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Sant'Antioco. Oggi 13 Novembre si festeggia il Dies Natalis di S.Antioco Martire. (di Roberto Lai)

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Su S.Antioco,martire sulcitano, dalle varie tradizioni, sia quella letteraria (vite,leggende), sia quella liturgica ( lezioni dell'antico ufficio, matirologico), sia quella paraliturgica (la "Passio del Santo), possiamo ricavare le seguenti notizie: che egli nacque nella Mauritania Cesarea, provincia romana dell'Africa, che oggi forma il Marocco e parte dell'Algeria, da nobile famiglia cristiana e fu cristianamente educato ( sua madre è chiamata Rosa e suo fratello Platano, entrambi venerati come santi locali in alcuni paesi della Sardegna).Il nome del padre è rimasto ignoto. santantioco piccAntioco si dedicò ben presto agli studi e particolarmente nel campo medico, in cui divenne esimo maestro, praticando la medicina non solo per lucro ma come una santa missione, a favore sopratutto dei più poveri. Fu sempre nella sua vita splendido esempio di virtù cristiane e testimone esimo della fede contro il paganesimo idolatra, non solo predicando il vangelo in molte regioni (persino nella Galazia e Cappadocia, secondo alcune tesi), ma soprattutto testimoniandolo dinanzi alle minacce dell'imperatore Adriano (♱138). L'Imperatore lo redarguì acerbamente poiché, come medico, aveva preferito il culto di un uomo, punito con la crocifissione, a quello degli Dei di Roma. Lo minacciò invitandolo a rinnegare la fede in Cristo. Antioco non ripudiò il suo Dio e sfidò Adriano dicendogli che non si sarebbe mai convertito al paganesimo. Le minacce di Adriano furono inutili e fecero accrescere in lui la fede cristiana. Altrettanto inutili furono i tormenti a cui venne sottoposto. Gli vennero dapprima abbruciacchiati i fianchi con ferri roventi; dopo fu messo in una caldaia in cui bollivano olio, pece e zolfo. Antioco, fattosi il segno della croce, entrò in quelle infiammate materie serenamente, uscendone, con generale stupore, illeso. Adriano sorpreso dalle reazioni di Antioco pensò di sfogare la sua ira in modo diverso gettandolo in un anfiteatro, nel quale ruggivano leoni e leopardi, ma queste belve non osarono neppure sfiorarlo. L'imperatore rimase allora sbigottito da tanto portento, mentre meditava quale altro terribile tormento potesse ancora infliggere al servitore di Dio, un terribile terremoto distrusse tutte le statue degli dei pagani. Innanzi a questo, Adriano e tutto il popolo dei pagani ebbero così paura che l’imperatore ordinò che Antioco fosse esiliato in un’isola chiamata Sulci ( Sardegna, odierna Sant'Antioco). A seguito di quell’ordine, un cavaliere romano, chiamato Ciriaco, si imbarcò con Antioco e, dopo diversi giorni di navigazione, arrivarono nell’isola di Sulci e quivi il Santo fu lasciato in esilio. Ma la fama dei suoi miracoli si faceva sempre più grande, le guarigioni che operava sui tanti ammalati, che da lui accorrevano, erano davvero prodigiose. Le gesta di Antioco giunsero al pretore romano di stanza a Karalis ( Cagliari) che inviò un gran numero di soldati a Sulci per arrestarlo. In quell'antro terminò, orante e contemplante già la visione di Dio, il corso della sua vita; ivi venne sepolto e continua nei secoli, con prodigi incessanti, quella missione che fu la sua caratteristica di vita, di medico cioè dei corpi e delle anime. Pochi però sono gli elementi sicuri per farci un'idea esatta del personaggio, divenuto leggendario nella agiografia sarda, mancando sopratutto fonti storiche in senso stretto, chè quelle che passano per tali o sono recenti o sono inficiate da elementi fantasiosi e leggendari o con conglobano nella persona di Antioco tratti e fatti confusionari. Un' esempio è la confusione che regna tra S.Antioco Sulcitano e l'omonimo di Sebaste. Il mio intento, è quello di porre l’accento sulla diversa natura storiografica dell’Antioco sulcitano e del gemello di Sebaste. Quando i monaci vittorini arrivarono sull’isola per intraprendere la bonifica del rito ortodosso, trovarono a Sulci una situazione ben affermata: un culto vivo che permeava totalmente la fede degli isolani e un’antica tradizione orale che riportava le gesta del martire sulcitano. Il culto era talmente importante, da far sorgere, nel suo tempio, una tra le più importanti sede vescovili della Sardegna. Tra le fonti storiche che ci hanno aiutato a ricostruire la storia di Antioco, abbiamo forse, a mio avviso, la più suggestiva: la "Passio" che abbiamo qui brevemente riassunto. Essa, seppur riporti diversi errori temporali, mi sento di affermare che il compilatore aveva una minuziosa conoscenza della tradizione orale del santo, la cui fama, nel corso