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Carbonia. Cittadini e gruppi politici contro il riordino della rete ospedaliera

Politica Locale
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Non piace quasi a nessuno, la riforma sanitaria che giunta e maggioranza al governo della regione si accingono – almeno fino ad oggi – ad approvare. I sindaci, ai più diversi livelli (ANCI, Consiglio delle Autonomie Locali, unioni territoriali) hanno detto no a meno che non si ponga mano a radicali cambiamenti. I sindacati hanno storto il naso. Diverse associazioni e movimenti hanno manifestato il più netto dissenso. A Carbonia le cose non hanno diversamente: cittadini, gruppi consiliari, giunta e sindaco, presa parola sull’argomento, hanno in varie modalità ripetuto sostanzialmente il celebre aforisma di Gino Bartali: «Tutto sbagliato, tutto da rifare». Le prese di posizione, arrivate per altro dopo precedenti disapprovazioni, sono state espresse in due sedute straordinarie del consiglio comunale, svoltesi lunedì e ieri, la cui convocazione è stata chiesta, in conferenza dei capigruppo, dal presidente del gruppo del Partito dei Sardi Fabio Usai e che ha trovato il consenso unanime: nella prima, aperta alla partecipazione dei cittadini, i consiglieri comunali hanno ascoltato senza interloquire gli interventi dei singoli e dei rappresentanti di associazioni; nella seconda, il dibattito, tenendo conto di quanto detto e proposto nella seduta precedente, era finalizzato alla redazione di un documento condiviso dalle forze politiche che raccogliesse la contrarietà della città rispetto all’ipotesi di riforma, in particolare per quanto concerne il riordino della rete ospedaliera.
Lunedì, dopo l’introduzione del sindaco Paola Massidda («Una riforma così importante non può piovere dall’alto»), ha aperto il fuoco di fila l’Associazione Parkinson Sulcis Iglesiente che, con tre interventi di tre malati della tristemente nota malattia neurodegenerativa, hanno descritto una realtà in cui la cura di pazienti cronici come appunto sono costoro, diventa un’odissea: all’Ospedale Sirai opera un solo medico specializzato in questa categoria di patologie; i pazienti, com’è facile immaginare, dato la crescita esponenziale della popolazione anziana, sono tanti da non consentire a questo specialista di occuparsi di ciascuno di essi (la patologie neurodegenerative sono diverse) in tempi compatibili con le necessità. Risultato: non resta che rivolgersi alle strutture del capoluogo. Capoluogo che qualcuno vorrebbe poter raggiungere e che, invece, resta un miraggio. La mamma di un bimbo affetto da un disturbo neuropsichiatrico che rende precari i rapporti umani e crea disagio nell’ambiente scolastico, sta attendendo da mesi un appuntamento al Microcitemico per una terapia farmacologia, unico rimedio all’incresciosa situazione. Nel nostro territorio una struttura di Neuropsichiatria esiste ma non è attrezzata per questi casi: oltre tutto, da più di un anno mancano gli psicologi, licenziati tutti e due a conclusione del contratto a tempo determinato, mentre da mesi due vincitori di concorso attendono di essere assunti. Ancora per quanto concerne la medicina rivolta ai più giovani, il pediatra Paolo Zandara, dopo aver chiesto che il territorio si batta per i servizi e finiscano le discussioni sulla loro dislocazione, ha denunciato la trasformazione della Pediatria del CTO da struttura complessa a semplice, con conseguente sparizione del primario e accorpamento ad altra struttura di livello superiore. Secondo il medico, non v’è logica né coerenza in tale provvedimento: restano doppioni come le Chirurgie, le Ortopedie e le Medicine e si interviene sulla Pediatria nonostante l’alta incidenza nel territorio del diabete pediatrico. Incoerente, secondo Giancarlo Sias, tecnico di laboratorio dell’ospedale Santa Barbara, è tagliare i posti letto negli ospedali pubblici e favorire la nascita del Mater Olbia, lasciare gli organici dell’Asl in carenza di personale e consentire altrove l’assunzione di amministrativi: una riforma insomma da rifare daccapo, anche se, secondo il dipendente della ASSL di Carbonia, lo smantellamento della sanità del Sulcis Iglesiente sarebbe iniziata già da tempo e quest’ultimo intervento, se andasse in porto, sarebbe «la mazzata finale». Secondo Peppino La Rosa, esponente dei Riformatori Sardi, il partito di riferimento dell’ex direttore generale dell’ASL di Carbonia Maurizio Calamida, ha parlato di «sistema sanitario locale in declino»: le ipotesi della riforma non sono partite, a suo dire, da un’analisi dei bisogni e spesso hanno avuto origine esclusivamente dall’influenza sulla giunta di singoli esponenti politici. La soluzione potrebbe risiedere sull’ipotesi di un ospedale unico