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Carbonia. Comunali, i programmi. Paola Massidda (M5S): «La partecipazione attiva per colmare la distanza fra cittadini e istituzioni».

Politica Locale
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Per il Movimento 5 Stelle di Carbonia, le comunali 2016 sono la prova del fuoco. Usciti trionfanti dalle politiche di tre anni fa, dopo la diserzione alle regionali, le europee, subito dopo tenutesi, hanno ancora una volta premiato, fra le mura della città della Grande Miniera, il simbolo del M5S, seppure con qualche defezione più o meno in linea con il dato nazionale.
Già, il simbolo. Non si può nascondere che, nelle due tornate elettorali sopraccitate, la forza delle cinque stelle sia stata da attribuire al suo “front man” Beppe Grillo – accolto da un anfiteatro di piazza Marmilla, nel 2013, pieno oltre ogni aspettativa – e al simbolo sulla scheda, piuttosto che al lavoro dei militanti locali. Adesso, invece, sulle loro spalle c’è qualche peso in più. Adesso, le facce sono quelle di cittadini di Carbonia. Il successo e l’insuccesso, in grandissima parte, sarà attribuito a loro: ai candidati per il consiglio comunale e, soprattutto, alla candidata a sindaco Paola Massidda. Il famigerato “uno vale uno” – lo si vede pure lontano dalle grandi città, nelle quali (a Roma, come a Torino, come a Milano) i candidati a sindaco hanno lasciato per strada antiche zavorre – comincia a mostrare la corda ma, a quanto pare, nessuno se ne dà pena. Il candidato a sindaco è il candidato a sindaco, gli aspiranti al seggio in consiglio giocano la loro partita: l’obiettivo è vincere. Ci credono tutti, a dispetto di un certo scetticismo o assecondando un’onda ottimistica priva di acknowledgment che non sia quella delle “sensazioni” dei candidati alle prese con il volantinaggio in centro e nelle periferie. C’è solo una certezza: il Movimento 5 Stelle, né raggiunto il ballottaggio né essendone rimasto fuori, non chiederà o darà esplicitamente l’appoggio ad alcuno degli altri contendenti.
Il programma per i prossimi cinque anni è una  di summa theologica del grillismo applicato al Sulcis e, in premessa, è evidente l’intento di scavare un ampio solco fra sé e il resto della “politica”. La ricetta è la partecipazione: «Dopo troppi anni di soliti volti noti, si è reso evidente come la distanza tra istituzioni e cittadini sia sempre maggiore. I continui e feroci tagli agli enti pubblici e la svendita dei beni comuni hanno generato ulteriore disoccupazione e precarietà. Vorremmo che la distanza tra i cittadini e le istituzioni venisse colmata con una partecipazione attiva all’amministrazione e alla politica cittadina. Appare ormai necessaria la ricerca e l’individuazione di uno sviluppo orientato verso altri fattori economici. Uno sviluppo che riesca ad andare oltre quello industriale, il quale, attualmente, necessita di nuovi indirizzi e priorità di riconversione che salvaguardino ambiente e salute. Il nostro proposito è il raggiungimento delle finalità perseguite dal Movimento 5 Stelle a livello nazionale, calandole in quelle che sono la nostra realtà e la nostra quotidianità perché solo con un’amministrazione guidata dagli stessi cittadini, si possono gettare le basi per l’onestà e la trasparenza, ma soprattutto per la giustizia sociale».
Una politica di sviluppo, per Paola Massidda e la sua “squadra”, non prescindere dalla sostenibilità: «Con questo termine non si intende solo quella ambientale, ma anche sociale ed economica. Lo sviluppo sostenibile è un tipo di sviluppo che incontra le esigenze delle generazioni presenti senza compromettere la possibilità per le generazioni future di soddisfare i lori propri bisogni. È evidente, quindi, che esso richiede protezione e tutela ambientale, ma anche la creazione e l’implementazione di una economia sostenibile il più possibile diversificata e a base locale, il rispetto delle comunità e della loro cultura, ai fini del raggiungimento e mantenimento della giustizia sociale. L’elemento fondamentale è sostenere e favorire gli imprenditori e le attività locali che usino o vogliano sviluppare metodi sostenibili, con l’obiettivo di creare un circuito economico locale coordinato e integrato che metta al primo posto la qualità dei servizi offerti. Il nostro territorio beneficia di risorse ambientali, archeologiche e culturali che consentono lo sviluppo di attività economiche basate su questo patrimonio, purché nel suo totale rispetto. È fondamentale creare i presupposti per cui si voglia scegliere Carbonia come luogo di destinazione». C’è uno sviluppo ambientale, per il quale si propone, tra l’altro, il ripristino delle aree degradate e contaminate con interventi di fitobonifica mirata, in seguito alla caratterizzazione ambientale e interventi di riforestazione con specie autoctone; c’è uno sviluppo turistico, tra trasformare in autentico «volano economico»: si punta a soddisfare il bisogno di informazioni, alla realizzazione di strutture come l’ostello della gioventù, la promozione del turismo combinato allo sport, l’avvio in strutture rurali, compendi ex minerari e immobili comunali abbandonati il progetto di «albergo diffuso», la realizzazione di un percorso ciclo-pedonale lungo la vecchia linea ferroviaria che collega Cortoghiana a Bacu Abis, ripristinando vecchi edifici lungo il percorso per convertirli in punti di ristoro.
