tinto, riutilizzando quello in cotone stampato che già si possedeva. Avvolgeva la testa e parte della bocca, venendo fissato in alto con un nodo.
A portare su panneddu erano le donne di bassa estrazione sociale sebbene, trattandosi di uno dei primi copricapo in uso, lo indossassero in origine anche le donne agiate, come le ricche massaias, proprietarie di beni e terreni. Queste ultime lo abbinavano ad abiti di buona fattura, insieme all’utilizzo delle scarpe e alle calze nere.
Le donne povere, oltre a vestire abiti semplici, camminavano scalze. Poche fortunate potevano permettersi gli zoccoli di legno, is capus de linna, realizzati con una fascia doppia in cotone nero che avvolgeva il piede, sa manegia.
Nonostante le vedove sulcitane, fiuras, conducessero una vita piuttosto ritirata, esse non prendevano parte a feste o a eventi mondani, chi disponeva di maggiori possibilità possedeva abiti da lutto ricercati, in buon cotone o in tibet. Il capo era coperto dalla cuffia in seta nera alla quale veniva sovrapposto su muncaroi mannu di colore nero, indossato a lembi annodati o talvolta sciolti e posizionati in avanti.

Foto5 webIn varie foto d’epoca le vedove indossano gonne che appaiono particolarmente vaporose, come voleva la moda ottocentesca del periodo.
Questo effetto era ottenuto ricorrendo all’utilizzo di più sottogonne che contribuivano a rendere i fianchi larghi e la vita sottile e costretta all’interno del corsetto, su cossu.

Foto3 webSopra il giubbetto, su giponi, si indossava sa perra di forma triangolare, a volte in tessuto di seta, che serviva a nascondere la scollatura e il seno. Il grembiule era ampio e copriva interamente la gonna. Si usavano pochissimi gioielli, una spilla e qualche bottone a chiusura delle maniche del giubbetto oltre agli accessori, ventaglio e fazzoletto da mano.
Quest’abbigliamento era indossato prevalentemente per recarsi in chiesa e seguire la prima messa nel giorno di domenica.

Foto4 webColoro che potevano permetterselo indossavano lo scialle in tibet. Questo copricapo d’importazione, di forma quadrata, era arricchito con frangia in cordoncini di seta annodati secondo la tecnica del macramè. Quello nero, rappresentativo del lutto stretto, apparteneva alle vedove mentre il marrone era adatto al mezzo lutto. Sotto lo scialle, la testa era coperta da un fazzolettino, anch’esso nero o marrone, rimboccato in modo da coprire la parte bassa del viso o sistemato con un semplice nodo sotto il mento. Chi disponeva di uno scialle ricamato poteva scegliere di tingerlo nei colori del lutto per poi indossarlo nuovamente.
Piegato a rettangolo, con i lembi uno sopra l’altro e spinti indietro, lo scialle, oltre a coprire il capo, avvolgeva interamente spalle e busto che non dovevano essere mostrati.

Foto7 webIl passaggio da lutto grave a mezzo lutto era condizionato da alcune variabili come il grado di parentela con la persona scomparsa, il tempo che intercorreva rispetto alla data di morte del defunto e l’età di colei che si trovava in condizione di lutto. Le vedove erano tenute a mantenere l’abito nero a vita, a meno che non contraessero seconde nozze. In tal caso vestivano abiti non appariscenti, tendenti a tonalità scure, sul marrone, tabacco o tinte terra. Foto8 webNegli altri casi di parentela avveniva una transizione graduale verso l’abito marrone da mezzo lutto, che veniva comunque indossato per un periodo variabile. Alcune donne in età avanzata preferivano non dismettere il mezzo lutto. Questo succedeva ad esempio in caso di scomparsa di un figlio. Quando moriva un parente lontano si indossava il vestiario da mezzo lutto per un periodo limitato, ritornando in seguito agli abiti usuali, soprattutto se chi aveva subito la perdita era una persona giovane. La durata del lutto verso un genitore poteva essere ugualmente condizionata dall’età della figlia. Se questa era molto giovane, manteneva il lutto per un certo periodo, passando successivamente ad abiti colorati.
Tendenzialmente i colori scuri come nocciola, blu o grigio erano prescelti dalle donne in età avanzata a prescindere dalla condizione di lutto.

Foto6 webNel periodo invernale si utilizzava anche lo scialle in lana pesante, su sciallu grussu, una variante adatta sia per l’uso quotidiano che per il lutto. Su sciallu a frocchitus mannus, marrone o nero, era particolarmente pesante e presentava una frangia a cordoncini grossi lungo il bordo.
Un altro modello, utilizzato nella circostanza del mezzo lutto, era lo scialle marrone a fascia viola, anch’esso con frangia a frocchitus.
Sa mantilla da lutto, nei due colori bianco e nero, non era particolarmente diffusa nel Sulcis. Ciò dipendeva dal fatto che tra fine Ottocento e inizio Novecento, le signore agiate che potevano riservarsi questo copricapo di gala erano pochissime in ogni paese. Inoltre, come detto sopra, le vedove non presenziavano a eventi di gala. Dovevano mantenere un atteggiamento poco gaudente e una vita ritirata. Il loro abbigliamento era sobrio e rifletteva questo rigore.

A cura di Vanessa Garau

[Le foto pubblicate sono di proprietà del Gruppo Folk Sant’Elia Nuxis]

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