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Sant'Antioco. Intervento Antonello Cabras al convegno sul piano Sulcis

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Pubblichiamo la trascrizione dell'intervento l'intervento dell'ex Presidente della Regione Sardegna Antonello Cabras pronunciato in occasione della tavola rotonda che si è tenuta a Sant’Antioco la settimana scorsa, sul tema “Piano Sulcis”.
<Sono dichiarazioni importanti, concernenti i temi fondamentali del futuro sviluppo economico del nostro territorio- afferma il consigliere comunale di minoranza di Sant'Antioco Salvatore Massa- sulle quali è opportuno riflettere.
al convegno sul piano Sulcis che si è svolto la settimana scorsa in citta si è discusso anche sulle opportunità di relizzazione del ponte o del sottopasso, argomento che sta dividendo l'opinione pubblica e politica cittadina

Grazie e buongiorno a tutti. Mi fa molto piacere essere qui, è da molto tempo che non è più consuetudine che io partecipi a riunioni pubbliche per il paese dove vivo e dove sono nato anche se il lavoro e gli studi mi hanno portato fuori, ma come sanno tutti quelli che mi conoscono bene ed ai quali capita d'incontrarmi io sono sempre di Sant'Antioco. Mentre ascoltavo l'introduzione e gli interventi che hanno seguito, sono andato con la memoria a cosa stavo facendo il giorno che è stato inaugurato il ponte, ovvero quando la benna dell'escavatore ha rimosso l'ultimo pezzo di terra che collegava le due sponde dell'apertura del varco. Era una giornata che aveva mobilitato tutto il paese come forse in poche occasioni succede nella storia, erano tutti lì. Io ero Consigliere Comunale allora, ma ahimè ero ricoverato all'ospedale di Carbonia perché proprio in quel periodo ero stato costretto da un'infermità e mi avevano fissato l'intervento in quei giorni e quindi non avevo vissuto direttamente l'evento che aveva segnato quel momento che in molti di allora consideravano un evento storico e che si concludeva dopo lunghi anni di battaglie di progetti e così via. Sono passati da allora più o meno trentacinque anni, e stiamo discutendo dello stesso argomento, ma mi pare che l’affermasse anche il consigliere Melis nel suo intervento: le motivazioni di allora sono profondamente diverse da quelle sulle quali ci stiamo concentrando oggi, pertanto mi piace iniziare da questo perché non possiamo trascurare il tempo che passa dal momento in cui abbiamo un'idea a quando quest'idea si realizza perché nel frattempo il mondo cambia, e direi che una differenza profonda che c’è tra il tempo di allora e quello oggi e che la velocità di cambiamento dei tempi di oggi è molto più rapida dei tempi di allora. Questo dato secondo me va tenuto presente perché anche gli elaboratori del piano strategico della Provincia quando si sono applicati hanno lavorato in un contesto (pur non essendo passati tanti anni) che io considero molto cambiato. Le motivazioni di allora erano legate solo alla “pulizia dell'acqua”, perché quando (il ponte) fu pensato, nel cosiddetto stagno come lo chiamiamo noi (o mare chiuso come lo chiamano coloro che non sono di Sant'Antioco) venivano scaricate le acque sporche di Carbonia Sant'Antioco San Giovanni e così via, senza alcun depuratore. Le motivazioni sulle quali discutiamo oggi sono varie però vorrei ragionare su quella che viene considerata la prevalente. Per noi Antiochensi la questione fondamentale è quella della nautica, perché tutto sommato siamo poco innamorati delle questioni riguardanti il traffico e tutto il resto.
Ricordo infatti che la prima proposta di circonvallazione anni fa provocò una reazione cosi violenta solo per gli espropri indispensabili per realizzarla che dopo trent'anni la strada di circonvallazione non l'abbiamo fatta e tutt’oggi non è il primo pensiero di noi antiochensi quando ci svegliamo la mattina. Il progetto che ci viene proposto oggi poiché noi siamo più sensibili alla parte nautica, risolve la questione? Apparentemente si, nel senso che avendo il ponte un’altezza come quella che è stata ricordata le imbarcazioni come quelle sulle navigo possono passare sotto il ponte per cui questo costituisce una leva che può essere utilizzata in questo senso.
Ma attenzione ai numeri, possiamo pensare che lo sviluppo di questo settore lo analizziamo da Sant'Antioco piuttosto che dal funzionamento dei vari porticcioli messi insieme? Se facciamo un errore campanilistico di questo tipo siamo completamente fuori strada. Siccome il numero di posti barca complessivo di cui ho sentito supera le mille unità, fermo restando il dato di zero nuovi posti barca per Sant'Antioco, posso dirvi che sul totale è una cifra impressionante! E se noi riuscissimo a riempire tutti quei posti barca nel tempo in cui siamo vivi, sia noi che i più giovani di noi, allora il nostro territorio verrebbe completamente rovesciato. E’ una prospettiva realistica questa? Lo pongo come un elemento di riflessione, nel senso che in questo modo entreremmo in competizione con altri siti agguerriti quando i nostri e ambientalmente belli quanto i nostri, per cui quante barche ci devono essere nel Mediterraneo per soddisfare le aspettative o i desideri che ognuno si propone? Io penso che le previsioni che sono state fatto siano molto simili a quelle che si facevano un tempo quando realizzavamo i piani urbanistici, dove si prevedeva un incremento della popolazione insediata (anche per poter pensare al realizzo di nuove aree di espansione che altrimenti non avrebbero avuto giustificazione) molto al di là delle aspettative realistiche. Questo è di fatto un luogo che sta perdendo abitanti, e non ha prospettiva di averne se non arrivano gli immigrati, e questa è la fotografia della situazione attuale.
