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Carbonia. Verso il ballottaggio. Niente apparentamenti al secondo turno ma il M5S incassa qualche “endorsement”.

Politica Locale
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Niente apparentamenti, per i due contendenti del ballottaggio, ma solo appelli ai votanti dei candidati e delle coalizioni escluse dalla sfida di domenica prossima ed anche, perché no?, agli astenuti del primo turno, affinché questa volta si rechino ai seggi per scegliere il sindaco di Carbonia del prossimo quinquennio. Si presentano così ai blocchi di partenza Giuseppe Casti e Paola Massidda, rispettivamente sindaco uscente e candidato per il centrosinistra e liste civiche e candidata del Movimento 5 Stelle. Tutto chiaro, dunque? Fino a un certo punto. Ci sono infatti movimenti di superficie, in particolare in direzione del M5S ma, c’è da giurarlo, non mancheranno, soprattutto in questa ultima settimana, i contatti “sottotraccia” alla ricerca del consenso.  Ha preso pubblicamente posizione Francesco Cicilloni, candidato a sindaco di Dipende da Noi, il quale, con un post su Facebook, ha espresso il suo “endorsement” per il M5S: «La scelta è quella fra un gruppo di boyscout inesperti (ma l'esperienza non è data, non ce l'abbiamo nella culla, si acquisisce col tempo e con l'impegno) e per loro stessa dichiarazione non competenti (e anche la competenza non è data) ma, sino a prova contraria, onesti, e un comitato d'affari la cui unica ragione sociale è quella di mantenere la presa soffocante sulla città di Carbonia fidando sul potere di ricatto e sulle clientele. La scelta dunque è obbligata. Oggi a soddisfare questa insopprimibile e non più procrastinabile esigenza di cambiamento la città di Carbonia ha chiamato il Movimento 5 Stelle. Per quello che possiamo noi ci saremo». Si è scritto nei giorni scorsi della presa di posizione di Ignazio Cuccu, uno dei promotori della coalizione capeggiata da Ugo Piano: «Ricevo appelli e richiami – ha scritto ancora su Fb il presidente del consiglio comunale – a non si capisce bene quale senso di responsabilità, come se chi ha ingannato i cittadini in questi anni questo senso di responsabilità lo abbia mai mostrato e non abbia invece usato il potere in maniera assolutamente clientelare e, spesso, perfino familistica. Senza grandi entusiasmi, ma la mia decisione è netta». Parole riecheggiate domenica, ancora in un post su Fb, in un intervento di Luisa Poggi,  fra i candidati più votati nelle liste di appoggio a Piano: «Il mio voto è libero, e liberamente scelgo di non votare per chi promette continuità in una gestione che non ho condiviso e contestato fin dal 2012. Non posso votare per chi chiama “coalizione di centrosinistra” un insieme di portatori di voti che nella passata tornata elettorale rappresentavano la controparte». Piano da parte sua si è espresso con parole più sfumate ma, sostanzialmente, la sua posizione non si discosta di molto da quella dei suoi compagni d’avventura.
Dallo schieramento che ha sostenuto Daniela Garau, invece, nessuna parola in favore dei due contendenti: intervistata da un’emittente radiofonica, ha affermato di voler lasciare libertà di voto ai suoi elettori. Per la libertà di voto, infine, si è espresso anche Andrea Corda, che ha corso per la poltrona di primo cittadino sotto le insegne di Unidos: i sostenitori del movimento indipendentista fondato dal deputato ex FI e PdL Mauro Pili, tuttavia, in particolare sui social network, sembrano propendere per un sostegno a Massidda.
Non si registrano, per ora, dichiarazioni pubbliche in favore di Casti, se non da parte di coloro i quali lo hanno già sostenuto. Si registrano piuttosto appelli verso un “popolo della sinistra” diviso in tre al primo turno, richiami alla comune “origine” politica, mozioni dei sentimenti finalizzate a far confluire il voto fuggito per altri lidi verso il candidato di un centrosinistra presentatosi alle elezioni in una forma tutt’altro che “canonica”, tanto da far storcere il naso in casa SEL. Per raggiungere questo obiettivo, molto viene fatto, anche negli ambiti sindacali di marca CGIL più vicini al PD, per evidenziare agli occhi degli elettori l’inconsistenza politica e programmatica della proposta pentastellata e richiamare i “compagni” al senso di responsabilità. La sensazione tuttavia è che il duro scontro protrattosi lungo il mandato in via di esaurimento, già prima della spaccatura all’interno del PD, abbia sparso veleni di cui, per ora, pare difficile trovare l’antidoto. Su tutte queste considerazioni prevale per giunta una sensazione netta, che altro non fa che accrescere la difficoltà di un pronostico: un tentativo di “indirizzare” il voto da parte dei leader della campagna elettorale non pare essere molto efficace. I voti “in libera uscita”, forse non sono mai stati così liberi.
Non vi sono dubbi che Casti sia favorito ma la conferma dei 6074 voti avuti in prima battuta, che non si può comunque dare per scontata né per lui né per la sua contendente, potrebbe non bastare per superare il 50 per cento più un voto. Massidda, che parte da quota 3688, potrebbe dover raddoppiare i consensi del primo turno. Tuttavia non è facile neppure avventurarsi in un pronostico sull’affluenza, ciò che consentirebbe di approssimare il numero di voti sufficiente per la vittoria. La consuetudine vorrebbe che, al ballottaggio, i votanti calino sensibilmente rispetto a due settimane prima: non si può neppure escludere, però, che il clima di questa combattutissima campagna elettorale limiti l’astensione fino a ridurla ai minimi termini rispetto al 5 giugno.  

Giovanni Di Pasquale
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