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Sat19052012

Ultimo aggiornamento11:26:27 AM GMT

SANT'ANTIOCO E IL MITO DI ROMOLO

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Roma ed Albalonga condividevano attraverso il mito di Romolo una sacra discendenza che rendeva empia questa guerra, perciò i rispettivi sovrani decisero di affidare a due gruppi di rappresentanti le sorti del conflitto fra le due città, evitando ulteriori spargimenti di sangue. Furono scelti per Roma gli Orazi, tre fratelli figli di Publio Orazio, e per Albalonga i tre gemelli Curiazi, che si sarebbero affrontati a duello alla spada. Livio afferma che gli storici non erano concordi nello stabilire quali delle due triadi fosse quella romana e che lui propendeva per gli Orazi perché la maggior parte degli studiosi era in tal senso. Iniziato il combattimento, quasi subito due Orazi furono uccisi, mentre due dei Curiazi riportarono solo lievi ferite; il terzo Orazio, che non avrebbe potuto affrontare da solo tre nemici, vistosi in difficoltà pensò di ricorrere all'astuzia e finse di scappare verso Roma.

Come aveva previsto, i tre Curiazi lo inseguirono, ma nel correre si distanziarono fra loro. Per primo fu raggiunto dal Curiazio che non era stato ferito e, voltandosi a sorpresa, lo trafisse. Ripreso che ebbe a correre, fu inseguito dagli altri due Curiazi, che però, essendo feriti, si stancarono notevolmente e gli fu facile, uno alla volta, ucciderli. La vittoria dell'Orazio fu la vittoria di Roma, cui Albalonga si sottomise.Ho voluto riportare questo mito, copiandolo da Wikipedia, perchè , a mio avviso, fotografa la situazione politica di Sant'Antioco. C'è una destra che, sia pure in difficoltà, si presenta compatta e decisa a vendere cara la pelle; c'è invece una sinistra e il redivivo movimento dell'uomo qualunque che si dividono in tanti partitini o movimenti indebolendo notevolmente lo schieramento che unito avrebbe invece avuto la possibilità di vincere. Il bello è che alcuni sostengono di essere pragmatici. Io vorrei vedere coalizzati tutti i politici e amministratori sardi nel difendere la "nostra" isola dai rischi di disastri ambientali (l'unico patrimonio che abbiamo), senza sottostare a compromessi fondati sull'interesse personale e/o di casta. Allora si, potremmo vivere veramente felici! -  Giuseppe Mulè