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Carbonia. All’assemblea del centrosinistra tante critiche (al M5S) e poca autocritica: «Riprendiamoci la città»

Politica Locale
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Tante critiche (al Movimento 5 Stelle), poca autocritica. Resta questo, in fondo, ascoltata la lunga discussione da cui il centrosinistra cittadino, venerdì scorso, ha deciso di prendere le mosse dopo la sconfitta alle comunali dell’anno passato. E dire che, di tempo, per metabolizzare lo storico rovescio elettorale ne hanno avuto, i protagonisti della sfortunata campagna elettorale: ben otto mesi, trascorsi evidentemente a rafforzare il pensiero che, dalla notte del ballottaggio, ronza in non poche delle teste di tanti militanti e dirigenti del centrosinistra – ve n’è ampia eco sui social. E, cioè, che in fondo la sconfitta ha origine dalla scissione di una parte importante del PD: d’altronde quanti hanno scritto e detto che, senza la candidatura di Ugo Piano, Giuseppe Casti avrebbe vinto al primo turno? Nessuno ovviamente lo ha detto, negli interventi ascoltati nella sala convegni della Grande Miniera di Serbariu, ma il tenore degli stessi ha fatto presagire il persistere di questo recondito pensiero. Perché si capisce che, là dentro, si pensava che fra quattro anni e mezzo o, chi lo sa?, pure prima, caso mai l’esperienza a Cinque Stelle dovesse collassare in anticipo, il governo della città sarà riconquistato. Troppo scarsa è la considerazione nei confronti di Paola Massidda, dei suoi assessori e del gruppo consiliare di minoranza, perché non si ritenga che, quanto meno nel 2021, gli elettori torneranno senza dubbi ad affidarsi a chi l’ha amministrata lungo diverse generazioni dalla caduta del fascismo al giugno scorso, chissà se agli stessi recentemente licenziati o ai loro eredi di cui ancora non si intravede l’identikit: Casti ha detto che sarà una nuova generazione a rimettere le cose a posto ma non sarà offensivo per nessuno se qualcuno coltiverà il beneficio del dubbio fino a prova contraria. Gli attuali inquilini di piazza Roma n. 1 sono stati descritti come pasticcioni e indecisi per incapacità conclamata e freddamente determinati a smantellare il sistema di servizi sociali e per l’infanzia e la gioventù. faticosamente costruito nei decenni dalle giunte di centrosinistra. Casti aveva già servito l’antipasto con il post su Facebook di cui si è data notizia su queste pagine, accusando la giunta, bilancio alla mano, di voler proceder a chiudere l’asilo nido e di non ritenere di dover riaprire l’Informagiovani, la ludoteca e la sala prove per i gruppi musicali. L’assessore Loredana La Barbera, anche di questo si è letto su Tentazioni della Penna, lo ha smentito ma, a questa smentita, Casti e quasi tutti quelli che sono intervenuti venerdì non hanno dato alcun credito. Pasticcioni, incapaci e pure bugiardi. «Viene presentato un bilancio – ha rilanciato l’ex sindaco – che prevede una continua chiusura di servizi, senza prospettive per la città e per il territorio. La “città solidale” che abbiamo sempre pensato come modello per Carbonia in questo bilancio non c’è. Non c’è guida politica: il bilancio lo stanno scrivendo i dirigenti del comune. Purtroppo non sarà possibile emendarlo: dovrebbe essere ritirato e riscritto». Casti ha attaccato anche sulla vicenda dell’uscita del gruppo del M5S dall’aula, durante l’ultima riunione di consiglio: «Si doveva votare su un documento portato dalla loro giunta – ha spiegato – che riguarda un piano particolareggiato importante, che può dare respiro e soluzioni ad una parte della città e rilanciare l’economia e il M5S, per non saper decidere, per non sapere che cosa fare ha abbandonato i lavori». L’ex assessore provinciale e comunale Giacomo Guadagnini ha attaccato sul tema del “bilancio partecipato”, una delle promesse della campagna