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Carbonia. Cedac: teatro, danza musica. Il ritorno alla normalità è il ritorno alla cultura.

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Il ritorno alla normalità è il ritorno di fronte a un sipario che si apre e mostra al pubblico pres ente e plaudente attori, danzatori, musicisti, interpreti di arte varia. Per cui la notizia, giunta nel pomeriggio di mercoledì – “conferenza stampa presentazione spettacoli cartellone Cedac” – è stata un abbraccio dopo mesi di solitudine. Sì, si ricomincia, grazie all’amministrazione comunale e al Cedac, i quali fra luglio e giugno hanno allestito un programma di spettacoli di teatro, danza e musica che è stato presentato stamani nel corso di una conferenza stampa svoltasi alla Torre. Si ricomincia a vivere e, per vivere, c’è bisogno di spettacolo e cultura. Da queste parti la fine della rassegna a Monte Sirai, nell’agosto scorso, è arrivata poco prima della fine delle illusioni: nuova ondata, enormi passi indietro, per il mondo dello spettacolo dal vivo una tragedia, un frangente da cui non si sa se e come si potrà venire fuori.
arena mirastelleMa si ricomincia, il sipario si riapre, per commuovere (“muovere insieme”, come se pure il pubblico stesse sul palcoscenico), divertire (“scostarsi” dal pensiero assediante e, pure, purtroppo, dominante), coinvolgere (“essere tutti dentro insieme” al massimo livello della comunicazione). Il sindaco Paola Massidda e l’assessore alla Cultura Sabrina Sabiu l’hanno ben evidenziato, questo aspetto. Per anni si è è parlato di cultura come appendice più o meno essenziale del vivere quotidiano, né si dimentica un antico Tremonti, allora ministro del Tresoro, che alla metà circa del primo decennio del Duemila, faceva lo splendido con i giornalisti porgendo la battuta populista ante litteram “con la cultura non si mangia”.
A parte che si mangia, eccome, non nel senso deteriore che “c’è chi ci mangia” ma che è lavoro, lavoro vero, come ha sottolineato il direttore artistico del Ceda Valeria Ciabattoni, ma, come hanno con forza affermato gli amministratori comunali presenti, è lavoro socialmente utile. La pandemia ha fatto tanti di quei danni alla nostra salute mentale che davvero – Ciabattoni l’ha chiamata proprio così – la cultura-terapia diventa insostituibile. Il comune, ha spiegato Massidda, ha convocato recentemente un tavolo di esperti ed operatori del settore al fine di attivare un osservatorio sul disagio giovanile, a fronte dei dati sull’aumento del consumo si ansiolitici e psicofarmaci fra i ragazzi. E allora la musica, il teatro, la danza diventano, ha detto il sindaco, «un’offerta di salute», «servizio – ha aggiunto l’assessore – che l’amministrazione comunale ha il dovere di fornire ai cittadini».
Il tutto ovviamente, e purtroppo, sarà fornito dovendo osservare con scrupolo le prescrizioni dettati dai protocolli che presidiano lo svolgimento degli spettacoli: capienza al 50 per cento, distanziamento, uso della mascherina, tracciamento dello spettatore.
Il lungo preambolo non minerà lo spazio da darsi alla descrizione dei cinque appuntamenti del cartellone, quattro dei quali all’Arena Mirastelle [nella foto] e uno, l’unico dedicato all’arte coreutica, dentro l’area archeologica di Monte Sirai.
