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Carbonia. Per le comunali Sel ostracizza l'ex pdl Usai: Non vogliamo ex di destra".

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La firma del candidato a sindaco, nonché sindaco uscente, c’è. Giuseppe Casti, leader del centrosinistra a Carbonia, accetta dunque il Diktat dell’alleato a sinistra della coalizione, Sinistra Ecologia e Libertà: «Tutte le forze politiche che aderiscono a questo progetto [al progetto del centrosinistra per le prossime elezioni comunali, ndr] stabiliscono il seguente criterio: non possono candidarsi nelle liste della coalizione di centrosinistra e avere incarichi nella prossima giunta, tutti coloro i quali abbiano avuto ruoli istituzionali con partiti di destra, o coloro che essendo stati eletti nelle precedenti consultazioni nelle liste del centrosinistra, sono passati all’opposizione tradendo il mandato degli elettori. Tutte le liste hanno l’obbligo di attenersi a questi criteri; il garante politico a cui spetta l’ultima parola e la decisione finale è il candidato sindaco Giuseppe Casti».
I nomi e i cognomi di «tutti coloro» non ci sono, nel documento sottoscritto da Casti, dal PD e da SEL (sotto la dicitura “Rappresentanti liste civiche” lo spazio è rimasto, significativamente, bianco), ma li conoscono tutti. Anzi, “lo” conoscono: è quello, inequivocabilmente, di Fabio Usai, “mister 600 preferenze” alle comunali del 2011, record assoluto dal 1993, anno in cui si votò per la prima volta con la preferenza unica, ad oggi. Usai, leader dei giovani di AN nel corso del primo decennio del nuovo secolo, è eletto cinque anni fa nella lista dell’allora PdL. Quando Berlusconi, nel 2013, decide di disfare la creatura del “predellino” e di tornare alle vecchie sigle, la corrente di cui fa parte Usai, capeggiata dall’allora assessore regionale Antonello Liori, sceglie l’opzione Fratelli d’Italia: il consigliere comunale non approva e comincia da questo contrasto il distacco dalla casa madre del centrodestra. La sua azione politica da allora vive in un limbo da cui fuoriesce avvicinandosi al centrosinistra e concretandosi attraverso l’adesione al Partito dei Sardi, formazione battagliera della coalizione isolana, guidata dall’assessore regionale ai Lavori Pubblici Paolo Maninchedda. Il Partito dei Sardi, nel territorio negli ultimi tempi dà vita a una massiccia campagna acquisti, incorporando per esempio, oltre a Usai, il sindaco di Buggerru Silvano Farris e l’ex assessore comunale e provinciale Antonello Dessì. Usai, insomma, fatto “l’alto passo”, è pronto a candidarsi a sostegno della possibile rielezione dell’attuale sindaco e la decisione è ormai nota negli ambienti politici di centrosinistra. A detta degli osservatori, l’assunzione di Usai nei ranghi del centrosinistra non può che fare bene a uno schieramento che, oltre a subire i malumori di una città soffocata dalla crisi del sistema economico, deve rintuzzare la defezione del gruppo piddino che ruota attorno al presidente del consiglio comunale Ignazio Cuccu e che ha candidato il discusso ex sindaco Ugo Piano a primo cittadino.
Circa due mesi fa, tuttavia, dall’ala sinistra della coalizione cominciano a farsi strada malumori pesanti. SEL non lo vuole, lo ritiene un corpo estraneo e si ritiene una specie di “anticorpo” determinato a salvaguardare la “purezza” di una coalizione che è pur sempre abitata dagli eredi del PCI e del PSI. Secondo i “sellini”, che in città tra le altre cose sono guidati dal segretario regionale del partito, il consigliere regionale Luca Pizzuto, quell’Usai che, qualche anno fa, in occasione del 25 Aprile, depositava corone d’alloro «alla memoria di tutti i morti della Guerra Civile del ’43-’45», in alternativa alle manifestazioni ufficiali dell’Italia antifascista, è solo un avversario da tenere lontano. Fino al punto di arrivare, in modo non così brutale ma simile nella sostanza, ad un “o lui o noi”.
La casseruola in cui cuoceva questo “affaire Usai” ha continuato a sobbollire, in una sorta di indifferenza superficiale ma senza che nessuno prendesse il coraggio di concludere la preparazione dell’indigesta pietanza. Finché stamattina è stato diffuso il comunicato con il Diktat di cui al principio, che sembrerebbe lasciare spazio a una decisione di Casti che se, però dovesse essere avversa ai desideri dei SEL, non si sa in quale direzione potrà condurre il destino del centrosinistra a Carbonia. Non manca chi ritenga che, alla fine, tutto si risolverà in una bolla di sapone e che SEL, “obtorto collo”, dovrà accettare la presenza di Usai. Certamente sarebbe una soluzione che lascerebbe sul terreno l’immagine macchiata di chi ha posto un condizione tassativa che è stata dapprima accettata e poi accantonata per una ragione politica di livello inferiore: i voti, piuttosto che i principi.
Si vedrà, insomma. Per la definizione delle liste c’è tempo. Ad ogni modo, Usai non sembra essere l’unico a ricadere nella fattispecie dei «tutti coloro». Ci sarebbe per esempio anche Vincenzo Panio, cha ha già annunciato la sua candidatura nel PD. Candidato a consigliere nell’UDC nel 2011, era in coalizione con il PdL e, dunque, con Usai, per sostenere la candidatura dell’allora parlamentare Antonello Mereu. Sarà candidato o riceverà il medesimo ostracismo riservato a “mister 600 preferenze”? Per non dire della lista civica, di origine UDC, in cui sarà certamente inserito, a quel che si dice, Checco Fele, consigliere comunale, per l’appunto, del gruppo UDC e candidato in questo partito, nelle regionali 2014, a sostegno della mancata rielezione di Ugo Cappellacci. Quale trattamento gli sarà riservato?
Per il centrosinistra è una brutta gatta da pelare, non c’è che dire. E, a dire il vero, non si capisce il motivo di questa improvvisa “rigidità” da parte del partito della sinistra estrema. Perché cinque anni fa l’atteggiamento di SEL fu tutt’altro che intransigente, rispetto ad apporti “non omogenei” al milieu del centrosinistra. Basti pensare all’alleanza con i Democratici Cristiani Sardi, già consolidatasi ai tempi di Tore Cherchi: una lista che si potrebbe definire senza tema di smentita “partito-azienda”, nata nell’ambito del clan della famiglia Randazzo e ricca di dipendenti del locale centro AIAS, quando il rampollo Alberto Randazzo era consigliere regionale del PDL. Allora nessuno dalla “rive gauche” della coalizione guidata da Casti ebbe niente da ridire, né che nel 2006 approdasse in giunta, sempre in quota DCS, Marco Galizia, uomo di punta di Forza Italia fino a poco tempo prima.

Giovanni Di Pasquale

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