elettorale di Paola Massidda, e sul progetto di impianto termale per l’ex centrale della Grande Miniera: «Pensavo si tenessero delle riunioni con i cittadini, per ascoltare proposte, prendere nota dei bisogni, capire le priorità, invece niente. Sui lavori pubblici la giunta è a rimorchio delle opere progettate dalla giunta precedente. Quanto al progetto termale si parla di finanziamenti pubblici e privati, quando ancora il progetto consta di un foglio. Non si deve prendere in giro la gente». Da SEL sono venute parole di grande preoccupazione per il risultato elettorale, anche perché per la sinistra radicale il M5S è assimilabile a quel sistema partitico-ideologico che da quelle parti viene chiamato “destre”. L’ex consigliere comunale Matteo Sestu ha addirittura fatto un parallelismo fra la vittoria del M5S a Carbonia e l’approdo di Donald Trump alla Casa Bianca: «Le risposte alla crisi – questo il senso dell’iperbolico accostamento – vengono da destra», appunto. Luca Pizzuto, consigliere regionale che di Sinistra, Ecologia e Libertà è il segretario regionale, ha usato accenti virgiliani: «La sconfitta che mai avremmo pensato di subire è arrivata. E devo dire che in quei giorni difficili mi sono sentito come Enea che vede la sua città distrutta da i Greci». Ma non è solo il cavallo di Troia grillino ad angosciare Pizzuto: «La città sta cambiando e sta cambiando in modo pericoloso. Mai avrei pensato che i fascisti del Terzo Millennio – ha detto riferendosi alle recenti iniziative di Casa Pound in città – trovassero il coraggio a Carbonia di mettersi in campo e fare tesseramenti. E mai avrei pensato che la città stesse a guardare, anzi: a volte anche a giustificare». Quanto agli Achei pentastellati, secondo il leader di SEL, hanno ormai mostrato il vero volto: «Di fronte ai tagli ai servizi sociali, dobbiamo evidenziare la nostra diversità e farla percepire agli altri, soprattutto ai cittadini che ci hanno criticato aspramente negli anni scorsi». Il deputato del PD Emanuele Cani ha riportato a galla la “vexata questio” del rapporto – manco a dirlo: cattivo – fra il M5S e il polo industriale di Portovesme o, per meglio dire, di quel che ne resta: «Non mi meraviglia affatto che il sindaco di Carbonia non esprima soddisfazione per le novità sulla vertenza dell’Euralluminia: lei e la sua organizzazione politica il polo di Portovesme lo vogliono chiudere. Quest’amministrazione ha interrotto tutte le relazioni istituzionali». Niente sconti, dunque, ai principianti del M5S: «Abbiamo lasciato la città in mano a chi non ha ancora capito nulla – ha accusato Piero Porcu, ex consigliere comunale di una lista civica – e sta paralizzando la città. Carbonia è scomparsa dalla scena politica e istituzionale, da sette mesi a questa parte». Per la “pars destruens”, infine, inarrivabile l’intervento di Roberto Cossu, cantante del gruppo rock Gola Seca. Cossu era finito nel vortice delle polemiche a pochi giorni dal ballottaggio per un frammento di un video girato proprio nella sala convegni della GMS a chiusura della campagna elettorale di Casti, due giorni prima del ballottaggio: «Rompiamogli il culo a questi fascisti», queste le parole del rocker. Sui social se ne discusse parecchio, con toni piuttosto accesi: Cossu si difese affermando di parlare del didietro dei grillini di Roma e non di quello dei Cinque Stelle di Carbonia. La vicenda tuttavia avrebbe avuto un seguito: «Le mie parole sono state strumentalizzate. Non sono stato attaccato come Roberto Cossu ma come cantante dei Gola Seca: siamo stati boicottati, abbiamo perso un sacco di serate per colpa di quella frase, perché nei comuni governati dal M5S o nei comitati in cui c’erano militanti del M5S, non abbiamo più lavorato, perché qualcuno da Carbonia ha fatto sapere che eravamo contro di loro e che avevamo dato loro dei fascisti. Questo per farvi capire dove può arrivare la