Oggi è l’ultimo giorno di questo viaggio straordinario, non posso lasciare Gerusalemme senza aver visto quello che per gli ebrei è Har haBáyit, il Monte del Tempio, e per i musulmani al-Haram al-qudsi al-sharif, la Spianata delle Moschee. E’ la terza volta che ci provo. La prima volta ho cercato di entrare dall’ingresso riservato ai musulmani e i soldati israeliani mi hanno bruscamente invitato a girare i tacchi. La seconda volta l’ingresso era giusto, ma avevo sbagliato l’orario. Oggi mi piazzo con largo anticipo di fronte alla pensilina di legno dalla quale i non musulmani, dalle 11,30 alle 12,30, possono accedere alla Spianata. La Porta dei Mori viene aperta puntualmente alle 11,30, l’accesso è un pò complicato perché, dopo l’attacco terroristico dell’anno scorso in cui morirono due soldati israeliani e tre terroristi, i controlli di sicurezza sono diventati come quelli dell’aeroporto.
Finalmente sono nel luogo in cui sorgeva il Tempio di Re Salomone. Con soddisfazione noto che la descrizione che ne ho fatto nel mio libro Boe Muliake – il re templare corrisponde.
Lo spettacolo è toccante, in poche decine di metri sono raggruppati alcuni dei monumenti più sacri per le tre grandi religioni monoteiste. Nella Spianata il tempo sembra essersi fermato, scruto ogni pietra cercando di rivivere i 3000 anni di storia che la accompagnano. Il Monte prende il nome dal Tempio che, secondo la Bibbia, vi fu fatto costruire dal re Salomone nel 960 a.C. Nella tradizione ebraica fu qui che Abramo, messo alla prova da Dio, stava per sacrificare il figlio Isacco. Profanato e distrutto dai babilonesi nel 586 A.C. venne poi ricostruito nel 515 a.C. e ampliato a partire dal 20 a.C. da Erode il Grande e dai suoi successori. Al tempo di Gesù il Tempio si trovava dove ora si vede la cupola dorata della moschea, sotto passava una strada romana, ricca di negozi, che era ad esso collegata da un arco. I commercianti, però, preferivano salire al Tempio per vendere le loro merci. Quando Gesù cacciò i mercanti dal Tempio, li allontanò proprio da quell'arco. Il Tempio fu infine distrutto nell'anno 70 dai Romani, gli Ebrei furono cacciati da Gerusalemme cominciando la loro diaspora. I musulmani vi giunsero nel 638, dopo aver conquistato tutta la Terrasanta. Il patriarca Sofronio fu costretto a cedere le chiavi della città al califfo Omar, secondo successore di Maometto, con la promessa che nessun cristiano sarebbe stato perseguitato e nessuna chiesa distrutta. Quando i musulmani entrarono nella città, nel luogo della roccia costruirono una moschea, chiamata di Omar. Con la prima Crociata (1095-1099) il luogo fu occupato dai Cristiani, nel 1129 vi si stabilirono i Templari, i cavalieri del Tempio, e la moschea di Omar diventò una chiesa, chiamata Templum Domini. Dopo il 1186 la città fu riconquistata dai musulmani e passò poi ai turchi che vi restarono fino al 1918, quando con la Prima Guerra Mondiale l’impero Ottomano si dissolse. Dal 1920 la Palestina fu messa sotto il Mandato della Gran Bretagna e da allora da tutta Europa cominciò l’immigrazione degli ebrei in queste terre. Conclusa la Seconda Guerra mondiale, nel 1947 l’Onu stabilì la divisione della Palestina in due stati, uno israeliano e l’altro arabo. Ma quando gli inglesi lasciarono la regione, il 15 maggio 1948 il leader dell'Organizzazione Sionista Mondiale David Ben Gurion proclamò lo Stato di Israele.
La mia ricostruzione storica si ferma qui, penso che bastino questi pochi cenni per comprendere che i conflitti e i venti di guerra di quest’area del mondo hanno radici lontane. Il ‘perché’ la Spianata delle Moschee sia oggi uno dei luoghi religiosi più contesi e più ‘sensibili’ al mondo, il ‘perché’ in tutti gli angoli si vedano soldati e armi, il ‘perché’ per entrarci occorra passare due volte al metal detector, il ‘perché’ della tensione che si respira nell’aria e che tutti fingono di ignorare, si trova in quella storia e in quella degli ultimi 70 anni. Senza quella storia e senza quel contesto non si possono capire la Gerusalemme di oggi e le contraddizioni di questa piccola terra dalle mille frontiere, dai monti brulli e rocciosi battuti dal vento, tra il deserto e il mare.
Domani torno nella mia Sardegna, che ha una storia altrettanto antica. La Bibbia ci tramanda le vicende di un generale Shardana di nome Si-Shar che, nel XII secolo A.C., guidava un esercito con 900 carri ferrati, i cavalli necessari a muoverli e almeno 1800 soldati mercenari. Per venti anni questo esercito tenne libere le rotte commerciali tra Canaan e Gaza. In Galilea c’era un condottiere israelita, Barak, e il re di Hatsor, Jabin, ordinò a Si-Shar di attaccarlo. Il Generale si mosse col suo esercito, ma il torrente Rison, ingrossato da forti piogge, fece impantanare i suoi carri e dalle colline l’esercito di BaraK ebbe buon gioco a scompigliare le fila nemiche. Si-Shar ordinò ai suoi soldati di ritirarsi. Inseguito dai nemici, esausto e infangato, secondo il racconto della Bibbia, chiese ospitalità a Eber e a sua moglie Giaele. Gli venne offerto latte caldo e un luogo per dormire ma, mentre era in un sonno profondo, Giaele gli trafisse la tempia con un piolo ed un martello e lo uccise. Al sopraggiungere di Barak la donna gli consegnò il corpo del generale shardana. La storia biblica del generale shardana è, più o meno, tutta qui. Mentre Gerusalemme era allora ancora un villaggio e il tempio di Re Salomone sarebbe stato costruito quattro secoli dopo, i guerrieri shardana combattevano alla pari con i gli eserciti più potenti, le loro navi solcavano il Mediterraneo cariche di merci, in Sardegna migliaia di nuraghi svettavano verso il cielo e a Sardara c’era già il grande tempio del pozzo sacro dedicato alla Dea Madre.
Angelo Mascia