Sostiene Alessandro Serra, ideatore e regista del “Macbettu” che andrà in scena martedì 10 gennaio al Teatro Centrale di Carbonia, primo spettacolo del cartellone firmato Cedac, che l’idea di una trasposizione in sardo barbaricino, variante nuorese, del testo shakespeariano gli sarebbe stata suggerita dall’avanzare dei Mamuthones lungo una via di Mamoiada, durante un reportage sul Carnevale in Sardegna. L’avvicinarsi della cadenza “tellurica” dei campanacci sulle spalle degli uomini in maschera avrebbe fatto sovvenire l’esercito di Macduff, nel finale del “Macbeth”, celato dietro i rami come una foresta che avanza. Era la profezia delle Streghe («Macbeth non sarà vinto fino a quando di Birnam la foresta non muoverà verso il colle di Dunsinane contro di lui»), nodo della trama di una delle tragedie più famose della storia del teatro e fra quelle del Bardo di Stratford, con i suoi personaggi, su tutti il sanguinario usurpatore del trono di Scozia e la sua Lady, degna consorte assetata di potere quanto e più di lui, resi immortali grazie anche all’opera di Verdi. Lo spunto, dunque, per questa “trasposizione” è venuto da quella che probabilmente, anche nell’immaginario isolano, è la massima rappresentazione di una Sardegna extratemporale ed extrastorica, rito che ancora all’uomo contemporaneo, continuamente scaraventato sul presente dalla potenza della tecnologia, suscita sentimenti difficilmente decifrabili ancorché estranei all’indifferenza. Macbeth, la brama di potere, gli omicidi, le profezie e i fantasmi – la proverbiale “ombra di Banquo” – la follia e la vendetta vengono così “trasposti” non solo dal punto di vista linguistico: vivono una nuova vita in una Sardegna archetipica che ancora sopravvive a qualsiasi modernizzazione sradicante. La scelta della “limba de Nùkoro”, una delle più conservative nell’ambito romanzo, pare volere accentuare la saldezza di una radice così antica da sfuggire ai numeri della storia: così come la presenza esclusiva di attori di sesso maschile rimanda, oltre che ai costumi del Globe Theater, ai protagonisti del “Carrasekare”, anch’essi rigorosamente escludenti nel confronti della donna. Questo dunque il contesto: “Macbeth” però non è solo una vicenda di feroci ambizioni affondate nel sangue e nella solitudine. È per di più il terreno in cui si dipana la dialettica umana fra ansia del futuro e azione nel presente, in cui la violenza è strumento che deve accendere ciò che è preconizzato in gloria di sé e spegnere ciò che è vaticinato contro di sé. In questo senso sarà interessante capire come queste tematiche vengono affrontate dall’ideatore e regista nel trasferire l’azione in un’eterna Sardegna in cui la magia è arma di guerra contro il destino e il castigo del traditore è architrave di un codice antico come le pietre del Neolitico. V’è da dire che Carbonia sarà il palcoscenico della prima vera rappresentazione del lavoro completo. Nel 2016 infatti, la compagnia guidata da Serra, con gli attori Fulvio Accogli, Andrea Bartolomeo, Leonardo Capuano, Giovanni Carroni, che ha curato anche la traduzione del testo, Stefano Mereu, Felice Montervino, Leonardo Tomasi, Maurizio Giordo, ha presentato le due parti del lavoro in momenti separati, che il pubblico del Centrale potrà vedere nella sua unità, prima che l’opera approdi ad Arzachena e poi a Cagliari. La produzione è di Teatropersona in collaborazione con Teatro Sardegna. L’inizio dello spettacolo è previsto per le ore 20.45.
Giovanni Di Pasquale