Tutto sarebbe iniziato allorché il governo fascista, nel 1924 e grazie all'On. Paolo Pili e ad altri politici sardi, finanziò con un suo decreto, conosciuto come “Legge del Miliardo”, 1000 milioni di lire, elevati poi a 1.150, da spendere nell'arco di un decennio a favore dell'isola. Per la gestione di tale finanziamento venne istituito in Sardegna il Provveditorato alle opere pubbliche come organo ministeriale decentralizzato. Si diede così avvio al programma di rinascita economica e di sviluppo dell'Isola a partire dalle bonifiche per abbattere il flagello della malaria e promuovere un’agricoltura più moderna. Le bonifiche, in un primo tempo, vennero gestite da imprese private: la SASBIA , Società anonima per la bonifica idraulica e agricola, la Società Bonilay e la Società Salazar, che gestivano rispettivamente il Rio Palmas e il Rio Piscinas. Queste società, però, operarono in maniera parziale e scordinata , ottenendo risultati solo nell'area di relativa pertinenza. La Legge per la Bonifica Integrale del 1928, regolamentò finalmente un'azione di bonifica per il recupero totale della terra e pertanto nacquero i Consorzi di Bonifica, di cui erano soci con i proprietari terrieri e gli imprenditori, che avevano investito i loro capitali nei settori chimico, minerario, ferroviario ed elettrico. Il 1° Aprile 1932 nacque il Consorzio di Bonifica di Palmas Suergiu a cui fecero seguito, nel Dicembre dello stesso anno, il Consorzio di Bonifica di Serbariu e il 5 Gennaio 1933 il Consorzio di Bonifica del Rio Narcao. Lo scopo primario dei Consorzi era quello di dare corso allo studio ed alla realizzazione delle opere per la bonifica integrale. Nel 1931 si era dato inizio alla realizzazione degli acquedotti che dovevano garantire l'approvvigionamento idrico dei centri abitati del Sulcis, pertanto tutte le iniziative di bonifica avevano la necessità di coordinamento e di sinergia per ottenere efficaci risultati. Venne definita innanzitutto l'unificazione dei tre Consorzi con i RR. DD. 15 Settembre 1932 e 12 Gennaio 1933, che assunsero la denominazione di Consorzi Riuniti del Basso Sulcis. I Consorzi Riuniti avevano competenze sia statali che private con un’area di pertinenza piuttosto estesa, compresa tra i monti di Teulada e l'Iglesiente, in prevalenza collinosa, che degrada dolcemente verso il mare, formando vaste pianure solcate dai due fiumi principali, Rio Flumentepido a nord e Rio Palmas a sud con i loro affluenti secondari. Il 20 Luglio 1933 venne redatto il Piano Generale di Massima per la Bonifica del basso Sulcis ed inoltre vennero stabiliti i confini del Comprensorio, che si estendeva per 47,513 ettari e includeva le zone collinari limitrofe a quelle irrigue ed a quelle montane, sovrastanti il futuro lago di Monte Pranu. Il Piano di Massima si articolava in opere di sistemazione idraulico valliva del Rio Palmas, dei suoi affluenti e dei corsi minori (rio Arriga e rio S. Milanu) e gli stagni litoranei; l’opera di costruzione del Lago di Monte Pranu per l’irrigazione e la regolazione delle piene del Rio Palmas; e le opere complementari al serbatoio quali canali adduttori principali e secondari; acquedotti rurali; le opere di sistemazione superficiale dei terreni; la costruzione di una rete di strade di bonifica, da aggiungere ai 90 km esistenti; l'impianto di fasce forestali frangivento per di 500 km ed infine le opere complementari alla sistemazione idraulico valliva e quelle destinate al risanamento igienico antianofelico. Il Progetto di Massima venne approvato con D.M. 11 Gennaio 1935 per le opere di competenza statale, mentre le direttive riguardanti la trasformazione fondiaria vennero approvate successivamente. La bonifica venne quindi impostata scindendo nettamente il Comprensorio in due parti: una zona piana irrigua e una zona asciutta collinare. Le opere ebbero inizio il 28 Maggio 1938, subito dopo la definitiva approvazione del Piano da parte del Consiglio Superiore ai lavori