A un anno dalla più dura campagna elettorale, sfociata con la clamorosa vittoria al ballottaggio del Movimento 5 Stelle e la cocente sconfitta del centrosinistra e del suo portabandiera Giuseppe Casti, il rapporto fra maggioranza e opposizione in consiglio comunale è decisamente al punto zero. Neppure un passo avanti, rispetto alle asprezze – legittime, in prossimità del voto – della scorsa primavera: per certi versi, si potrebbe registrare perfino più d’un passo indietro. Se è vero infatti che, per quanto riguarda il PD, la débâcle delle comunali non è stata mai digerita, soprattutto dall’ex sindaco, il dato degli ultimi giorni è che anche le altre minoranze, ormai, sembrano essersi messe su un piede di guerra permanente: né da parte del M5S e dell’esecutivo, di fronte a questo progressivo deteriorarsi del confronto, pare emergere una volontà di modificare la situazione. L’evidenza di questa analisi è visibile non solo dagli ultimi accadimenti in sede istituzionale ma anche, verrebbe da dire: soprattutto, nei duelli ingaggiati nei social network. In consiglio comunale, il confronto si è ridotto a una schermaglia che ormai va sfociando nel duello verbale al limite del regolamento oppure a nessun confronto, al silenzio, all’opposizione che vota contro i provvedimenti portati in discussione dalla giunta senza neppure una dichiarazione di voto. È quanto è accaduto nelle ultime due sedute, tenutesi mercoledì e venerdì. Nella prima, in discussione vi erano due provvedimenti di modifica del bilancio, con le quali giunta e maggioranza avevano deciso di spostare risorse su capitoli in precedenza privi delle risorse, tra l’altro per finanziare taluni servizi (vedi l’asilo nido) di cui l’opposizione aveva denunciato il taglio dei fondi in sede di approvazione del documento contabile. La tensione, durante la discussione, è progressivamente aumentata fino a raggiungere livelli francamente sgradevoli: tanto per citare un episodio, mentre il consigliere del M5S Matteo Piras, presidente della commissione competente, interveniva in favore di uno dei provvedimenti, Casti lo ha interrotto: «Se vuoi ti insegno a leggere i numeri». Lo ha rintuzzato l’assessore alle Finanze Mauro Manca, mettendone in dubbio capacità da “docente”. Ne è nato un battibecco, in cui si è inserita il sindaco, che si è sentita rivolgere da Casti un bullesco “tu cosa vuoi?” che raramente, a memoria di chi scrive, si era ascoltato in aula consiliare, soprattutto durante la discussione di un provvedimento dal significato certamente non drammatico. Ne è nato un parapiglia che il presidente del consiglio Massimiliano Zonza ha faticato a sedare. Al di là delle sopra citate intemperanze – tra Casti e Manca scorre ormai da tempo un sangue così cattivo che volge decisamente al pessimo – v’è però chi, dall’opposizione meno bellicosa, lamenta l’impossibilità di dialogare con la maggioranza: si citano le bocciature totali degli emendamenti al bilancio da parte della maggioranza e pure la “fissazione” del M5S nel risparmiare sui gettoni di presenza, per cui i presidenti di commissione – tutti di maggioranza, a parte Garanzia e Controllo – inibiscono lo scambio di idee e, magari, l’incontro su punti condivisi, solo per qualche spicciolo da far rimanere in cassa. Dopo la burrasca di mercoledì, è arrivato il duello a colpi di sciabola su Facebook, per cui si annuncia perfino una coda nelle aule giudiziarie. Tutto è nato dopo la stabilizzazione di dieci operatori impegnati nei lavori socialmente utili, attraverso l’utilizzo dei fondi stanziati dalla regione. Al comunicato stampa, legittimamente improntato alla soddisfazione per il risultato ottenuto, emesso dal sindaco, è seguita una gragnuola di commenti, provenienti da ambienti piddini, tendenti