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Iglesias. Artigiani e vecchi mestieri. Maria Zara e lo storico emporio di Cioni

Cultura
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Sono rimaste in due le donne che svolgono ancora, ad Iglesias, la mansione di ciabattino, antico mestiere artigianale ormai quasi scomparso e, soprattutto, inusuale per chi appartiene al gentil sesso. Una di queste si chiama Maria Zara e ha la sua bottega in via Repubblica, nei pressi della chiesa della Purissima, per tutti gli iglesienti la chiesa del Collegio. Conosciutissima in città, Maria ha la sua affezionatissima clientela maschile e femminile che, già di buon mattino, bussa alla porta del suo laboratorio per riparare scarpe, cinture e borse. “Prima di tutto ero commerciante di calzature, di pellami e di fucili da caccia - precisa l’artigiana - ma poi è subentrata la crisi e mi sono inventata un lavoro. Ho iniziato a fare piccole riparazioni e, quindi, per necessità, mi sono adattata a svolgere lavori più impegnativi: da trentun anni svolgo questa attività e sono stata allieva di signor Titino Cioni, mio grande maestro e bravissimo artigiano. Ciò che faccio è creativo – continua Maria – e riesco a riparare oggetti che, agli occhi di chi non è addetto ai lavori, sono destinati ad essere eliminati, mi definisco un ciabattino e non un calzolaio, cioè sono specializzata in riparazioni e non nel confezionamento di calzature ma gradirei che la mia attività si estendesse anche alla vendita di queste”. L’artigiana tiene, poi, a rimarcare che molti dei nostri bravi calzolai, ormai scomparsi, appresero questa mansione nel calzaturificio di Iglesias, che abbassò le serrande nella seconda metà degli anni ’70 del secolo scorso, mandando a casa i suoi dipendenti. “Venivano prodotte calzature in pelle, in cuoio – afferma Maria Zara – ma soprattutto in sughero offerto dai sughereti delle nostre zone boschive e continuo a non capire come mai questa ricchezza non venga sfruttata mentre potrebbe essere una fonte di guadagno per i nostri giovani: le calzature che portiamo ai piedi vengono prodotte in Cina e in Thailandia, dove la manodopera, soprattutto minorile, è sfruttata e malpagata. Vista la crisi, la gente indossa scarpe di plastica o in similpelle sulle quali, molte volte, le colle esistenti non aderiscono: è un lontano ricordo vedere le persone camminare con calzature in cuoio, in pelle o in sughero. Invito i nostri ragazzi – conclude l’artigiana – ad imparare questo vecchio mestiere creativo e gratificante, che permette di instaurare quello stretto contatto, quasi familiare, con la clientela: chi viene qua si sente come a casa propria, mentre questo aspetto è del tutto  inesistente in molti attuali ambienti lavorativi”. Il negozio di Cioni è uno dei più antichi di Iglesias insieme al panificio di Vargiu e alla gioielleria di Ragazzola, oggi chiusa: nel 2002 ha ricevuto una targa dall’associazione Quartiere Fontana per i 102 anni di ininterrotta attività.

Mariangela Muntoni (fonte Sulcis Iglesiente Oggi in edizione del 12 giugno)

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