cattiveria delle persone». Misteriosa l’identità di comuni e comitati per le feste patronali grillini che hanno spento il microfono dei Gola Seca. Quanto invece alla “pars construens”, come accennato sopra, l’ammissione della gravità della sconfitta elettorale non è stata seguita da un esame autenticamente approfondito delle cause della stessa che non fosse un generico allontanamento dai cittadini e dall’ascolto di bisogni e problemi. Troppo poco, francamente, e piuttosto superficiale, perfino. «Forse ho ascoltato poco le persone - ha ammesso l’ex sindaco – e ho sottovalutato questo aspetto. Il messaggio che viene da questa assemblea è che c’è voglia di discutere, di riappropriarci dei problemi, di vedere come risolverli, c’è voglia di stare insieme. Continueremo a vederci affidando la responsabilità di convocare gli incontri e proporre tematiche a un gruppo di giovani. L’obiettivo è presentarci fra quattro anni con le carte in regola. Carbonia sarà come Bologna: ci riprenderemo il governo della città». Sestu è stato pi preciso: «Ci siamo occupati poco delle persone che diciamo di rappresentare». Guadagnini ha invece auspicato la «costruzione di una coalizione la più larga possibile», seguito da Pizzuto: «Il centrosinistra riapra le porte ai compagni da cui si è diviso nelle ultime comunali, con un’idea della città condivisa che sia chiara ma che non preveda fascisti e bottegai di vario genere», riaprendo qui la polemica per la “campagna acquisti” condotta dal centrosinistra per le comunali, criticata da SEL ma senza passare dalle parole ai fatti. Anche Cani ha fatto cenno alla necessità di ricucire le lacerazioni dell’ultimo quinquennio: «Dobbiamo avere la capacità, anche superando gli ostacoli che in questi anni ci hanno diviso, di aggregare e aggregarci su alcuni punti fermi: se non lo facciamo noi nella nostra città non lo fa nessuno. È necessario un maggiore coordinamento fra i cittadini e i gruppi consiliari e allargarsi a tutti coloro che hanno un’impostazione politica culturale e sociale vicina alla nostra». Alle divisioni Porcu ha attribuito la causa della sconfitta: «Le elezioni sono state perse a causa delle divisioni e degli odi personale che hanno spaccato il PD a tutti i livelli: questo è ciò che hanno percepito i cittadini». Sull’ascolto si è incentrata la proposta di Maria Marongiu, ex assessore alle Politiche Sociali delle giunte Cherchi e Casti: «Dobbiamo ripartire da un progetto comprensibile centrato sulle persone, sui loro bisogni. Abbiamo ascoltato chi veniva a cercarci, abbiamo trascurato quelli che non bussavano alle nostre porte e che forse vivevano una situazione più difficile. Dobbiamo tornare a parlare con tutti». Forse chi ha messo meglio in luce la crisi del centrosinistra e del PD – crisi politica e crisi di consensi – è stato Bebo Murgia, avvocato di Carbonia che da anni vive e lavora a Cagliari ma che ha mantenuto un rapporto continuo con la città d’origine: «Si è parlato poco di centrosinistra e dei motivi della sconfitta – ha detto – e molto di quello che sta facendo la nuova amministrazione. Io credo che un partito sia un’aggregazione di individui che hanno le stesse idee, che si riuniscono in un luogo, discutono dei problemi, cercano le soluzioni. Successivamente qualcuno di questi individui viene scelto per partecipare alla competizione elettorale. Questo a Carbonia non succede da tanto tempo: il PD invece è diventato un giro di telefonate. Infatti stasera hanno parlato soprattutto i politici. Al partito manca il partito, cioè manca la gente, manca l’aggregazione, il PD si identifica con chi ricopre ruoli istituzionali. Quindi, prima di tutto, riapriamo le sezioni: o si riparte dalla gente, aprendo dei luoghi di incontro, o altrimenti ci vediamo per le elezioni e votiamo per chi ci propongono».

Giovanni Di Pasquale

 

 

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