dei secoli precedenti, aveva varcato i confini sardi. Non abbiamo alcuna certezza sulle date e sui luoghi, ma, mettendo a paragone la passione di Antioco sulcitano con quella dell’omonimo armeno, le uniche certezze storiche e temporali vengono offerte da quella del santo sulcitano. Non si sa chi abbia scritto la passione di Sant’Antioco di Sebaste, ma è sicuro che il Catolicòs Krikor Vgayasser (l’amante dei martiri), nel XII secolo, l’abbia rimesso nell’elenco dei santi della chiesa Armena-cilicena, recuperandolo da scritti già esistenti. Per una lettura più completa sulla vita di Sant’Antioco-Vlas Armeno di Sebaste, si consulti lo studio di B.Torkom, Surpk Yev Donk. É molto difficile stabilire la data della sua composizione e tantomeno ritenere attendibile la tesi dell’arcivescovo ortodosso V. Herghelian, il quale sostiene che le vicende storiche di Sant’ Antioco Armeno siano state tradotte dal greco in lingua Armena–krapar, nel VI secolo, dai discepoli dei padri Tarkmanicik vartabedk, nel Mez Haik. Nel martirologio armeno si narra che Sant’Antioco Vlas di Sebaste nasce nel III secolo, in una famiglia nobile pagana. Studia filosofia e medicina. Si converte alla fede cristiana e si dedica alla cura dei malati e miseri, predicando il Vangelo. Diventa vescovo di Sebaste dell’Armenia storica (attuale Turchia). Durante le persecuzioni di Licino, si rifugia in una grotta e vive da eremita, dedicando, però, la sua vita a guarire i bisognosi. Scoperto il suo rifugio, viene portato in Sebaste, interrogato e, dopo aver testimoniato di essere cristiano, viene imprigionano, picchiato, scorticato e alla fine decapitato. La versione della Passio del santo armeno, che solitamente viene messa a confronto con quella del nostro santo, racconta che questi fosse originario della città di Sebaste, fratello del celebre martire San Platone, e quivi esercitasse la professione di medico. Anch’egli si recò, come tanti altri evangelizzatori, nell’antica Anatolia (Galazia e Cappadocia) per professare la fede in Cristo. In uno di questi viaggi, precisamente in Galazia, fu arrestato da Adriano per ordine del quale subì diversi tormenti. Una volta appeso al patibolo, gli furono lacerati i fianchi e passate torce infiammate sulle piaghe. Poiché egli restava insensibile a questi tormenti, fu immerso in una caldaia piena d’acqua bollente, vi rimase per sette giorni interi e ne uscì indenne e risplendente di gloria e grazia divina. Venne dato allora in pasto alle belve che, però, non osarono avvicinarlo. Poco dopo, con la sua preghiera, fece crollare i templi pagani e cadere tutti gli idoli, riducendoli in polvere. Fu quindi decapitato con un secco colpo di spada e, quando la testa cadde per terra, dalla nuca colarono sangue e latte. Di fronte a questa testimonianza di fede in Cristo, il suo carnefice Ciriaco si convertì, in ipso facto, alla fede cristiana ed entrambi ricevettero la corona e palma del martirio. Lo stesso racconto lo troviamo riassunto in altre fonti. Inoltre, la passione di San Platone, fratello di Antioco di Sebaste, ci testimonia che il suo martirio avvenne sotto Massimiano; quindi Ciriaco e Antioco di Sebaste, probabilmente, furono vittime della persecuzione dioclezianea. Per quanto riguarda la città d’origine, tutti i testi ci danno Antioco come originario di Sebaste e, tra le sette città con questo stesso nome, gli Acta Sanctorum scelgono la Sebaste in Armenia. Sennonché, le medesime fonti indicano il santo come appartenente alla Galazia; ora, è perfettamente documentato che San Platone era di Ancira, città della Frigia, inoltre che, dopo l’invasione dei Galli, venne a trovarsi in quella parte della Galazia abitata dai Tectosagi e che pertanto, nell’epoca imperiale, ebbe anche il nome di Sebaste dei Tectosagi. In rapporto a quanto detto, possiamo, quindi, ritenere che i due martiri, Santi Antioco e Ciriaco (di Sebaste), fossero originari di Ancira, come San Platone, e possiamo ragionevolmente supporre che in questa città sia avvenuto anche il loro martirio. Infine, per quanto riguarda il loro culto, abbiamo una testimonianza preziosa nell’antica Vita di San Teodoro Siceota, del sec. VI, dove si racconta un miracolo avvenuto il 16 luglio, mentre Teodoro celebrava la solenne liturgia in onore di Antioco, nella chiesa a lui dedicata. Questa indicazione ci permette di precisare le varie date dedicate ai due santi nel Martirologio Romano e nei Sinassari bizantini e di stabilire che, tra esse, quella del 16 luglio sia la più antica. Inoltre, per la prima volta, abbiamo un’indicazione precisa della chiesa dedicata al Santo di Sebaste, ubicata nella città di San Teodoro, cioè in Dara, città della Mesopotamia, che dal 507 era stata chiamata Anastasiopoli. Alla