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Carbonia. Antonello Pirosu confermato presidente della conferenza socio-sanitaria della ASL 7.

Politica Locale
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Sono stati confermati nei giorni scorsi i vertici della conferenza socio-sanitaria della ASL 7. Rientrano dunque le dimissioni del presidente Antonello Pirosu (sindaco di Villaperuccio) e dei due vicepresidenti, Marco Piras (Tratalias) e Nando Pellegrini (Fluminimaggiore), che si erano dimessi il 26 settembre scorso in forte polemica con il commissario della ASL 7 Antonio Onnis.
I sindaci presenti alla conferenza (16 su 23), dopo gli scontri con il commissario Onnis delle ultime settimane, hanno deciso di continuare a muoversi attraverso i le sedi ed i canali istituzionali per provare a salvaguardare e migliorare il sistema socio-sanitario del Sulcis-Iglesiente. Il riconfermato Pirosu, che oltre ad una decennale esperienza amministrati può contare sul fatto di essere considerato un mediatore capace libero da condizionamenti partitici, ha chiesto ai colleghi che ogni decisione venga prima discussa ed approvata in sede di conferenza dei sindaci, in modo di evitare iniziative non condivise che andrebbero ad indebolire l’unità di un territorio già fortemente provato dal ridimensionamento della spesa sanitaria e di renderlo quindi ancora più debole verso decisioni prese dall’alto.
Dopo la (ri)conferma dei vertici, la conferenza socio-sanitaria ha incontrato il commissario Onnis, il cui mandato scadrà il 31 dicembre. Ancora una volta, per bocca del presidente appena riconfermato, sono state segnalate le numerose criticità del sistema sanitario del territorio come ad esempio i gravi ritardi nelle portare avanti le così dette case della salute, la carenza dei punti prelievo, l’incremento della mobilità passiva (che grava per oltre 20 milioni di euro nel bilancio della ASL 7) e il riallungarsi delle liste d’attesa. Dal canto suo Onnis ha fornito dei chiarimenti su alcune questioni poste dai sindaci ma ha dovuto segnalare che molti specialisti che operano nelle strutture sulcitane hanno chiesto il trasferimento in altre sedi, un fatto che potrebbe essere interpretato come una conferma indiretta dello stato estremamente precario in cui versa il sistema sanitario del Sulcis. (red)

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