A volte ci assalgono i ricordi. Il tempo trascorso che carico di gioie, illusioni, soddisfazioni, vittorie e insucessi ritorna talvolta alla mente. Questo fatto però non è mai distruttivo anzi il più delle volte porta a ricordare, con un groppo alla gola, tempi felici che in fondo al cuore si vorrebbe possano ancora rivivere e non scomparire nell'oblio della storia che ci ha visto protagonisti. In quest'ottica, appassionante e struggente, è sicuramente l'analisi che fa dei momenti preparatori della festa del paese Claudia Serra presidente del gruppo folk di Nuxis.( red.)
"Alla mia età è facile che la mente scivoli nel ricordo e l’emozione rimandi suoni e odori dal passato. Mentre cucino il pranzo domenicale la mente torna, stimolata dall’aroma della carne allo spiedo, a ripercorrere un pezzetto di storia di Nuxis intrecciato a un pezzetto di storia personale. L’inizio dell’estate, la fine della scuola. Quello era il tempo de “s’arrolliu”. Le donne dopo le faccende domestiche si sedevano in cerchio, nel cortile dell’una o dell’altra vicina e lavoravano di mani e di “lingua”. Il periodo era quello della preparazione delle bandierine de “sa festa de Nuxis”. Ognuna di loro portava gli avanzi di stoffe de “is fardetas” e de “is camiseddas” e, pezza dopo pezza, lunghissime strisce di bandierine venivano, imbastite e cucite assieme a storie più o meno reali, più o meno lecite. Fustini di detersivo, per intenderci quelli cilindrici, pieni di chiacchiere, fili e trapezi fioriti, rigati e tinta unita. In un secondo momento, qualche giorno prima della festa, i mariti di quelle donne, armati di scale e forbici, da tetto a tetto, di palo in palo, adornavano le vie. Momenti di condivisione e socialità.
Ciascuno impegnato a organizzare la festa di tutti. Durante la vigilia, fin dal mattino, il paese brulicava di persone intente a preparare la cena per tutto il paese. Dal pomeriggio, uomini accaldati dalla calura e da qualche grado alcolico in più, arrostivano ovini e suini di ogni peso in “sa Cannaredda”. Accanto al fiume, all’abbeveratoio, la goliardia portava quegli uomini a tuffi tra i sassi e “sa menta de arriu”. A noi bambini sotto i dieci anni era assolutamente proibito avvicinarci, ma qualche eco arrivava anche a noi attraverso i racconti dei papà alle nostre mamme, fintamente scandalizzate. Era davvero una festa, Sa Festa…Sa festa de Nuxis.
Abbiamo perso questa buona abitudine, un pochino per inerzia, un pochino per dispetto. Forse per l’eco di quei tempi belli, un gruppo di ragazzi e ragazze unitisi in una associazione culturale dal nome “Su Beranu”, percorrono il piccolo centro come una “circa” dei bei tempi per avere l’occasione di poter riportare “sa festa de Nuxis” se non ai vecchi fasti a un nuovo corso, più consono ai tempi di oggi e chissà che davvero il nostro paese non possa conoscere un nuovo momento di rinascita. L’auspicio è che, come nel nome dell’associazione, una nuova primavera germogli sotto Monte Tamara"
Claudia Serra