Nuova crisi per la giunta Massidda Lascia l’assessore alla Pubblica Istruzione Carla Mario: «Motivi familiari». Casti (PD): «Siamo la barzelletta della Sardegna». Usai (PdS): «Il nuovismo dei grillini preoccupa». Uno dei più celebri aforismi di Ennio Flaiano – “la situazione è grave ma non è seria” – sembra ormai calzare a pennello alla vicenda della giunta a Cinque Stelle che, dal luglio scorso, cerca di governare la città. Era appena stato superato lo scoglio delle dimissioni, poi rientrate, dell’assessore alla Cultura, Spettacolo e Turismo, Emanuela Rubiu, fatto avvenuto tra marzo e aprile: adesso a lanciare l’asciugamano su un ring ormai non più praticabile è la collega titolare della Pubblica Istruzione e dello Sport, Carla Mario quale, candidatasi per il consiglio comunale alle elezioni del giugno 2016, era risultata la più votata, con 359 preferenze. Mario ha rassegnato dunque le dimissioni e questa volta, a quanto pare, non ci sarebbero margini per un ripensamento. Nella lettera con cui l’ormai ex assessore rimette le deleghe nelle mani del sindaco Paola Massidda si adducono motivazioni personali, così come fu per il primo assessore che si dimise, il titolare delle Politiche Sociali Arianna Vinci: «Durante questi mesi – si legge nella missiva inoltrata in giornata – ho cercato di svolgere l’incarico che mi è stato affidato con la consapevolezza e la responsabilità che un tale compito merita. Tuttavia nell’ultimo periodo alcuni problemi familiari hanno richiesto la mia presenza ed il mio tempo. Pertanto, non potendo più garantire, come la mia etica mi impone, un impegno costante e attento, mi trovo, mio malgrado, a compiere una scelta e quindi a rassegnare le dimissioni dall’incarico affidatomi. Nel porgere cordiali saluti aggiungo che, per quanto possibile, resterò a disposizione per fornire la mia collaborazione in tutti i casi in cui sarà ritenuta utile». Lex sindaco del PD Giuseppe Casti però attacca: «Siamo diventati – spara dai social network – la barzelletta della Sardegna. Gli assessori dimissionari aumentano. Mentre il sindaco, Paola Massidda, colleziona ex assessori la Città va allo sfascio. I servizi chiudono, le famiglie disagiate senza aiuto, nessun cantiere comunale, nessuna politica per il lavoro, la città sporca e invasa dalle erbacce.
Ma, soprattutto, nessuna strategia per il futuro. Si conferma, per l'ennesima volta, l'incapacità del sindaco e dell'intera amministrazione pentastellata. Forse Carbonia merita davvero tutto questo? Merita di essere citata come esempio di incapacità amministrativa?». Forti critiche anche dal Partito dei Sardi: «Se questo è il nuovismo dei grillini che la gente aspettava – afferma il capogruppo Fabio Usai – c’è da preoccuparsi. La città non è più governata da quasi un anno, nessuna nuova iniziativa è stata intrapresa da questa maggioranza che ha ereditato il lavoro fatto dalle amministrazioni precedenti e oggi, da mesi ormai, si barcamena nell’ordinaria amministrazione, senza nessun programma concreto e nessun provvedimento per contrastare crisi e disoccupazione. Da cittadino avrei certamente espresso elogi senza riserve per una compagine di governo capace e competente, protagonista di un cambiamento e di un risveglio. Ma oggi regna l’insipienza peggiore. Sono molto preoccupato e spero che il sindaco si renda conto di quanto sta accadendo perseguendo l’unica strada possibile: rassegnare le dimissioni per la ormai palese certificazione di un fallimento che la gente non si aspettava né voleva». La maggioranza, ovviamene, non ci sta: «Apprendiamo con rammarico – si legge nella pagina Facebook del M5S di Carbonia – delle dimissioni ufficiali di un’attivista prima che di un assessora. Carla è stata la nostra candidata più votata alle ultime elezioni amministrative. In questi mesi ha contribuito con forza e tenacia al nostro fianco nel costruire un futuro migliore per la città. È un forte abbraccio questo, verso chi non sarà più in prima linea, ma continuerà a sostenere con forza i valori del Movimento 5 Stelle». Ma il caso è chiuso? Può darsi: fatto sta che dopo le dimissioni dell’assessore ai Lavori Pubblici Riccardo Cireddu, quelle prodottesi in clima piuttosto polemico fra il dimissionario e il sindaco, il primo cittadino aveva annunciato una sorta di “tagliando” all’attività dell’amministrazioni, con ciò palesando un momento di difficoltà creatosi all’interno della squadra di governo. Alla base del quale, così era parso di capire, vi era una diversità di vedute fra gli assessori riguardo alla modalità di impiego delle invero scarse risorse finanziarie. Che cosa sia stato di quella annunciata “messa a punto” del motore dell’amministrazione comunale – l’esecutivo, in primo luogo – non è dato sapere ma prima l’episodio delle dimissioni “sospese” e poi ritirare di Rubiu e, adesso, quello dell’abbandono da parte di Mario, con tutto il rispetto per le motivazioni addotte da quest’ultima, lasciano pensare che quelle difficoltà non siano state del tutto superate. Nella vicenda del primo scorcio dell’amministrazione a Cinque Stelle, la prima nella storia della città ad aver spezzato una continuità di governo consolidatasi nei decenni, sembra ad ogni modo rintracciarsi uno dei nodi non ancora sciolti dell’esperienza del movimento creato da Beppe Grillo e Gianroberto Casaleggio. Nessuno può negare che in passato, anche in quello recente, figure di assessori inetti e perfino ridotti a segnaposto di partiti delle varie coalizioni siano mancati. Nemmeno si può nascondere la crisi profonda della classe dirigente cittadina palesatasi dall’inizio del nuovo millennio, una delle cause del tracollo del centrosinistra nelle ultime elezioni. Tuttavia è ormai chiaro che una comunità, senza una classe dirigente capace ed efficiente, non sta in piedi: un pilastro che, purtroppo, non si può costruire con la semplice sostituzione del “vecchio” con il “nuovo”.
Giovanni Di Pasquale