L’inchiesta giornalistica portata avanti due settimane fa un quotidiano isolano ha improvvisamente ravvivato l’attenzione sul Piano Sulcis. Piano sostenuto da un'enorme quantitativo di risorse economiche (oltre 1 miliardo e 240 milioni di euro dei per tre quarti pubblici) sarebbero dovuti servire a rilanciare il territorio che era precipitato in una profondissima crisi economica e sociale a causa della chiusura della maggior parte delle grandi aziende del polo industriale di Portovesme. È evidente che questo progetto, siglato il 13 novembre del 2012, che sarebbe dovuto intervenire in tutti i settori (dalle infrastrutture alle attività economiche passando per le bonifiche e l’istruzione) non ha dato i risultati sperati. È piuttosto complicato attribuire le responsabilità del “fallimento” del Piano Sulcis, ma sicuramente la burocrazia in generale ha giocato un ruolo importante a cui si deve aggiungere prima la “scomparsa” la provincia di Carbonia-Iglesias nel 2016 e il passaggio della gestione del piano all’assessorato all’industria non hanno fatto altro che dilatare i tempi e far crescere i ritardi.
Sant'Antioco. Piano Sulcis tra luci ed ombre. Già si parla di fallimento
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