Le “nozze d’argento” fra il Teatro Centrale e il Cedac si celebrano lungo i primi quattro mesi dell’anno venturo, con sette spettacoli – cinque di prosa e due di danza – che compongono un cartellone di qualità e che suscita un immediato interesse. Un po’, certo, per le celebrità che vi si incontrano, scorrendo le locandine dei vari spettacoli: nomi importanti del teatro italiano, ma pure del grande e del piccolo schermo, non raramente volti noti in tutti e tre gli ambiti; in realtà, tuttavia, a rendere accattivante a prima vista la venticinquesima Stagione di Prosa e Danza è l’equilibrio tra il “serio” e il “faceto”, tra l’ “impegnato” e il “brillante”, uniti dal “fil rouge” di testi assolutamente degni di attenzione. A presentare gli appuntamenti sono state stamani l’assessore comunale alla Cultura Emanuela Rubiu e Valeria Ciabattoni, direttore del Circuito Teatrale Regionale Sardo. «Nonostante tutto, nonostante soprattutto i problemi finanziari che la nuova amministrazione si è trovata ad affrontare – ha detto l’esponente della giunta a Cinque Stelle – siamo riusciti anche quest’anno ad accontentare i tanti appassionati della città e del territorio», mentre l’esponente del Cedac, prima di illustrare i sette spettacoli, ha sottolineato la lunga e proficua collaborazione con il comune di Carbonia e il suo teatro. Un rapporto che emerge, come è noto, dai numeri: come ha spiegato Augusto Tolari, uomo del botteghino e promotore degli spettacoli Cedac, che da tempo il dato sugli abbonamenti non scende al di sotto dei 200 e che il borderò del Centrale è al terzo o al quarto posto in Sardegna, regione, tra l’altro, al terzo posto sul dato percentuale sul pubblico teatrale. La serie prende avvio il 10 gennaio con una produzione di Teatro Sardegna e Teatropersona: “Macbettu”, testo “in limba” di Alessandro Serra, che cura anche la regia, dal “Macbeth” di William Shakespeare. La storia che mirabilmente racconta la malattia della brama di potere viene trasportata in una Barbagia archetipica nell’intento di porne in evidenza analogie con la cupa Scozia del dramma del Bardo: sul palcoscenico solo attori maschi come ai tempi del teatro elisabettiano. Il 28 gennaio sarà la volta di “Classe di ferro”, probabilmente il testo di maggio successo di Aldo Nicolaj. Autore assai prolifico della seconda metà del secolo scorso, per uno strano caso e nonostante abbia avuto, per le sue piece, interpreti di gran vaglia (da Tino Buazzelli a Paola Borboni, da Lina Volonghi a Paolo Stoppa, da Adriana Asti a Gian Maria Volontè), in Italia è poco conosciuto e rappresentato: molti suoi lavori sono stati rappresentati per la prima volta all’estero, cui Nicolaj si rivolse anche per sfuggire all’asfissiante controllo della censura, a causa della quale subì, dopo la prima di una sua commedia, l’arresto. La prima di “Classe di ferro” andò in scena nel 1974 a Budapest ed oggi in Russia continua ad essere rappresentata quasi alla stregua di un “classico”: si narra la vicenda di due uomini e una donna, ormai con tutti e due i piedi nella Terza età, che si incontrano durante le loro passeggiate. Nonostante la diversità dei caratteri, fra i tre nasce un amicizia: un affresco sulla vecchiaia, età in cui tutti i nodi vengono al pettine, in cui l’umorismo è venato più di rassegnazione che di malinconia. A dare corpo ai personaggi tre “pezzi grossi” del teatro nazionale: Valeria Ciangottini, Giuseppe Pambieri e Paolo Bonacelli, più volte ospiti anche recenti del Centrale. Il terzo appuntamento, il 19 febbraio, è ancora per una commedia. Commedia brillante, uno dei maggiori successi della scena parigina degli ultimi anni, scritta dalla coppia francese Sylvain Meyniac e Jean-François Cros: “Ieri è un altro giorno!”, diretta da Éric Civanyan, che ha curato la “mise en scène” al Théâtre des Bouffes Parisiens nel 2013, è incentrata sul bivio davanti al quale un avvocato si trova fra il mantenersi, com’è sempre stato, irreprensibile e scendere a compromessi per un importante salto nella carriera: nel momento della scelta, un incontro improbabile che cambierà la sua vita e quella dell’individuo incontrato. Nel cast ci sono Gianluca Ramazzotti e Milena Miconi, attori del “giro” di Piarfrancesco