Tutto questo discorso serve per introdurre un elemento di riflessione: l'opera che ci viene proposta risolve un problema di viabilità? Probabilmente non è solo una questione di viabilità, si parla di un investimento di circa 67 milioni di euro da quello che ho sentito, e l’origine della modifica del ponte nasce dal fatto che l’opera ha bisogno di essere messa a posto, già lì ci sarebbe da fare un ulteriore riflessione in quanto fu inaugurata nel 1981, adesso siamo del 2016 per cui un opera che comunque a quel tempo fu giudicata importante e costosa, oggi viene messa in discussione nella sua struttura dopo soli 35 anni di servizio, credo sia poco plausibile per un opera di quelle caratteristiche; ci deve essere qualcosa nella progettazione che probabilmente non è stata prevista, perché non è possibile che dopo così poco tempo ci si ponga il problema di doverla ristrutturare addirittura al punto di rifarla. Questa comunque è stata la ragione per dire “dato che dobbiamo comunque metterci le mani ne approfittiamo per affrontare uno dei problemi che sono quelli di cui si è parlato negli interventi che mi hanno preceduto”. Arrivo alla conclusione del mio contributo, che vuole esse anche in interrogativo da porre a tutta la collettività.
L'idea de tunnel nacque da un incontro che ci fu all'epoca tra me (che ero presidente della regione) l'avvocato Locci (il sindaco di Sant'Antioco di allora); i lavori dell'attuale ponte si erano appena conclusi e lui mi pose una questione: ovvero con il ponte come si risolverà il problema dell'accessibilità della laguna? Io risposi che si sarebbe potuto risolvere parzialmente, allargando e dragando il canale (furono stanziate allora le risorse necessarie). Per la risoluzione definitiva del problema si stanziarono poi risorse immediate (l'appalto poi non si realizzò per motivazioni burocratiche incrociate tra questioni demaniali e di capitaneria di porto) e si propose all'impresa che allora stava completando i lavori di fare uno studio preliminare per la realizzazione di un tunnel-sottopasso. Vi dico sinceramente che quella soluzione mi convinse, era un progetto pensato senza problemi di interferenze con il traffico, si sarebbe aperto un altro varco, quindi con l'ulteriore vantaggio di migliorare la circolazione dell'acqua, perché in realtà il Tunnel presupponeva la nascita di due vie d'acqua, quello del tunnel stesso da realizzare nella zona del faro e quello dell'attuale ponte, gli studi preliminari per gli scavi dimostrarono che non c’era la presenza di roccia per cui non ci sarebbe stato il pericolo di aggravio dei costi nell’opera di escavo, poi le cose purtroppo sono andate come avete ricordato, ed oggi si ripropone il problema di scegliere tra le due alternative. Io ovviamente non ho elementi per giudicare lo studio di fattibilità e le conclusioni a cui è arrivato, l'unica cosa che vorrei fosse tenuta presente, è quella di fare attenzione a non prendere una decisione nata in un contesto che nel frattempo è cambiato e che costa le importanti risorse prima citate, e vi dico che LA TESI DEL ALTRIMENTI SI PERDONO I SOLDI NON MI CONVINCE, e lo dico perché non può essere più l'argomento che possiamo usare per giustificare qualcosa che non ci convince. C’è una cosa che ci da dei dubbi ma LA FACCIO PERCHÉ ALTRIMENTI SI PERDONO I SOLDI.
In tempi in cui di soldi ce ne sono pochi, dobbiamo contare fino a dieci prima di spenderli ed assicurarci di averli spesi bene. Questa è una riflessione che non vuole essere né di destra né di sinistra, è la riflessione frutto di un'esperienza che possiamo considerare avviata alla fine della sua corsa data l'età ed i ruoli ricoperti fin ora che mi induce a dire: non si può più fare una cosa altrimenti si perdono i soldi. L'attuale giunta regionale che io sostengo e alla quale espongo la mia opinione ogniqualvolta mi viene chiesta sta realizzando un ospedale a San Gavino, opera della quale io non sono convinto, e che costerà ottanta milioni di euro; ebbene io credo che se potessimo decidere oggi come spendere quegli Ottanta milioni di euro probabilmente la scala delle nostre priorità sarebbe diversa perché le cose nel frattempo sono cambiate. Capisco che questo modo di ragionare può essere in contrasto con un sacco di cose, ma vi dico che non più tardi di 24 ore fa ho detto queste stesse cose così come le state sentendo anche all'Assessore Maninchedda. Se potessi decidere io come spendere i soldi del Master Plan li spenderei in altre cose che mi convincono di più, e rinvierei la decisione sul ponte ad un ulteriore riflessione, perché i soldi si possono anche non perdere. Conclusivamente approvo la tesi del Sindaco di Calasetta Antonio Vigo che parlava del fatto che per Sant'Antioco e Calasetta bisogna fare un unico comune con un unico sindaco ed un unico consiglio comunale, in quanto il futuro ci porta li, per cui è importante ritrovarci più spesso per discutere tutti insieme dei temi che ci riguardano, se vogliamo raggiungere l'obiettivo di utilizzare al meglio le risorse di cui disponiamo come territorio.

Antonello Cabras 12/03/2016

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