Scritta intiminatoria ieri mattina al consigliere comunale Alberto Pili Scuote la vita politica della città mineraria. L'amministrazione Comunale nel pomeriggio di ieri ha emanato un comunicato in cui esprime la massima solidarietà e vicinanza all'amministratore comunale annunciado una pronta segnalazione dell'accaduto al prefetto di Cagliari.
Il grave fatto è accaduto nella notte tra l’11 e il 12 Gennaio, quando in una via della frazione di Cortoghiana è apparsa una scritta, realizzata con materiale spray, intimidatoria e minacciosa rivolta al consigliere comunale in carica, Alberto Pili, cittadino originario e residente proprio nella frazione di Cortoghiana. L’Amministrazione ha prontamente attivato tutti i canali di comunicazione con le istituzioni competenti. Tramite la Polizia Locale e l’ufficio Manutenzioni, una volta terminati i rilievi, si è provveduto a rimuovere la scritta. <Nell’esprimere la totale vicinanza e solidarietà mia e dell’Amministrazione Comunale al consigliere Pili, ho ritenuto importante, soprattutto in un periodo caratterizzato da un’escalation di intimidazioni nei confronti degli amministratori locali - il 6 settembre 2023 si verificò un fatto analogo - afferma il sindaco- e al fine di garantire la massima attenzione verso la sicurezza e incolumità di coloro che rivestono incarichi pubblici, segnalare al Prefetto quanto accaduto, nella speranza che tali episodi non si ripetano più e che i rappresentanti degli Enti locali possano svolgere il proprio ruolo con la necessaria serenità>.
Sull'episodio pubblichiamo un pensiero sull'accaduto di un cittadino di Carbonia sempre attento alle problematiche cittadne e profondo conoscitore della vita civile e politica della città mineraria.
CARBONIAMENTE - SINFONIA OP. 1QUARTO MOVIMENTO: DIMENTICARE di Giovanni di Pasquale
Quando ho saputo delle minacce al consigliere del PD Alberto Pili, mi sono posto una domanda: «Che cosa avresti fatto?». Non lo so, sono confuso. L’istinto mi suggerisce di guardare in faccia la nostra città dritta negli occhi e, come Enea che vede in sogno Ettore cadavere sfregiato dalla vendetta di Achille, esclamare: «Quantum mutatus ab illo», libro secondo dell’Eneide. Ma è proprio così? In realtà, sperando che sia l’ultima, non è la prima volta che ciò accade. Chi sa sa, chi non sa si fidi. E, si badi bene, non è che qui si voglia sottilizzare, anzi: tutt’altro! Qui si vuol dire che il degrado di chi vuole terrorizzare aumenta, senza però dire che si presenta inedito. L’ultimo episodio di gesto indimidatorio, precedente a quello di cui si parla, ha riguardato il defunto Ignazio Cuccu il quale, nel 2015, se la memoria non mi inganna, subì un attentato incendiario ai danni della propria abitazione. Qualche anno prima, altre minacce riguardarono Giacomo Guadagnini, senza che ovviamente si sapesse il perché. Nel frattempo Carbonia venne ai disonori della cronaca per una serie di circa 500 incendi di automobili, nella seconda metà degli anni Novanta, sfociata in un’inchiesta che appurò moventi estorsivi. Qualcuno si permise di fare collegamenti fra quei fatti e la precedente presenza di criminali mafiosi in città, venendone stigmatizzato, anche perché quei mafiosi trovarono, per dirla con il Foscolo, «corrispondenza d’amorosi sensi» in città, in ambienti imprenditoriali, politici e malavitosi. Ci volle tanto perché la città reagisse, come potrebbe testimoniare il mio amico Ivo Palazzari , che fu tra gli organizzatori della marcia per la legalità che fece cambiare aria in città, in quel periodo. Negli anni Ottanta, ci furono pure attentati a sfondo politico: la reazione fu di prammatica. Tutti sapevano, nessuno parlava. Carbonia è stata ed è pure questo. E non si può dimenticare. Tanta ricostruzione si è fatta affinché sia bandita l’indifferenza, di fronte alle minacce che hanno colpito Alberto Pili. Un uomo mite, con cui mi sono a volte trovato in contrasto, senza mai sentirmi portato ad essere, come pur sovente non mi dispiace, aspro ed inflessibile. Non lo merita, come non merita che quello che qui si condanna finisca, per i comodi di chi s’immagina, nell’oblio. - Giovanni di Pasquale