pubblici. Il risanamento dell'area sulcitana era ancora più urgente se posto in relazione con la fondazione della Città di Carbonia, voluta da Mussolini “a bocca di miniera” per ospitare maestranze e manodopera da impiegare nel bacino carbonifero di Bacu Abis per l'estrazione del carbone Sulcis. La politica di colonizzazione imposta dal capo del governo determinò l'arrivo di migliaia di persone da tutta la penisola e con essi giunsero anche problemi di carattere economico e sociale in quanto il territorio non era preparato ad un'alta densità di popolazione e di varia provenienza. Furono necessari due acquedotti per la zona carbonifera: l'acquedotto di Bacu Abis, che si serviva delle acque del rio Morimenta e giungeva sino all'abitato di Gonnesa ed alle case coloniche e l'acquedotto del villaggio operaio Sirai - Serbariu, che alimentava anche il centro di Carbonia e le frazioni limitrofe. Il programma dei Consorzi Riuniti si presentava quindi alquanto impegnativo ed inoltre doveva rispondere alle direttive del Regime e cioè creare numerosi insediamenti rurali, sani e fiorenti, che dovevano affiancare le industrie, per diventare insieme i cardini dell'economia italiana. Apparve evidente che i programmi della bonifica del basso Sulcis dovevano integrarsi con le attività industriali, dal momento che esse ricadevano nel comprensorio; pertanto con il R.D.L. del 13 Gennaio 1938 venne concessa all'Azienda Carboni Italiani l'esecuzione delle bonifiche del comprensorio. I Consorzi Riuniti e l'ACAI stipularono una convenzione che disciplinava i rapporti tra i due enti in relazione alla concessione delle opere bonificatrici e la costruzione del lago artificiale di Monte Pranu. Il R.D. 20 Novembre 1939 trasformò i Consorzi Riuniti in Consorzio di Bonifica del Basso Sulcis, che assumeva tutte le prerogative e le competenze dei tre consorzi precedenti. Nel periodo precedente il secondo conflitto mondiale erano stati portati a termine gli interventi prioritari come la sistemazione idraulica della zona in destra del Rio Palmas a valle, la diga di Monte Pranu, presso l’abitato di Tratalias e l'impianto delle prime fasce forestali frangivento, che costituivano un requisito fondamentale per l'avvio della trasformazione fondiaria. Il frangivento doveva assolvere un compito assai importante in una zona caldo arida come quella sulcitana, battuta costantemente dai venti di maestrale, che avevano sino a quel momento impedito qualsiasi coltura di tipo estensivo. L'albero venne utilizzato quindi per frenare le correnti aeree e per attenuare la temperatura evitando così l'inaridirsi del suolo ed inoltre per produrre quei prodotti legnosi necessari negli insediamenti rurali. Intervento altrettanto importante fu quello antianofelico per ridurre l'incidenza della malaria. I primi trattamenti vennero fatti nelle aree abitate di Tratalias, di San Giovanni Suergiu e di Serbariu, dove i fossi acquitrinosi erano numerosi e pur essendo l'unica risorsa idrica nella stagione secca, erano anche i principali focolai dell'infezione. Si procedette alla disanofelizzazione delle acque con l'arsenito di rame, nelle zone ricadenti nel raggio di tre km dai centri abitati. Si determinarono così le condizioni ottimali a seguito delle quali vennero costruite le prime case coloniche per gli insediamenti rurali e si diede avvio alla trasformazione dei terreni per destinarli a coltura asciutta in attesa della costruzione del lago artificiale; venne impiantata anche un'azienda agraria nel centro di San Giovanni Suergiu, nella quale vennero praticate colture sperimentali di barbabietola, di cotone, di cereali ed erba medica e introdotto l’allevamento del bovino frisone o olandese. Le colture e l'allevamento sperimentali avevano lo scopo di insegnare nuovi modi di coltivazione e di allevamento ma, soprattutto, dare impulso ad una gestione moderna del bene agricolo. Il secondo conflitto mondiale però costrinse alla sospensione di tutte le attività