Ampio spazio nel programma al progetto di Museo Diffuso, «sistema museale situato su un territorio esteso dove spiccano patrimonio naturalistico e storico–artistico, e dove sussistono ambienti di vita tradizionali particolarmente caratteristici, il tutto degno di salvaguardia e valorizzazione». Le miniere di Carbonia, Cortoghiana e Bacu Abis, secondo il M5S, potrebbero offrire «potenzialità di sviluppo turistico, storico e culturale intendendo il territorio non solo in senso fisico, ma anche come storia della popolazione che ci vive e dei segni materiali ed immateriali lasciati da coloro che lo hanno abitato in passato». Si prevede di realizzare in tale ambito una serie di attività tra le quali spiccano “L’arte del costruire”, laboratorio manuale e creativo per la riscoperta dei materiali naturali da costruzione (pietra, calce e legno) ed il loro utilizzo fin da epoca antica; “La metallurgia antica”,  viaggio a ritroso nel tempo, dove i partecipanti sperimenteranno le diverse fasi della lavorazione dei minerali, osservando ad esempio come si trasforma una barra di metallo in utensile e come si coniavano le monete in una zecca medievale; “Profumi e colori dalla natura”, alla scoperta delle specie vegetali presenti negli ambienti dei parchi naturali, con cui realizzare essenze e tinture, occasione per imparare a riconoscere le piante diffuse lungo le aree costiere e ad usare alcune semplici tecniche con cui ottenere coloranti e profumi; “Non tutto ciò che sembra è davvero un rifiuto”, percorso guidato in un parco naturale alla ricerca degli elementi che sono da considerarsi veri agenti inquinanti e di quelli che invece sono semplici materiali in fase di degradazione.
Molto critica la posizione dei Cinquestelle sulla gestione dei rifiuti da parte dell’amministrazione in carica: «Quello che avrebbe potuto rappresentare un percorso di grande sinergia e condivisione degli obiettivi tra cittadini e amministrazione, è divenuto un provvedimento “impositivo” nel quale il cittadino, la sua vita e le sue scelte sono state relegate sullo sfondo. A prevalere sono state le questioni legate all'appalto, il cui costo nei cinque anni precedenti è enormemente lievitato. C'è dunque da cambiare passo mettendo al centro il cittadino». Partendo dalla considerazione che la prima “emergenza” sia la riduzione dell’indifferenziato – il cosiddetto “secco” – e che sia necessario differenziare almeno l’80 %, il M5S pensa di potere introdurre, dopo una fase sperare tale con 200 famiglie, la cosiddetta TIA, ovvero “Tariffa di Igiene Ambientale Puntuale”: vale a dire che si paga di più se si produce di più, non senza temperare il principio tenendo conto del nucleo familiare, «sistema applicato nei migliori comuni d'Italia – rivela Massidda – che ha condotto questi ultimi verso risultati prossimi al 90% di differenziata». Se l’obiettivo “Rifiuti Zero” è un punto di arrivo utopico, non deve mancare la tensione verso l’obiettivo: «Ma nulla di tutto ciò potrà realizzarsi se i cittadini non verranno messi al centro di ogni decisione». Una delle “leve” per ottenere il risultato sarà la promozione di punti di acquisto self-service per tutti quei prodotti sfusi al fine di ridurre gli imballaggi in genere.
Uno dei punti originali del programma è senz’altro il capitolo “Carbonia Città Giardino della Salute”: «Grazie a ciò che la natura offre spontaneamente – si sostiene – la splendida macchia mediterranea, ricca di innumerevoli proprietà medicinali ed officinali, di cui il territorio è ricco, può offrire nuove occasioni di recupero ambientale. Considerato che in Sardegna abbiamo circa 400 piante autoctone, con la collaborazione dei cittadini vorremmo dare vita ad un giardino diffuso, suddiviso in aree, ognuna delle quali coltivata con piante specifiche, adeguatamente illustrate attraverso cartelli informativi in diverse lingue (tra cui il sardo) sulle relative proprietà officinali e medicinali. In questo modo potremo far si che Carbonia sia riconosciuta come “Città della Salute” con conseguente incremento del turismo. Una delle poche industrie al mondo a non aver subito flessioni negative è proprio quella della salute e della bellezza. Con questo progetto intendiamo aiutare non solo le aziende già attive, ma anche promuovere la nascita di nuove». Per quanto riguarda l’urbanistica, si propone una revisione del Piano Urbanistico che dovrà favorire, nel rispetto delle originali forme architettoniche della “città di fondazione” e magari riprendendo, appunto,  «l’originaria idea di “città-giardino”, una corretta e attiva riqualificazione del centro città (ma non solo), aumenti ragionati delle volumetrie piuttosto che nuove edificazioni in luogo delle preesistenti, favorendo gli interventi di risparmio energetico, e bioedilizia in particolare, e che prevedono impianti per la produzione di energia elettrica e termica, attualmente fortemente ostacolati dalle norme vigenti».
Infine, un cenno a uno dei punti cardine della proposta pentastellata a tutte le latitudini: l’abbattimento dei costi della politica. «Lo realizzeremo – affermano – ponendo un tetto massimo di riunioni delle commissioni consiliari, oltre il quale non verrà riconosciuto il gettone di presenza, tagliando drasticamente l’indennità per il presidente del consiglio comunale, al quale verrà corrisposto l’importo massimo riconoscibile ad un consigliere comunale e il taglio del 10% ai componenti della giunta. Risparmi per oltre 250.000 euro che andranno ad alimentare il fondo per le povertà estreme».

Giovanni Di Pasquale

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