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Sant'Antioco. I carabinieri di Sant'Antioco protagonisti dell'operazione dell'indagine antidroga che si è conclusa questa mattina.

Cronaca Locale
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I carabinieri della stazione protagonisti dell'operazione dell'indagine antidroga che si è conclusa questa mattina con 13 arresti tra Sant'Antioco, San Giovanni Suergiu e cagliari. I Carabinieri della stazione di Sant’Antioco infatti, coordinati dalla Procura della Repubblica di Cagliari - D.D.A. - Dott. Danilo Tronci, hanno condotto un’attività d’indagine che ha consentito la formulazione di ben 58 capi d’imputazione nei confronti di 13 persone e di diverse altre, di Sant’Antioco e di Cagliari. Due distinte organizzazioni criminali, che gestivano il traffico di stupefacenti di ogni genere (cocaina, hashish e marijuana).
Le Indagini dei Carabinieri di Sant’Antioco, nate grazie a diverse segnalazioni negli ambiti scolastici dell’isola sulcitana, nonché a servizi di pedinamento, informazioni confidenziali ed alcuni arresti eseguiti nella zona, iniziavano a fine 2013 e consentivano la predisposizione di vere e proprie attività tecniche d’intercettazione telefonica ed ambientale nei confronti di M.  F., E. C. e della sua fidanzata, una studentessa di origini marocchine El M. R..
Costoro, oltre a spacciare al dettaglio ai loro compaesani, spacciavano la droga anche a minorenni e presso le scuole medie inferiori e superiori di Sant’Antioco.
L’attività dei Carabinieri metteva in luce il coinvolgimento di altri giovani di Sant’Antioco, tra i quali D. P.P. ed un suo pusher, un minorenne Antiochense L.F., divenuto punto di riferimento tra gli acquirenti di hashish e marijuana. Ad entrambi, arrestati dai Carabinieri in due distinte operazioni nei mesi di maggio e giugno 2014, vennero sequestrati discreti quantitativi di hashish, marijuana e materiali per il confezionamento e la pesatura delle droghe. Le indagini permettevano l’identificazione di altri pusher, che avevano un ruolo più marginale, ma non per questo meno importante. Ma i Carabinieri non si limitavano a far luce sul mercato Sulcitano e individuavano anche i fornitori cagliaritani: i fornitori venivano individuati nel quartiere “Marina” e “Is Mirrionis” di Cagliari. Tra le figure più emergenti, i militari scoprivano che J.P. e R. B. gestivano le file del traffico di droga a Cagliari e rifornivano gli spacciatori sulcitani. Tra questi, nel mese di settembre 2014, venne arrestato M.S., con un Kg di hashish, che solitamente faceva il corriere e trasportava lo stupefacente.
A quel punto, gli sforzi investigativi si concentravano sull’identificazione di due distinte organizzazioni criminali, che agivano indisturbate nelle varie piazze del capoluogo isolano, facenti capo a due gruppi distinti. J. P., noto alle cronache giornalistiche per i suoi trascorsi (non ultimo un tentativo di omicidio legato alla gestione della piazza della marina per lo spaccio di sostanze stupefacenti), aveva realizzato un meccanismo collaudato nel tempo, tendente a servire le varie piazze di Cagliari, utilizzando schede telefoniche “riservate” intestate a prestanomi (al fine di eludere eventuali intercettazioni telefoniche), fiancheggiato dai suoi pusher. Nel corso dell’indagine, a riscontro di quanto emerso avveniva l’arresto di un suo pusher e di un minorenne (F.R.) da parte della Guardia di Finanza di Cagliari nonché l’arresto di altri pushers dalla Squadra mobile della Questura di Cagliari, con il sequestro di 4 kg di hashish, marijuana e sostanze da taglio. Arresti tutti avvenuti nella flagranza di reato.
L’altro gruppo  era composto dal fratello del medesimo e altri del circondario che agivano assieme, pur mantenendo ciascuno un ruolo separato dagli altri gruppi.
Gli spacciatori, nonostante gli arresti, una volta rimessi in libertà riprendevano i loro traffici, come se nulla fosse successo, gestendo considerevoli quantitativi di droga che venivano smerciati quotidianamente anche a studenti universitari, con estrema tranquillità.
Il G.I.P. del Tribunale di Cagliari, nell’ordinanza di custodia, ha sottolineato la pericolosità sociale dei capi banda che hanno movimentato cocaina, hashish e marijuana in grandi quantitativi. Per loro si sono aperte le porte del carcere di Uta, mentre altri due  sono stati sottoposti agli arresti domiciliari.  I rimanenti sono stati sottoposti all’obbligo di dimora e non potranno uscire da casa durante la notte.
Tutti gli altri indagati saranno giudicati separatamente. L’inchiesta, assicurano i Carabinieri, non è ancora chiusa e presto si potrebbero avere a breve ulteriori sviluppi.

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