L’apertura, il 10 luglio, è affidata al duo Andrea Tedde - Franescco Peddoni, ambedue di Carbonia, nel quadro della valorizzazione che Cedac e amministrazione comunale hanno posto come obiettivo relativamente alle energie culturali locali. Attore e autore di il primo, musicista e cantante il secondo, ancorché già protagonista di esperienze teatrali con lo stesso Tedde, propongono il 10 luglio, alle ore 21, “Che spettacolo abbia inizio”, lavoro ideato da Tedde, produzione di Batanea Teatro. Presenti alla conferenza stampa i due hanno offerto qualche cenno sul lavoro che si accingono a presentare. «Attraverso il parallelismo peste-pandemia – ha spiegato Tedde – abbiamo scelto di lavorare sul Decameron». Musica, canzoni, letteratura e pensieri quotidiani, per guardare al presente con l’ausilio di una delle massime espressioni della letteratura di tutti i tempi: «Nell’accostare le due pandemie – ha aggiunto Peddoni – si hanno, relativamente alla letteratura italiana, due possibilità: Boccaccio o Manzoni. Abbiamo scelto il primo perché, nella sua opera, non ha messo in primo piano la morte ma piuttosto la disgregazione sociale», l’aspetto, al di là del rispetto per l’enorme numero di decessi, che avrà più ripercussioni lungo gli anni a venire.
L’appuntamento della danza va in scena il 15 luglio, alle ore 19, dentro gli scavi della fortezza fenicio-punica per precisa scelta di Stefano Mazzotta, che ha curato il soggetto, la regia e la coreografia di “Elegia delle cose perdute”, produzione di Zerogrammi in collaborazione con i festival italiano “Danza Estate” di Bergamo, francese “La même balle” di Avignone e spagnolo “La Nave del Duende” di Caceres. Si tratta di un lavoro desunto dal romanzo del portoghese Raul Brandão “Os pobres”, grande affresco delle classi subalterne dell’abbrivio del XX secolo, una autentica novità dei primi del Novecento per la tematica allora non esattamente fra gli argomenti più in voga (il mondo della prostituzione) e per di più attraverso forme espressive come la vignetta. «I quadri che ne compongono la narrazione – spiegano i promotori – diventano la mappa di un viaggio nei luoghi (interiori) dei personaggi di “Os pobres”: figure derelitte e stravaganti, accomunate dal medesimo sentimento di malinconica nostalgia e desiderio di riscatto».
L’appuntamento con la grande musica internazionale è per il 17 luglio, alle ore 21. On stage, Mark Lettieri, personaggio di punta del postmoderno targato Terzo Millennio, capace di spaziare fra i generi più svariati, prediligendo quello che nei Settanta venive chiamato jazz-rock e che, nel decennio successivo, ha avuto fortuna con il timbro “fusion”, in particolare con uno dei suoi combo più fortunati, gli Snarky Puppy. Eclettico senza muri, Lettieri è stato chiamato in ambito afro, rap, pop e perfino old style, in appoggio a vecchie glorie come Pat Boone. Con lui, che suona la chitarra, Daniel Porter alle tastiere, Wes Stephenson al basso elettrico, Jason Thomas alla batteria.
Il 3 agosto, uno degli appuntamenti più attesi: la narrazione dell’epopea calcistica dei Campionati del Mondo di Spagna 1982, a cura del più grande narratore contemporaneo di eventi sportivi: Federico Buffa, accompagnato dal pianista Alessandro Nidi. Buffa è ormai il più “attrezzato” raccontatore di vicende legate alle imprese del calcio, dell’atletica e di qualsivoglia sport disegnato dalla fantasia umana: «I gol di Paolo Rossi, l’urlo di Marco Tardelli, le parate di Dino Zoff, la pipa di Enzo Bearzot, la notte magica del Bernabeu, le braccia al cielo del presidente Pertini», tutto questo Buffa richiede a se stesso di fare rivivere sul palcoscenico, grazie alla sua grande grazia di storyteller.
“Piccoli funerali” è infine, l’11 agosto, l’ultimo spettacolo in programma. Ispirato al famoso libro di Edgar Lee Masters e a “Cartoline dai morti” di Franco Arminio, non contiene epitaffi ma porta in scena piccoli funerali, attraverso una partitura drammaturgica e musicale che alterna un piccolo rito funebre a un brano dedicato a chi se ne è andato. Una dedica che è un atto d’amore, un regalo e un saluto, un momento intimo e personale e al tempo stesso catartico, che trova forza nella musica lieve e potente come una folata di vento. Ogni brano è un gesto che riporta ad una memoria. Ogni funerale è raccontato da chi se ne va e attraversa una vita appena vissuta.
Giovanni Di Pasquale

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