NOTA! Questo sito utilizza i cookie e tecnologie simili.

Se non si modificano le impostazioni del browser, l'utente accetta.

Approvo
16
Thu, Apr
0 Nuovi articoli

Tradizioni “Giogus Antigus” Gruppo Folk Sant’Elia Nuxis (di Vanessa Garau)

Ritagli
Aspetto
Condividi


Giogus antigus, quCopyright © 2008-2016 tentazionidellapenna.comesto il tema che il Gruppo Folk Sant’Elia Nuxis propone nel nuovo articolo dell’anno 2022 “Ricerca e Tradizione”.Uno sguardo alla varietà di giochi con i quali i nostri nonni si divertivano nell’infanzia. A partire da alcune interviste qualitative abbiamo raccolto materiali e ricordi sui momenti ludici che hanno accompagnato intere generazioni di bambini (i nonni e i nostri genitori) uniti dal desiderio di trascorrere momenti spensierati, al di là dell’estrazione sociale. Gruppi a volte anche misti, maschi e femmine insieme, si ritrovavano per le tranquille strade del paese o nel cortile di casa, sa pracia, accompagnati dalla straordinaria inventiva di chi riusciva a divertirsi e organizzarsi anche con mezzi spartani. Semplici regole e un equipaggiamento minimale bastavano a realizzare una varietà di giochi che al massimo richiedevano un po’ di resistenza fisica. Uno dei più conosciuti era Cuaddu forti, un gioco di gruppo nel quale un bimbo si metteva spalle al muro mentre un secondo bambino, abbracciando i fianchi del primo, si curvava. Dietro quest’ultimo gli altri del gruppo facevano lo stesso, fino a creare una sorta di “cavallino”. A quel punto, un secondo gruppo di bambini procedeva con i salti. Chi iniziava cercava di arrivare in groppa a colui che si era curvato per primo, in modo da garantire spazio a chi avesse saltato in seguito. La regola prevedeva di fare attenzione a non spostarsi e di rimanere in groppa ben saldi. In caso di errore si creava un cambio ovvero tutti quelli che avevano saltato dovevano disporsi sotto, prendendo il posto dei bimbi dai quali in precedenza erano stati sostenuti. Questo gioco era prevalentemente maschile e ritenuto non appropriato per le bambine sia perché richiedeva sforzo fisico sia perché le femminucce indossavano il vestitino che certamente si sarebbe sollevato nel corso di quei balzi acrobatici.
Lunamonta prevedeva di saltare a gambe divaricate un compagno curvo in avanti. Chi saltava doveva a sua volta disporsi a ricevere il salto del secondo saltatore e via di seguito per tutto il gruppo dei partecipanti. Questo gioco era accompagnato dalla recita di una filastrocca: “Luna monta, Due monta il bue, Tre la figlia del Re etc...”. Man mano che si saltava ognuno recitava un passaggio. L’ultimo in turno saltava tutti i compagni già piegati e a sua volta doveva disporsi per essere saltato dagli altri. La regola prevedeva di saltare senza toccare il bimbo abbassato, pena la perdita del turno.
Un gioco simile era il Va pied, una sorta di salto in lungo, misurato con i piedi. Chi incominciava poteva poggiare le mani sulla schiena del compagno inchinato nel punto da cui dare inizio al primo salto. Man mano che si procedeva, la distanza misurata piede per piede aumentava, rendendo il gioco per gli altri bambini sempre più complicato.
Su Pincareddu coinvolgeva anche i più piccoli e consisteva nel colpire un sassolino con l’uso di un solo piede, saltellando, per farlo arrivare in apposite caselle disegnate per terra.
Un altro piacevole diversivo erano is birillias, piccole sfere di vetro colorato con cui si potevano organizzare diverse regole di gioco. Un uso piuttosto comune prevedeva di colpire con una pallina quella dell’avversario per potersele quindi accaparrare entrambe. Is biriglias venivano accumulate e utilizzate come giocattoli di scambio o da collezione.giochi 2
Tra i maschietti era diffusa anche sa frucidda o su tira lasticu, una sorta di fionda giocattolo, realizzata in legno e provvista di due elastici che venivano tesi insieme a una pezza elastica più larga, contenente il sassolino da lanciare. Su tira lasticu veniva usato per cacciare uccellini, per spezzare la coda delle lucertoline e anche come difesa personale. Il pallone per giocare a calcio, giogai a bocia, era fatto di carta tenuta insieme con lo spago. Era d’obbligo che fosse morbido da calciare visto che molti bambini camminavano scalzi. Veniva sostituito con uno nuovo solo quando era totalmente distrutto. Sa bardunfula, realizzata in legno, usata anche dalle bambine, era una trottola a forma conica con un chiodo in punta. Tutt’intorno ad essa veniva avvolto uno spago. La trottola veniva poi lanciata a terra trattenendo l’estremità dello spago in modo che questo, svolgendosi, le imprimesse un movimento rotatorio. Quella la cui durata di giri era maggiore vinceva sulle altre, in uno spazio dove ne roteavano diverse, tanto che una colpendo l’altra poteva romperla. Con su fusili e sa pistola in legno i maschietti inscenavano sparatorie e giochi di caccia. Giogai a mamacua corrispondeva invece al nascondino. Un bimbo o bimba del gruppo contava in disparte finché gli altri non avessero trovato un posto dove nascondersi. Chi faceva la conta si interrompeva esclamando “A cuau o no a cuau bessu!”ovvero nascosto o meno, ora esco a cercarti. A quel punto aveva inizio la ricerca dei compagni nascosti. Chi perdeva, alla fine doveva scontare una piccola penitenza. Vi erano inoltre divertentissimi giochi realizzati scommettendo frutta secca, mandorle e nocciole. Su piciu-cu consisteva nel mettere a disposizione delle mandorle. Una di queste veniva bagnata con la lingua da un bambino del gruppo e nascosta nel mucchio. Chi la prendeva durante il gioco perdeva le mandorle accumulate fino a quel momento.