del Sulcis Iglesiente, che fu proposta da Calamida ma fu sommersa da critiche politiche e sindacali. Uno dei macigni sulla strada della razionalizzazione della sanità del territorio è il campanilismo, l’insensata guerriglia fra Iglesias e Carbonia per l’attribuzione ai relativi nosocomi di reparti e servizi. L’ha rievocata Graziano Lebiu, presidente del collegio IPASVI (infermieri e assistenti sanitari) del Sulcis Iglesiente: la sua opinione è che i grandi centri e gli interessi che li alimentano giochino al solito “divide et impera” mentre il territorio rischia la marginalità impegnato nell’assurda battaglia sulla collocazione del punto nascite. Nel frattempo, nella riforma rimangono gli assurdi duplicati o vengono istituite assurdità coma la struttura complessa di Oculistica con due posti letto. Temi riecheggiati dalle parole di Antonello Cuccuru. dirigente delle Professioni Sanitarie dell’ASSL di Carbonia. Ha evidenziato i ritardi dell’Azienda per la Tutela della Salute nel varare due delibere per l’ingresso nei ranghi di cinque ostetriche e tre operatori socio sanitari, necessari a coprire i buchi negli organici (ieri, tuttavia, il dg Fulvio Moirano ha finalmente siglato i documenti) ma, rifacendosi al mito di Orfeo agli Inferi, ha invitato tutte le parti in causa a non voltarsi indietro e a non farsi dominare da una nostalgia per un passato che non potrà tornare.
Ieri, altresì, al consiglio comunale è toccato il compito di tirare le fila del dibattito e stilare una presa di posizione unitaria tesa a chiedere, sulla scorta delle critiche espresse, cui si sono aggiunte quelle delle formazioni politiche, una “moratoria” nel percorso di approvazione del riordino del sistema ospedaliero sardo. Il primo cittadino, aprendo il dibattito, ha ricordato le battaglie assieme ai sindaci del territorio contro il trasferimento dell’Ostetricia e Ginecologia al CTO e le richieste al presidente della Regione Pigliaru e all’assessore Arru per incontri, soddisfatte dopo mesi e diverse ore di anticamera: tanto per capire il livello di considerazione per i rappresentanti istituzionali del territorio. Una riforma, ha ribadito Massidda, sbagliata fin dalle fondamenta: «Non si può ridisegnare la rete ospedaliera senza partire dai territori e dalla sanità di base, sbandierando Case della Salute che sono solo scatole vuote». Ivonne Fraternale, del PdS, ha evidenziato l’assoluta disattenzione, nel delineare i servizi del territorio, delle patologie ad alta incidenza, mentre Adolfo Lebiu, del M5S, chiedendo un rinvio del dibattito in consiglio regionale per un’analisi più attenta delle esigenze dei territori, ha stigmatizzato il mancato coinvolgimento degli attori della sanità. Secondo Michele Stivaletta, consigliere di minoranza del gruppo misto, la riforma non dà vita a un’efficace razionalizzazione, non crea qualità e non rafforza le eccellenze ma produce soltanto tagli e conseguenti disservizi. Guseppe Casti, parlando a nome del Partito Democratico, non è stato tenero con una riforma voluta da un giunta e una maggioranza di cui il suo partito è parte maggioritaria, ma ha tenuto a precisare che i mali della sanità del territorio non iniziano oggi: con una stoccata a La Rosa che, il giorno prima, aveva puntato il dito contro il disegno di legge approvato dalla commissione Sanità, ha ricordato il nulla prodotto dalla giunta Cappellacci in tema di riforma e ha criticato la gestione dell’ASL di Carbonia targata Calamida e dunque, Riformatori. Provvedimenti, ha puntualizzato, contrastati in veste di sindaco, mentre i colleghi del territorio esprimevano voto favorevole. Daniela Garau, collega di Stivaletta nel misto, ha accusato la giunta e il centrosinistra di cancellare dai servizi sanitari del Sulcis Iglesiente la Medicina Nucleare e l’Anatomia Patologica, servizi fondamentali nella diagnosi di gravi patologie ma ha anche ricordato la situazione dell’Emodinamica, che lavora solo su due turni a causa della carenza di personale. dopo una sospensione e il consulto dei capigruppo, il consiglio comunale si è trovato una volta tanto unito nel chiedere che tutto si fermi e si riprenda la discussione. Stasera il consiglio comunale sul tema previsto ad Iglesias si preannuncia di eguale, se non di più negativo tenore: già oggi la presa di posizione di Daniele Reginale, leader territoriale del PD, ha fatto capire che le critiche saranno unanimi e la richiesta di uno “stop and go” verrà anche da quelle parti. Resta da capire se il tempo sia sufficiente a interrompere il cammino del ddl: l’assessore Arru si è detto disponibile a riaprire la discussione con i territori. sin dove pensi ci si possa spingerem tuttavia non è dato sapere.

Giovanni Di Pasquale

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