già programmate e il Consorzio si limitò alla sola gestione dell'Azienda agraria e la situazione restò invariata sin dopo la fine della guerra. La realizzazione dell'invaso di Monte Pranu costituisce lo spartiacque dell'attività del Consorzio e il decisivo salto di qualità dell’agricoltura sulcitana. Gli studi per la realizzazione di quest'opera erano stati avviati sin dal 1933 dai Consorzi Riuniti, coordinati dal direttore dei Consorzi, l'ing. Antonio Salaris. Gli studi preliminari oroidrografici misero in evidenza le caratteristiche dei corsi d'acqua del comprensorio, Rio Santadi, Rio Piscinas e Rio Narcao, confluenti nel Rio Palmas, che attraversa l'ultimo tratto della pianura degradante verso il golfo omonimo. Questi fiumi sono di natura torrentizia, quindi si dovette procedere ad un costante monitoraggio nella stagione delle piogge per stabilire l'intensità e la quantità delle acque affluenti al corso principale. La Sezione Idrografica di Cagliari aveva posizionato, sin dal 1930, una stazione poco a valle della stretta di Monte Pranu munita di un apparecchio meccanico, che misurava la portata dei deflussi giornalieri del Rio Palmas. L’apparecchio misurò costantemente sino al 1940; da questa data sino al 1946 le misurazioni non furono più attendibili, a causa del conflitto che aveva compromesso il funzionamento dell’apparecchiatura. Fu possibile stabilire in questo modo la massima superficie irrigabile, tenendo conto di quanta acqua si sarebbe potuta invasare nel lago: la superficie irrigabile in base a tali considerazioni era di 5000 ha, che si estesero a 7000 ha dopo la realizzazione dell'invaso. L'irrigazione di una superficie di tali dimensioni era possibile con 35 milioni di mc d'acqua, che potevano accumularsi nel bacino del Rio Palmas. Il Consiglio dei LL.PP. considerò che la regolazione delle piene del rio suddetto si poteva ottenere sbarrandone il corso nella stretta tra Monte Pranu e Monte Senzu, nei pressi dell’abitato di Tratalias, ai piedi del ponte delle Ferrovie Meridionali Sarde. Si doveva realizzare in tale punto una diga in muratura, a gravità, dove l'alveo aveva una quota di 15 m s.l.m; venne stabilita in base ai rilievi la quota massima della diga a m 45,50 e la quota di presa a m 26,00; venne calcolata un capacità d'invaso di 36.500.000 mc, lasciando disponibile un volume di 13.000.000 per la regolazione delle piene. Oltre la diga principale erano inoltre necessari altri tre sbarramenti presso Bastuppa e Case Miais, dove erano due depressioni, che non raggiungevano la quota d'invaso e nella zona di Bavorada, sulla sponda del Comune di Giba; un altro argine di contenimento in terra era previsto presso Coremò. La natura geologica del terreno nell'area di Monte Pranu, costituita da rocce di trachite garantiva la bontà della sede e l’impermeabilità dell'opera nella zona d'invaso. L'area che sarebbe stata ricoperta dalle acque del lago era attraversata da una ferrovia privata a scartamento ridotto, di proprietà della società belga Des Forges, per il trasporto del carbone ricavato dalla foresta di Pantaleo, che giungeva a Porto Botte; venne prevista quindi la deviazione a monte della confluenza col Rio Piscinas e la ricongiunzione alla linea al di sotto del villaggio di Palmas. I lavori preliminari erano dunque di notevole importanza e non si poteva prescindere prima di avviare i lavori di realizzazione del lago. Lo spostamento del tratto ferroviario, l'impianto dei cantieri e le espropriazioni dei terreni dovevano essere conclusi entro il primo anno dalla data d'inizio dei lavori. La zona destinata all'irrigazione era ubicata al disotto dello sbarramento principale ed era anche oggetto di trasformazione fondiaria. Due canali principali a partire dallo sbarramento, rispettivamente in destra ed in sinistra del Rio Palmas, dovevano seguire il perimetro ad est della zona irrigua con una perdita di quota progressiva sfruttando la pendenza naturale. Una rete di canali secondari