Ciascuno sta lì, sulla piazza, con l’amarezza e la rabbia di chi ha la sensazione di essere solo, a lottare per difendere la dignità e il diritto ad essere “persona”. Stanchi di camminare ciascuno con i propri pensieri, abbiamo scoperto che, oberati dai medesimi problemi, possiamo lottare assieme, sulla stessa strada. Prendere coscienza di essere Comunità per unire la mia fiaccola a quella di chi mi cammina accanto e provocare, assieme, un incendio.
“ Voi siete Luce!” – ci dice Gesù.
Il cittadino cristiano ha quindi il compito di non nascondere la propria lucerna ma di elevarla affinché possa fare luce a quanti si trovano nello stesso cammino.
E’ giusto eliminare gli sprechi, combattere la corruzione …la malasanità! Per far ciò non si inizia dall’utente, dall’ammalato, eliminando ospedali, servizi, riducendo gli operatori… costringendo familiari e ammalato a girare in lungo e in largo in cerca di una cura spesso a disposizione immediata solo di chi può mettere mano al portafoglio. Nel Sulcis si vive male anche come “pazienti”. Dov’è andata a finire la nostra Sanità, fiore all’occhiello ed esempio per l’opulenta America che non ha mai riconosciuto per tutti il diritto a curarsi?
Bisogna risparmiare! Lo Stato ha necessità di fare cassa!.. Si è rubato e sperperato e chi ne fa le spese è il popolo, i poveri… gli ultimi.
Spesso mi trovo al Pronto Soccorso. Nella sala d’attesa tanti sono i pazienti accompagnati dai loro familiari. Attendono il loro turno, in silenzio… rassegnati e speranzosi.
Qualcuno si ribella e allora si crea una trincea fatta di incomprensione: si respira tensione perché dall’una e dall’altra parte non si riesce a capire i problemi che ognuno vive. Un tim di due medici, coadiuvati da alcuni infermieri, mettono a disposizione attenzione e competenza … Non possono essere rapidi: hanno fra le mani delle vite da salvare.
Manca il personale, gli operatori sono ridotti all’osso… Tutto questo va a scapito anche del buon rapporto necessario affinchè il paziente possa avere fiducia.
Spesso non si è attenti agli stati d’animo del paziente, specie se questi è anziano: fuori dal proprio ambiente, dalle persone care, si sente perso e il panico lo assale. Ho trovato nel mio diario una pagina che voglio condividere. E’ una notte trascorsa in una corsia di ospedale.
“Il silenzio è ogni tanto interrotto dal suono insistente di qualche campanello e dal passo felpato dell’infermiere.
E’ quasi l’alba ma il buio ovatta ancora il camerone. Dal letto di fronte un anziano cieco si lamenta…
- Fisieddu! … Filu miu!...
Mi avvicino. Gli poggio una mano sulla fronte…
- Fisieddu, sesi?
- Sissi, Babbu!
- Fisieddu, portami a domu! Seu morendi, filu miu…
- Nossi, Babbu… Comenti obresciri da portu a domu.
- Eia?
- Sissi!
Così dicendo gli prendo la mano… Adagio adagio si rasserena… sembra dormire… anch’io mi assopisco con la mano nella sua.
E’ l’alba. La luce filtra dalle fessure delle persiane. Un’infermiera si avvicina. Osserva il vecchio…
- Non vede che è morto!?
- Non me ne sono accorto!...
- E’ suo figlio?
- No… lo sono stato per alcune ore… Chiamava il figlio e …
- Non può stare qua, vada in corridoio.”
Franco Perella