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Sant’Antioco. Italia Nostra «L’insofferenza verso le regole paesaggistiche giustifica ancora gli abusi edilizi».

Politica Locale
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oco e delle relative 78 case mobili realizzate in difformità o in assenza di autorizzazione desta sconcerto e preoccupazione.» E' il commento espresso con un comunicato Italia Nostra di Sant’Antioco a margine dell'operazione di indagine di ieri.

"Si tratta di un residence costruito anno dopo anno sul mare, camuffato da campeggio, realizzato con “case mobili” ben stabili sullo stesso posto da oltre 10 anni, senza che nessuno abbia mai preso provvedimenti – si legge nella nota -. Eppure esiste un ufficio regionale di vigilanza sull’attività edilizia e sulle opere abusive, oltre naturalmente agli obblighi non discrezionali di vigilanza e di repressione degli abusi che competono all’istituzione comunale. Colpisce il numero delle costruzioni, una ottantina di case sul mare, un insediamento assimilabile ad un quartiere di Sant’Antioco, in un’area in cui sono presenti numerosi vincoli, in uno degli angoli più suggestivi e caratteristici della costa dell’isola e in una delle spiagge tra le più amate e frequentate da residenti e turisti, si legge nella nota, Nel 2019 assistiamo ancora a interventi speculativi in un’isola minore a due passi dalla battigia, dopo 15 anni dall’emanazione del Codice dei Beni Culturali e 13 anni dall’adozione del Piano Paesaggistico Regionale. Norme emanate in attuazione dell’articolo 9 della Costituzione per la protezione e la salvaguardia dei beni culturali e paesaggistici, comprese quindi le zone costiere. Questo tipo di abusi è purtroppo la conseguenza della insofferenza di imprenditori, funzionari e amministratori locali verso le regole di salvaguardia e di tutela che la comunità si è data per difendere i beni collettivi. Dopo aver tentato di cancellare il PPR con numerosi ricorsi al TAR, dopo il fallimento di un referendum per cercare di abrogarlo – conclude Italia Nostra di Sant’Antioco -, si prova ad aggirare le norme con vari espedienti quali le case mobili “fisse”, le strutture in precario, le finte casette rurali etc… senza nessun rispetto per il patrimonio paesaggistico e i beni comuni."

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