a sminuire il ruolo svolto dall’amministrazione comunale rispetto a quello dell’amministrazione regionale. Va detto, per altro, che l’individuazione dei fondi per il raggiungimento di tale risultato è avvenuta in virtù di un emendamento al bilancio regionale firmato da Luca Pizzuto, già segretario regionale di SEL e oggi MdP, a da Ignazio Locci, di Forza Italia: ma è indubitabile che, senza le azioni messe in campo dall’amministrazione comunale, il risultato sarebbe rimasto nelle carte. Evidentemente questa consapevolezza non è bastata al sindaco, la quale, messa alla berlina la cagnara degli affiliati all’opposizione piddina, ha deciso di puntare la prua verso il sistema di potere targato PD: «Frignano quando decidiamo di riorganizzare i servizi che fino a qualche mese fa erano gestiti da cooperative amiche con lavoratori loro amici e in barba al diritto al lavoro per tutti». Apriti cielo. Casti è uscito subito allo scoperto: «Insieme ai miei legali, si valuterà se ci sono gli estremi per presentare querela. Sarei particolarmente curioso di vedere come, davanti a un giudice, il sindaco spiegherà queste farneticanti affermazioni». Il segretario federale del Partito Democratico Daniele Reginali ha rotto gli indugi: «Il Partito Democratico del Sulcis-Iglesiente ha dato mandato ai propri legali di tutelare le iscritte e gli iscritti, militanti e dirigenti, da surrettizie calunnie nelle sedi penali e civili, dove sarà sollecitata la più ampia facoltà di prova. Non possiamo accettare che venga messa in discussione l’onestà di dirigenti e amministratori che con impegno hanno governato Carbonia in questi anni». E siamo al pomeriggio di ieri. All’attenzione del consiglio comunale il consuntivo 2016 e modificazioni al regolamento comunale tendenti a sviluppare gli istituti della democrazia diretta: in particolare, il provvedimento che tende a eliminare per il referendum consultivo il quorum del 50 % più un elettore, quanto alla validità della consultazione. All’illustrazione della giunta è seguito il “no” senza motivazioni dell’opposizione: è questa la nuova meccanica soppesata dalla minoranza? Potrebbe essere ma sia data la possibilità di non darvi credito. E soprattutto di pensare che i problemi della città, che non rimontano ai mesi passati, si cancellino con il ricorso all’autorità giudiziaria o con il silenzio-dissenso. Nessuno può pensare che un voto di ballottaggio quale è quello che ha dato vita all’amministrazione Massidda possa configurare un governo senza opposizione: sarebbe francamente troppo, considerato che al primo turno il M5 non ha avuto neppure un quarto dei voti di lista. Ciò dovrebbe essere assunto con responsabilità da una certa platea grillina, la quale non intende far conto di questi numeri: e forse proprio a questa inconsapevolezza risale l’incidente, seguito alle dimissioni dell’assessore all’Istruzione Carla Mario, del mancato numero legale. Dovuto al malessere, così si è saputo, di due membri del gruppo a 5 Stelle – Elio Loi e Mauro Uccheddu – senza che tale espressione abbia dato luogo a una soluzione del caso, ovvero: a sapere da quale causa derivasse l’incidente poco incidentale. Nei prossimi mesi, è presumibile, le incertezze di cui sopra avranno di che finire: non solo perché ci saranno in ballo le elezioni politiche, ma soprattutto perché nel 2019, le regionali daranno segno per la prima volta della presenza de M5S in Sardegna e nel Sulcis Iglesiente. Ma soprattutto, per quanto concerne l’ex provincia del Sulcis Iglesiente, sarà decisiva l’attribuzione di risultati alla giunta di Paola Massidda. Il comune più importante strappato a un’egemonia trentennale sarà il simbolo di uno strappo positivo: se lo strappo positivo ci sarà.
Giovanni Di Pasquale
Foto Cirronis