luce di quanto esposto, ritengo improbabile che l’agiografo sulcitano si sia ispirato a una passione così confusionaria, avendo a sua disposizione un culto e una tradizione orale senza tempo. In buona sostanza se gli antichi, comunque, peccarono per eccesso, ampliando, fantasticando, creando, i moderni forse peccarono per difetto, con molta superficialità. Affermare che la Passio del nostro S.Antioco sarebbe stata stilata sulla falsariga dell'omonimo di Sebaste ( ma anche nel Nuovo Testamento certi fatti sono narrati e descritti sulla falsariga di fatti dell'Antico Testamento, senza per questo essere noi obbligati a negare la veridicità), non ci da diritto di privare il Santo di questo contributo di sangue o di sofferenze che egli ha dato, come la tradizione più antica gli riconosce, per testimoniare a Gesù Cristo la sua fede. Direi anzi che questo è un argomento in favore del suo martirio, perchè è naturale, se uno indossa il vestito di un'altro, che quel vestito debba essergli adatto o congeniale. E' poco credibile che Antioco sulcitano, se non fosse stato creduto martire da sempre, fosse data la veste, ossia venisse arbitrariamente riconosciuta la prerogativa del martirio di qualche altro santo. Così pure, se si accettasse come semplice segno di un'idea religiosa ( quasi ricercando un preciso genere letterario nella vita) il crollo delle statue degli idoli a un segno di croce da lui tracciato, o il terrore dell'imperatore Adriano alla sua professione di fede, o l'impotenza delle fiere rese mansuete dalla sua presenza, non si dovrebbe per questo negare che S.Antioco, con la sua fede tetragona di fronte anche ad efferati supplizi, abbia compiuto con gli altri difensori della fede cristiana al crollo della idolatria, ad ammansire delle belve umane spesso più feroci delle stesse fiere, ed al rovesciamento di un impero pagano fondato sulla superstizione, sulla idolatria, sulla menzogna, sulla violenza e sulla immoralità. Che il martire S.Giorgio, proprio per la vasta diffusione del suo culto in Oriente e in Occidente, è detto Megalomartire ( il grande martire), altrettanto possiamo dire, per più di una valida ragione, di S.Antioco, il Megalomartire della Sardegna. E forse proprio per questo l'uso antico di raffigurare S.Antioco con proporzioni monumentali, più che riferirsi alla sua statura fisica, come vuole un'antica tradizione che lo indica "Hombre de grande estatura de cuerpo y de casta de gigante", vale a dire " gigante di razza", sembra piuttosto doversi riferire alla sua gigantesca statura morale di santo, di evangelizzatore, di martire. Pochi Santi in Sardegna sono stati tanto onorati, venerati ed amati come S.Antioco. Tanta era la venerazione e il rispetto verso questo Santo da parte dell'intera Sardegna che, come risulta dalle testimonianze dei processi sui Miracoli di S.Antioco svoltisi in Iglesias nei secoli 16° e 17°, non se ne pronunziava mai dai suo devoti il nome senza farlo precedere dall'appellativo " Glorioso", così da essere chiamato " Il glorioso S.Antioco". Tale capillare devozione in tutto il territorio Sardo è meglio indicata nella cartina sulla diffusione del culto di S.Antioco in Sardegna curata da Walter Massidda. Un culto così antico, così diffuso in tutta la Sardegna che gli ha elevato templi ed are, così sentito dalle popolazioni sarde ( persino i seguaci di Maometto mostrarono venerazione per il Santo, donando olio purissimo per la sua lampada), dimostra ampiamente quanto ben radicata fosse nella coscienza e nella stima dei fedeli la vigorosa santità di Antioco e la sua potenza taumaturgica. Quanto alla popolarità di S.Antioco sulcitano in oriente, nei luoghi che videro nascere e imperare il Cristianesimo, segnalo un'incredibile opera che pubblicai negli Annali 2011 nei luoghi che video nascere ed imperare il Cristianesimo. Una tavola custodita nel Convento di San Giacomo degli Armeni a Gerusalemme. Si tratta di una copia eseguita del XVIII sec. da un originale del XIV-VI secolo. Il santo è raffigurato a mezzo busto, in una posizione rigidamente frontale con il volto scuro e barbato. Indossa il tradizionale abito monacale, mantello, tunica manicata e cappuccio color porpora. Con la mano destra regge un rotolo su cui è riportata una frase in armeno classico antico: " O Cristo medico dei..." ( l'ultima parola è incomprensibile). La mano sinistra regge la palma del martirio. In alto è riportata, sempre in armeno classico antico, un'altra frase: " Santo testimone nero ( scritto in piccole lettere) di Cristo Antioco." La figura è modellata con un incarnato scuro, che in oriente distingue il Santo sulcitano dall'omonimo di Sebaste.

Roberto Lai

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