In ballo ci sono trentatré posti di lavoro: basta questo per capire quanto il dossier Somica sia delicato, per la nuova amministrazione comunale alla guida della città. Somica, ovvero: società in house di capitale interamente pubblico, del comune di Carbonia, che si occupa di manutenzioni, segnaletica stradale, giardinaggio e servizi tecnico-amministrativi. Il nodo è venuto al pettine nei giorni scorsi, dopo un nota interna dell’amministrazione comunale che ha annunciato una riduzione dell’attività prevista dal cosiddetto “global service”, ovvero le attività che la società presta per l’amministrazione comunale. Un atto che ha messo in allarme i lavoratori di Somica – in sostanza maestranze provenienti dai lavori socialmente utili – già pressati da illazioni di nessun fondamento che si rincorrevano dall’ultima campagna elettorale, secondo le quali la vittoria del Movimento 5 Stelle avrebbe messo in pericolo i posti di lavoro tanto faticosamente conquistati. Ne è nata una manifestazione di protesta, svoltasi venerdì mattina dentro l’aula consiliare, attraverso la quale i lavoratori di Somica hanno chiesto chiarezza ai nuovi inquilini del municipio di Piazza Roma sul loro futuro, incontrandosi durante l’occupazione pacifica dei banchi dell’assemblea con il vicesindaco Gian Luca Lai e il capogruppo del M5S Manolo Cossu. Nel pomeriggio, durante la prevista seduta del consiglio comunale i lavoratori hanno assiepato i posti riservati al pubblico per ascoltare la discussione relativa all’ordine del giorno presento dal Partito dei Sardi, teso a impegnare la giunta a garantire l’attività e, dunque, l’occupazione degli interessati alla vicenda. La questione ruota attorno a un nodo, per l’appunto, che dovrà prossimamente essere sciolto dal sindaco Paola Massidda, dalla giunta e dalla maggioranza monocolore che la sostiene. Intanto il primo cittadino ha annunciato che l’attuale amministratore delegato, l’ex assessore provinciale e comunale Giacomo Guadagnini, uomo di punta del PDS, dei DS e del Partito Democratico negli anni passati, nominato e confermato dalle amministrazioni precedenti, sarà a breve sostituito da Giuseppe Baghino, ingegnere originario di Sant’Antioco e nipote del compianto uomo politico democristiano Eusebio Baghino, nel ruolo di amministratore unico. Una nomina che ha suscitato le proteste dell’opposizione variamente motivate: da una parte il fatto che, per l’ennesima volta, la giunta Massidda si predisponga a nominare un professionista non di Carbonia, dall’altra che – nello specifico, molto sarcastico è stato intervento del capogruppo del PdS, Fabio Usai – in contraddizione con le dichiarazioni fatte in campagna elettorale riguardo alla “trasparenza” nelle nomine, l’esecutivo scelga ancora una volta la strada della nomina “fiduciaria”, superando il tanto sbandierato criterio della pubblica selezione. Su questo punto, l’assessore Lai, ribadendo la legittimità della procedura, ha chiarito che la natura dell’incarico e l’esiguità dell’emolumento avrebbe difficilmente consentito di utilizzare il bando ad evidenza pubblica, senza tuttavia escludere la possibilità di riconsiderare in seguito tale possibilità. Stranamente non si è parlato dell’eventualità, vantaggiosa per le esangui casse del comune, di incaricare come amministratore un dirigente comunale, possibile anche secondo un indirizzo del 2015 espresso dall’Autorità Nazionale Anti Corruzione a patto che siano superati i conflitti di interesse tra i due ruoli. In ogni caso, va detto che il sistema di nomina attuale è del tutto aderente a quello utilizzato dalle amministrazioni precedenti.
Ad ogni modo, il sindaco, l’assessore, nonché il capogruppo del M5S, di fronte a una platea tanto interessata, hanno tenuto a confermare l’intenzione di garantire tutti i posti di lavoro previsti nella pianta organica di Somica. Fatto sta che il programma del M5S ha indicato, al proposito, una rimodulazione delle attività oggi affidate nel contratto di “global service” alla società “in house”: resta da capire in quali modalità ciò si configurerà nel prossimo futuro. L’ex sindaco Giuseppe Casti nel suo intervento ha dato atto all’amministrazione di aver ben scelto nell’indicazione dell’amministratore unico in luogo del consiglio d’amministrazione oggi presente – con due dirigenti comunali – anche perché a suo dire la presenza dei dipendenti comunali sarebbe ormai incompatibile, senza tuttavia spiegare per quale motivo. Ma ha anche criticato la a suo dire poca chiarezza nel tranquillizzare i lavoratori per il prossimo futuro. Il più esplicito, ma in direzione opposta a quella di Casti e anche dell’ordine del giorno stesso, è stato dai banchi della minoranza Michele Stivaletta, già attivo nel corso del precedente mandato del consiglio comunale nel contestare la convenienza dei prezzi praticati da Somica per lo svolgimento dei lavori affidati ad essa. Stivaletta ha sostenuto la necessità di «liberare risorse» in favore delle piccole imprese e degli artigiani cittadini: in sostanza, ridurre l’attività della società “in house” per mettere a bando lavori che potrebbero essere svolti da chi oggi è ormai escluso proprio per la presenza della Somica. Ecco quel che si suol dire “il dito nella piaga”. È chiaro a tutti, infatti, che una società “in house” alla quale il comune decide di affidare le manutenzioni di tutti gli edifici pubblici, in particolare le scuole elementari e medie, nonché delle strade e marciapiedi, svolga un ruolo assai proficuo soprattutto dal punto di vista dei tempi di esecuzione delle opere. È indubbio tuttavia che, per gli effetti di ciò, l’imprenditoria locale si veda sottrarre margini di manovra per ottenere commesse: tutto questo avviene in un contesto economico schiacciato dalla crisi e dalla contrazione del reddito ai livelli della mera sussistenza. Mettere insieme gli interessi degli uni e degli altri sarà una vera e proprio “quadratura del cerchio”: qualcuno forse la chiamerebbe, non a torto, “brutta gatta da pelare”.
Giovanni Di Pasquale