Un bell’inizio, degno di una rassegna che da sempre sa proporre e sorprendere. Il XXXIV Festival Internazionale “Ai confini tra Sardegna e jazz”, organizzato dall’associazione culturale Punta Giara, in scena fino all’8 settembre, ha proposto ieri sera due set di estremo interesse, in particolare il primo che ha fatto scoprire al pubblico dell’anfiteatro dominato dal Nuraghe Arresi la voce sapiente ed evocativa si Dwight Trible, accompagnato da un trio classico pianoforte, basso e batteria.
Il vocalist chicagoano, dall’estensione che va dal “cry” e dallo “shout” al “growl” e al “whisper” non si è affidato, come in effetti potrebbe in virtù dello strumento di cui è dotato, alla mera tecnica ma ha puntato decisamente su una multiforme gamma di sfumature espressive. Ha cominciato con un canto melismatico a volume sostenuto ma trattenuto allo stesso tempo, a vocali lunghe e senza consonanti, poco o per nulla prossimo allo scat: la voce ha assunto tinte ebano, assecondando la sensazione che quelle note scaturissero dalle profondità dell’ispirazione di Dwight. Si sono colti temi come la spiritualità, quella così tipica degli africani americani che vola alto ma ha sempre i piedi piantati per terra, o l’amore e il rispetto per la donna: sempre misurata la musica, a volte prossima alla tradizione del gospel, con rare ma efficaci puntate in territorio free. Il finale è stato pirotecnico e lì il cantante ha squadernato tutte le sue qualità, in un brano dinamico, su un 7/4 di impronta afro, ben assecondato, va detto dai partner: la sua voce si è mostrata duttile e malleabile come solo i metalli preziosi possono essere.
Il trio di Kahil El’Zabar, percussionista e vocalist anch’egli originario della Windy City, avrebbe dovuto essere un quartetto ma il grande sassofonista e clarinettista David Murray, più volte ospite del festival, non ha potuto salire sul volo che doveva portarlo a Sant’Anna Arresi. Peccato, perché con il leder del gruppo protagonista del secondo set della serata avrebbe fatto fuoco e fiamme. Come chi lo ha preceduto, Kahil era in gran forma: ha iniziato seduto sul cajon, percussione consistente in una cassa di legno a forma di parallelepipedo che si suona sta dal ritmo seduti sopra la faccia piccola chiusa (quella aperta si apre con l’inclinazione data dal percussionista) e picchiando la faccia anteriore. Non l’ha suonato subito ma ha cantato e suonato la kalimba, strumento di origine africana, in un brano di impronta blues ma dal ritmo più vicino all’afrojazz. Quando invece si è seduto dietro la batteria, alla quale ci è piaciuto moltissimo per appropriatezza ed enegia, la musica – il gruppo era completato da piano e contrabbasso – ha proposto un clima decisamente coltraniano, dal feeling denso, corposo, riproponendone la spiritualità e connettendosi in tal guisa al set precedente. Dopo altri brani in si esibito al cajon e alla kalimba elettrica, per il bis (nella foto) è salito sul palco Dwight Trible: i due vocalist, su un pedale di tre accordi di pianoforte, con El’Zabar al cajon, hanno dato vita a una scatenata improvvisazione che ha spaziato dal blues al soul al rap, terminata con uno scat a cappella da brivido che scatenato l’entusiasmo del pubblico. E stasera Dwight e Kahil apriranno l’appuntamento con duo che si annuncia incandescente.
A seguire, il primo set della Burnt Sugar - The Arkestra Chamber, ensemble strumentale e vocale che una delle formazioni di punta da anni della scena jazz newyorkese e internazionale. Una formazione eclettica, capace di muoversi in tutte le direzioni e assumere qualsiasi materiale per lavori convincenti per coerenza e spattacolarità, com’è stato due anni fa nell’omaggio alla musica di Max Roach, uno dei momenti più belli dei festival degli ultimi anni. Prima della rilettura di “Porgy And Bess”, tema della rassegna, che sarà eseguita domani, oggi l’omaggio sarà alla musica di David Bowie: “Not A Rock Star But A Black Star: Burnt Sugar Freaks Bowie”, questo il titolo della perfomance. Ad occhio e croce, ci sarà da divertirsi.
L’inizio dello spettacolo è previsto per le ore 21.
Giovanni Di Pasquale