Tra le bambine era comune giocare con is pipìas de straciu, bamboline realizzate in casa con ritagli di vecchio tessuto avanzato. Una variante erano is pipìas de canna ovvero le bamboline con una intelaiatura fatta in canna e quindi rivestite in tessuto. La forma era semplice, una sorta di croce che diventava un corpo da modellare e fissare con apposite cuciture. La gonna in miniatura e un grembiulino facevano il resto.

giocho 3

gioco 4gioco 5gioco 6gioco 7gioco 8Graziella Melis, componente del Direttivo del Gruppo Folk Sant’Elia Nuxis, esperta nella riproduzione degli abiti tradizionali sulcitani, ha ricostruito queste bambole che sua madre e la zia le confezionavano da bambina. Fatte di canna e altri materiali grezzi, con i capelli in lana o fieno messi insieme. La testa poteva essere coperta da un fazzolettino che contornava il viso, raramente ricamato a filo. Ben presto i ricordi di Graziella si sono trasformati in passione unita alla ricerca. Trampolino di lancio fu la tesi di laurea di sua figlia, in parte dedicata all’approfondimento sui giocattoli antichi. A ciò si aggiunse la richiesta del modellino di una bambolina da presentare all’Università. Così nacque l’idea di riprendere in mano uno di quei balocchi, gelosamente conservato, per riprodurlo. Forme, incastri, tagli e misure furono attentamente vagliati per ricostruire una bambola che fosse il più possibile fedele all’originale. Col tempo Graziella ha scelto di arricchire le sue bamboline, vestendole con gli abiti tradizionali dell’area sulcitana. Tessuti preziosi e gusto nei dettagli, con l’aggiunta a volte di qualche elemento accessorio, le hanno rese veri e propri pezzi artigianali da collezione. Le foto nell’articolo mostrano i passaggi per la realizzazione di una pipìa de canna.gioco 10gioco 9 gioco 11foto 16 foto 14gioco 12  foto 15Il pezzo di canna su cui lavorare deve essere provvisto di nodo in cima per evitare che la stessa, una volta aperta per buona parte della sua lunghezza, possa spaccarsi del tutto. La parte superiore, corrispondente alla testa e al viso, viene imbottita con ovatta per conferire consistenza e quindi rivestita con panno di cotone grezzo ben tirato. Si riveste inoltre di tessuto anche la parte sottostante della canna. Le braccia sono realizzate in un pezzo unico, utilizzando fil di ferro rivestito anch’esso con ovatta e panno di cotone grezzo. Prima di unirle al resto del corpo con l’ausilio di una fettuccia, vengono abbellite con un ulteriore ritaglio di tessuto. In fine, si procede alla vestizione completa, realizzando le diverse componenti dell’abito come sottogonna, gonna, grembiule, copricapo etc… Il risultato sono piccoli gioielli, ognuno diverso dall’altro, unico e irripetibile che testimoniano, con i colori e lo stile rigoroso dei loro abiti, l’identità di un popolo da cui prendere linfa e continuità per consegnarle a chi viene dopo.

 

A cura di Vanessa Garau


[Le foto pubblicate sono di proprietà del Gruppo Folk Sant’Elia Nuxis.
Si ringrazia Graziella Melis per la collaborazione]

 

Aggiungi commento


Codice di sicurezza
Aggiorna

Iscriviti!! E' Gratis

Iscriviti attraverso il nostro servizio di abbonamento gratuito di posta elettronica per ricevere le notifiche quando sono disponibili nuove informazioni.
Pubblicità