Pingitore, nonché, nome che non ha bisogno di presentazioni, Antonio Cornacchione. Nonn si può che essere d’accordo con Valeria Ciabattoni che ha definito “Sorelle Materassi”, quarto spettacolo di prosa in scena l’8 marzo, il clou del cartellone. Intanto, il testo: romanzo celeberrimo di Aldo Palazzeschi il quale, lasciati da parte i giovanili furori e le stravaganze linguistiche del futurismo, si avvicinava con questo lavoro, uscito nel 1934, alle atmosfere di Strapaese. È la storia di tre sorelle due delle quali vissute nella morigeratezza del lavoro di sarte e ricamatrici, si fanno travolgere dalla vitalità spendacciona del nipote, fino alla rovina. Questa edizione teatrale gode del lavoro di un autore di prima fila del teatro italiano contemporaneo, Ugo Chiti, che ne ha curato la riduzione, mentre Geppy Gleijeses ha in carico la regia. Nella parte delle due protagoniste, due grandi donne della scena nazionale: Lucia Poli e Milena Vukotic. Il turno della danza arriva il 18 dello stesso mese, con “George Sand, ‘uomo’ e libertà”, produzione di Astra Roma Ballet, con le coreografie di Sabrina Massignani, le etoile scaligere Sabrina Brazzo e Andrea Volpintesta e le musiche di Chopin, Respighi, Beethoven, Schumann, Rostropovič. Al centro del racconto danzato, la vita di George Sand, scrittrice famosa oltre che per le sue opere, per la sua determinata sfrontatezza di fronte alle regole della società, incarnata anche nelle tempestose e scandalose relazioni sentimentali con il poeta Alfred De Musset e Fryderyk Chopin. «Quello che tento di fare – ha spiegato la coreografa presentando il lavoro – è portare in danza la sua forza di donna, scrittrice, madre, amante, la forza che appartiene a tutte le grandi donne che ci hanno preceduto nella storia e per le quali oggi abbiamo il nostro ruolo nella società. In scena ci saranno le sue emozioni, i suoi amori, soprattutto quello con Chopin, e il “suono” della sua scrittura attraverso il rumore della carta che rievoca le sue novanta opere letterarie». L’ultimo appuntamento con il teatro, in programma per il 4 aprile, avvicina il pubblico sulcitano alla drammaturgia italiana delle nuove generazioni. A dire il vero, Fausto Paravidino è orami da tempo autore affermato, in Italia e all’estero: dopo Goldoni, D’Annunzio, Pirandello, Eduardo, Pasolini, Fo e Spiro Scimone, è infatti l’ottavo autore italiano ad essere rappresentato alla Comédie Française, per la quale nella stagione 2010 ha curato la regia del suo testo La malattia della famiglia M, messo in scena al Théâtre du Vieux-Colombier di Parigi con attori francesi. I suoi testi sono molto rappresentati in Europa. Questo “I vicini”, che lo vede, come non raramente accade, anche in scena e in cabina di regia, è già stato ampiamente premiato dal pubblico e dalla critica: «È una pièce – così ne parla l’autore – sulle nostre paure. Sulle nostre paure immaginarie, sulle nostre paure reali. Sulle nostre paure reali che sono le nostre paure immaginarie. È una pièce su noi stessi, sugli altri, su noi stessi e gli altri, sui vicini lontani, sulla guerra, su quello che è reale, su quello che è immaginato, su quello che è reale perché è immaginato». Si finisce in bellezza con l’ultimo spettacolo di danza della RBR Company e il suo “Indaco”, tratto ed ispirato all’opera di Carl Sagan “Pale Blue Dot: A Vision of the Human Future in Space”. Sul palco Alessandra Odoardi, Ylenia Mendolicchio, Elena Borile, Jonathan Castillo, Leonardo Cusinato, Daniel Ruzza, con le coreografie di Cristiano Fagioli, Alessandra Odoardi, Ylenia Mendolicchio, Leonardo Cusinato, Daniel Ruzza e le musiche di Virginio Zoccatelli e Diego Todesco. Un lavoro che coniuga danza, tecnica e innovazione grazie a effetti video, proiezioni su fondali, giochi di luce e soluzioni registiche altamente tecnologiche pensate per il linguaggio coreutico. I danzatori si alterneranno sul palcoscenico apparendo e scomparendo, moltiplicandosi magicamente, grazie ad uno studio accurato di luci e proiezioni che proietteranno il pubblico in un atmosfera rarefatta da magiche illusioni ottiche. La campagna abbonamenti avrà inizio, al botteghino del Teatro Centrale, il 10 dicembre alle ore 19.
Giovanni Di Pasquale