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Portovesme. Polemica risposta operai Eurallumina su posizione Fai su riapertura stabilimento

Politica Locale
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Dopo la presa di posizione del Fai che con una nota pubblicata sulla stampa nei giorni scorsi ha stigmatizzato un'eventuale riapertura produttiva dello stabilimento Eurallumiona, arriva la risposta dei lavoratori dello stabilimento che proponiamo integralmente.

"Ci mancava solo il FAI Sardegna!Seppure con ritardo, ma non per questo sorprendentemente, il FAI Sardegna prende posizione contro la riapertura della raffineria di alluminio di Portovesme proposta dalla RUSAL con un investimento di circa 200 milioni.
Gli argomenti sono quanto di più stantio circola da tempo sul tema, “vecchio e superato modello di sviluppo che non ha risolto il fenomeno della disoccupazione in Sardegna”, che ha generato “un sottosviluppo così nocivo a uomini e paesaggi, che non ha creato duraturi posti di lavoro” e via banalizzando.
Il Fai Sardegna nel suo affannoso tentativo di dire comunque di no, sembra ignorare che il polo dell’Alluminio del Sulcis ha creato e mantenuto tra occupazione diretta e indotta 3000 posti di lavoro per circa 50 anni e che molti di questi sono per fortuna ancora in essere.
Cioè secondo loro, due generazioni di lavoratori che hanno avuto un occupazione seria e sicura, che hanno potuto mantenere dignitosamente le loro famiglie, che hanno allevato e fatto studiare i figli, che hanno prodotto ricchezza nell’interesse di tutti, compreso quell’ambiente che il Fai difende con tanta acredine, sarebbe definibile come “un sottosviluppo così nocivo a uomini e paesaggi che non ha creato duraturi posti di lavoro”
Dove vivono uomini e donne del Fai Sardegna ? Sanno o no che abbiamo una disoccupazione che sfiora il 20 % della forza lavoro ? E, ancora più grave, che il 40 % dei giovani sardi è senza lavoro ?
Possibile che l’aumento dell’altezza della collinetta dei fanghi rossi da 25 a 50 metri di altezza in un arco di tempo di 25 anni possa essere davvero motivo sufficiente per dire no ad un progetto che promette 600 posti di lavoro ?
Ancora più friabile il richiamo ad una vecchia sentenza del Consiglio di Stato che ha giustamente sostenuto che non è lecito aggravare condizioni ambientali già compromesse in aree a alto valore paesaggistico e culturale.
Tutti dati di cui disponiamo dimostrano però che non c’è nella zona una significativa compromissione ambientale in termini di impatto sulla salute umana, i lavori di bonifica sono stati concordati tra le imprese e lo Stato e sono già in corso e quanto al valore paesaggistico e culturale le argomentazioni cui il Fai fa riferimento, cioè quelle del Sovrintendente del Paesaggio, Archeologia e Belle Arti, sono state puntigliosamente e clamorosamente demolite dalla Regione una per una.
Allora di cosa parliamo ?
Non di lavoro, non di interesse verso altri esseri umani e i loro drammi, non di comprensione dei problemi degli altri, neppure di vera protezione del nostro patrimonio ambientale più bello, no, niente di tutto questo.
Qui si parla solo di un ambientalismo radical chic, fanatico ed elitario di gente che il 27 di ogni mese ha lo stipendio sicuro e si può preoccupare di una collinetta di 150 metri di lunghezza e di 50 di altezza su una costa di 1500 chilometri".

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