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Tradizioni. Mode e tessuti nel Sulcis. “Su Sciallu de tibet” Gruppo Folk Sant’Elia Nuxis (di Vanessa Garau)
Mode e tessuti nel Sulcis. “Su Sciallu de tibet”. Anche conosciuto nel Sulcis come su sciallu venezianu, lo scialle in tibet, trova le sue origini nello zendàle veneziano. Quest’ultimo era ampio e nero, con lunghe frange, usato soprattutto dalle popolane veneziane. Veniva indossato per coprire il capo e le spalle, appuntandolo sulla testa con un fermaglio. Le frange venivano annodate come una sciarpa attorno al corpo, lasciando pendere le cocche (i nodi alle estremità) sul retro. I primi scialli veneziani erano confezionati sia in lana che in seta e in vari colori.
Dal 1848, con la proclamazione del lutto per i caduti della lotta di liberazione del Regno Lombardo-Veneto dal domino austriaco, questi indumenti diventarono rigorosamente neri e si diffusero due sole tipologie: estivo e invernale. Le differenze stavano nella pesantezza del tessuto, nella lavorazione e nella lunghezza delle frange. Il modello invernale presentava frange corte, mentre quello estivo era realizzato con frange più lunghe. Anche la grandezza cambiava, ampio quello per la stagione fredda così da svolgere al meglio la sua funzione di coprire e avvolgere, meno abbondante il secondo, provvisto di frange larghe e quindi più adatto alle calure estive.

Nel Sulcis erano diffusi quelli in lana tibet o fresco di lana che venivano indossati dalle donne agiate. Esistevano due varianti di colore, nero adatto alle donne in lutto e alle vedove, e marrone, usato sia nelle situazioni di mezzo lutto ma anche come copricapo ad uso quotidiano. La consistenza del tessuto e l’ampiezza dello scialle variavano: in fresco di lana e sottili quelli per la stagione calda, più robusti quelli ad uso invernale. Il bordo era ornato da una frangia in cordoncini di seta in tinta, annodati secondo la tecnica del macramè. L’intreccio, l’altezza della bordura e il tipo di annodatura andavano dalle forme più semplici alle più elaborate.
La donna borghese indossava su sciallu a mata, ovvero lo scialle marrone, in fine lana tibet, ricamato a mano. Il ricamo poteva essere eseguito dalla stessa proprietaria dello scialle o da terze persone che mettevano a disposizione la loro abilità. Si trattava della raffigurazione di mazzi di fiori circondati da ghirlande di fiori e spighe che interessavano sempre la parte posteriore triangolare che ricopriva il capo e le spalle.
Non di rado erano le suore di alcuni ordini religiosi a ricevere l’incarico di ricamare questi scialli o a formare all’arte del ricamo giovani allieve del Sulcis.
Nel territorio erano in uso due varianti: “su sciallu a mata trista” e “su sciallu a mata allirga”.
Il primo si componeva di ricami monocromatici realizzati con colori scuri come senape, oro e ocra, che conferivano al copricapo una nota di serietà. Questo scialle era indossato dalle donne meno giovani e sposate da un certo tempo.
Il secondo si presentava invece con ricami policromi realizzati ricorrendo a colori vivaci come rosso, verde e fuxia che, combinati insieme, rendevano lo scialle marrone particolarmente vistoso.
Questa tipologia era adatta alle donne più giovani. Sia le particolarità della frangia che la disposizione dei ricami costituivano inoltre un elemento di riconoscimento geografico.
Su sciallu a mata era usato, a volte, anche come copricapo nuziale.
Nelle occasioni di gala veniva indossato sopra un fazzoletto bianco in tulle. I capelli in tal caso erano avvolti dalla cuffia rossa, “sa scofia”, mentre i lembi del fazzoletto venivano annodati. Se combinato con l’indianina (gonna in pregiato cotone stampato) su sciallu a mata poteva essere sovrapposto sia al fazzoletto in tulle che a un raffinato fazzolettino di altro tessuto annodato sotto il mento. Quest’ultimo veniva indossato di solito direttamente a contatto con la capigliatura, trattenuta anche da sa toca, una sorta di triangolo in cotone che assomigliava a una fascia per capelli.
A Nuxis sono stati rinvenuti cinque scialli d’epoca a mata allirga e tre pezzi a mata trista. Alcuni esemplari, sia ricamati che nella versione liscia, sono passati di mano fino ad uscire dal territorio di Nuxis verso altri paesi del Sulcis.
Gran parte degli scialli provenivano dalla Primaria Fabbrica Facchinelli e Firmo di Brescia, fondata nel 1825, un marchio storico nella produzione di scialli in tibet con frangia in macramè.
A cura di Vanessa Garau
[Le foto pubblicate sono di proprietà del Gruppo Folk Sant’Elia Nuxis, due foto sono tratte dal WEB]