doveva attraversare tutta la zona irrigua, completata da canali terziari di distribuzione. I corsi d'acqua minori sarebbero stati poi utilizzati come colatori delle acque residue dell'irrigazione. Per la costruzione del lago e per la rete di canalizzazione venne prevista nel 1933 una spesa di £ 37.000.000 di cui £ 3.397.000 erano a carico dei proprietari che avrebbero usufruito della bonifica. Il 14 Agosto 1934 il progetto del lago di Monte Pranu, redalizzato dall'ing. Emilio Battista, divenne esecutivo. Il progetto comprendeva anche tutti gli impianti accessori: le linee elettriche e telefoniche, la strada di accesso al cantiere della diga principale, il villino dei guardiani per la vigilanza del serbatoio e del servizio di irrigazione e per la manutenzione delle varie opere. Il villino fu realizzato per primo, poiché durante il periodo di costruzione degli sbarramenti assunse la funzione di sede della direzione dei lavori, del personale di vigilanza del Genio Civile e del Servizio Dighe e per i funzionari di passaggio. L'esercizio finanziario per gli anni 1934/1935 prevedeva uno stanziamento di Lire 5.100.000, ma sopraggiunsero nuove disposizioni finanziarie che impedirono di prendere ulteriori impegni per gli anni successivi, quindi fu deciso di sospendere l'istruttoria per la concessione delle opere, comprese quelle preliminari. Si dovette attendere sino al 1939, anno in cui il progetto venne ripreso in considerazione ed aggiornato nelle procedure tecniche e negli importi di spesa. L'evolversi delle condizioni economiche e sociali, imposto dalla nuova attività estrattiva del carbone, spingeva a tempi rapidi sia per la trasformazione fondiaria che per l’acceleramento dei lavori per il lago di Monte Pranu. Il periodo di tempo previsto per l’esecuzione dei lavori venne ridotto da quattro a tre anni, con il massiccio impiego di mezzi meccanici, che avrebbe permesso la massima intensità dei lavori, di conseguenza venne calcolata una sensibile riduzione dei costi che sarebbero calati a £ 32.864.000. Lo scoppio del secondo Conflitto Mondiale costrinse ad accantonare l'imponente progetto ancora una volta e fu necessario attendere sino al 1947. L'immediato dopo Guerra fu caratterizzato dalla ripresa dell'attività carbonifera e dai programmi di sviluppo per la ripresa nazionale e si diede finalmente corso alla trasformazione fondiaria del Basso Sulcis. La trasformazione era basata sull’irrigazione pertanto venne stabilito di dare corso ai lavori per la costruzione del lago, che avrebbe consentito la prosecuzione del programma. Il progetto del 1934 e le revisioni del 1939 rimasero invariate, vi fu il solo aggiornamento dei prezzi per la manodopera, per i materiali e per i mezzi tecnici necessari, inoltre vennero riesaminati tutti i dati raccolti dalla stazione di monitoraggio dei deflussi del rio Palmas dal 1930 al 1946. L'esecuzione dei lavori venne affidata all'ACAI, sotto la direzione dell'ing. Antonio Salaris, i lavori di costruzione vennero eseguiti dalla Società Anonima Imprese Tudini - Talenti di Roma; tutte le apparecchiature meccaniche, di scarico e di erogazione furono fornite dalla Società Calzoni di Bologna; il cemento venne fornito dalla Italcementi, stabilimenti di Cagliari. I materiali da costruzione che furono utilizzati erano pietrame trachitico, proveniente da cave poco distanti dal cantiere e sabbie dell'alveo del rio Palmas . I lavori iniziarono nel 1948 e terminarono nel 1951. L'inaugurazione della diga di Monte Pranu avvenne nel maggio 1952 alla presenza del Ministro dell'Istruzione On. Antonio Segni, già ministro dell'Agricoltura nei due precedenti governi e che si trovava in Sardegna anche per un altro importante motivo: l'assegnazione delle colonie agricole ETFAS, un traguardo della riforma agraria iniziata nel 1946.
Sabrina Sabiu
Tratalias. Il lago di Monte Pranu 55 anni dopo. Quando la rinascita iniziava dall’acqua
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